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Voi siete qui: Italia » La mia prima visita al Castello del Buonconsiglio a Trento

18 Ottobre 2020

La mia prima visita al Castello del Buonconsiglio a Trento

L’editoriale “L’ALIBI della domenica” di questa settimana è dedicato alla visita delle collezioni del Castello del Buonconsiglio a Trento.

Avete mai visitato il Castello del Buonconsiglio a Trento? Io ho colmato questa lacuna qualche giorno fa. Il mio giro tra le sue numerose sale è durato giusto tre ore, di cui mezz’ora per la sola Torre Aquila. Basterebbe il ciclo d’affreschi dei Mesi a giustificare la visita e il biglietto, ma c’è molto di più. Il Castello è uno scrigno di tesori che raccontano la storia (partendo dalla preistoria) di Trento e della regione.

Castello del Buonconsiglio a Trento

Fuori pioveva un “mondo freddo” e dentro avevo qualche difficoltà nel prendere appunti, tra la mascherina ormai d’obbligo e gli occhiali appannati dal mio stesso respiro. La curiosità però aveva la meglio con facilità, anche sul disagio per la posizione non ottimale – a parer mio – delle didascalie. Sono posizionate sul filo inferiore della teca a cui si riferiscono. Bene quando questa è ad altezza d’uomo, male quando è situata più in basso. Risultano poi in ombra rispetto all’illuminazione della vetrina. L’effetto scenografico è garantito, l’intelligibilità del testo meno.

La visita è stata molto piacevole e istruttiva. Ho scoperto, per esempio, i bicchieri di tipo Krautstrunk (a torsolo di cavolo), mi sono soffermato sulle differenze tra le fibule di tipo trentino e quelle di tipo goticizzante e ho letto la stele funeraria di un suonatore di zampogna del II secolo dopo Cristo…

Dieci pezzi interessanti

Disposti in ordine cronologico, dall’età del bronzo a quella dei Lumi (anzi, del Lampi!), ecco i dieci pezzi che più hanno attirato la mia attenzione. Si tratta – non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo – di una selezione dettata da preferenze assolutamente personali che possono non incontrare il gusto altrui. Ciascun visitatore è libero di aggiungere o sostituire i pezzi che crede o di crearsi la propria lista di opere imperdibili.

Collezioni del Castello del Buonconsiglio a Trento
  • Il primo pezzo davanti al quale mi sono fermato è una collana in ambra datata al Bronzo Medio (XVI-XV secolo a.C.), ritrovata in una torbiera tra Cles e Tuenno. Come e più di oggi, trentacinque secoli fa l’ambra del Baltico era un lusso “per pochi eletti”. Ammirando questo monile mi è tornata alla mente la passione per l’ambra di Laura Baldo, collaboratrice trentina di ALIBI Online. Laura ne ha parlato in una puntata del suo reportage sulla Polonia (Malbork e Danzica: tra corti medievali e musei storici).
  • La Tavola Clesiana è una testimonianza preziosa, non soltanto per gli storici ma anche per i moralisti della domenica come il modesto giornalista culturale che scrive queste righe. Reca infatti, incisa nel bronzo, la prova di un doppio malcostume italiano, già in voga ancora prima che esistesse l’Italia. Mi riferisco all’usurpazione di un diritto (in questo caso quello della cittadinanza romana da parte di alcune popolazioni alpine) e al successivo condono da parte dell’imperatore Claudio. Risale al 46 d.C. l’editto con il quale il princeps prende atto di una situazione di fatto e la ratifica, non potendo più queste popolazioni essere separate dai Tridentini “senza grave danno per lo splendido municipio”. E allora via col condono!
  • In una piccola sala c’è un pannello rotabile trasparente che contiene alcune monete selezionate per illustrare il sistema monetario romano nella prima età imperiale. La mia preferita è l’aureo di Vespasiano della serie “Iudaea capta”, coniato nella zecca di Roma tra il 69 e il 71. Per uno che ha scritto la tesi di laurea sulla guerra giudaica e in particolare sull’episodio del suicidio di massa nella fortezza di Masada è tutto oro che cola (perdonatemi la battutaccia).
  • Sembrano d’oro ma sono in realtà in bronzo le cinturine da calza rinvenute nella tomba principesca di Civezzano. Si tratta della sepoltura di una donna di rango elevato, morta al principio del VII secolo (a quell’epoca risale perlomeno la sua dotazione). Racconta la didascalia: “Pur presentando oggetti di tradizione ‘barbarica’, il corredo rivela l’avvenuto processo di assimilazione, da parte del ceto aristocratico, di influssi culturali tardoromani-bizantini. Particolarmente preziosi per la lavorazione e la loro unicità, gli orecchini a cestello richiamano il lusso e la ricchezza dei corredi bizantini, mentre il bacile e la crocetta aurea sono diffusi in quelli di tradizione longobarda, più rare sono invece le guarnizioni per cinturine da calza”. Raffinate queste Longobarde!
  • È datato al X secolo il sacramentario gregoriano di ambito carolingio dell’Italia settentrionale. Proviene dall’antica biblioteca vescovile ed è “tra i più antichi manoscritti liturgici oggi esistenti appartenuti alla Chiesa tridentina”, spiega la didascalia. Ma non è questa caratteristica ad attirare l’attenzione (almeno la mia), bensì la placchetta centrale in avorio raffigurante un personaggio con barba identificato con san Gregorio: papa e patrono dei papi, nonché promotore del canto liturgico detto poi appunto “gregoriano”.
  • Bisogna scavalcare l’intero medioevo per approdare alla sezione dedicata alla cultura cortese. Qui sono rimasto incantato dalla serie di placchette in osso con la rappresentazione della storia di Giasone e Medea, opera della bottega di Baldassarre degli Embriachi. Di lui si hanno notizie dal 1398 al primo quarto del XV secolo. Queste placchette facevano parte della collezione di Taddeo Tonelli, ufficiale dell’Impero Austro Ungarico. Stessa provenienza per la collezione egizia del Castello del Buonconsiglio, attualmente non esposta. Dovrebbe riapparire presentata in un nuovo allestimento alla fine dell’anno prossimo.
  • Colpisce per la delicata composizione la “Madonna dell’Umiltà”, dipinta a tempera su tavola – con decorazione a pastiglia – da un anonimo pittore veneto nel terzo-quarto decennio del XV secolo. Mi ricorda la “Madonna della Quaglia” di Antonio Pisano detto Pisanello, conservata al Museo di Castelvecchio a Verona.
  • Ritroviamo il maestro del Gotico Internazionale nel pannello rotabile in cui sono esposte nove medaglie spettacolari, veri capolavori della medaglistica quattrocentesca. Una reca il profilo dell’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo sul dritto e lo stesso imperatore a cavallo con paggio sul retro. Un’altra ha lo splendido profilo di Giovanna degli Albizzi.
  • Il secchiello in bronzo con rappresentazione di trionfo che si ammira nella Sala degli Specchi è opera di Vincenzo e Gian Gerolamo Grandi, datata al quarto decennio del XVI secolo. La didascalia sottolinea gli stretti legami con i Trionfi del Mantegna e con “il corteo di Cesare dipinto da Fogolino in questa sala”. Attenzione alla svista! Evidentemente la didascalia non è stata aggiornata quando l’opera è stata spostata dalla Camera del Torrion da basso, affrescata appunto da Marcello Fogolino tra il 1532 e il 1533, all’attuale collocazione.
Giovanni Battista Lampi, Ritratto della contessa Sophie de Witt
  • La mia personale selezione si chiude con il “Ritratto della contessa Sophie de Witt”, dipinto da Giovanni Battista Lampi nel 1791. Moglie prima del maggiore de Witt e poi del nobiluomo Stanislao Felix Potocki, era soprannominata “la belle Grèque” per la sua bellezza.
    La voce “Sof’ja Kostantinovna Clavone” di Wikipedia rievoca le tappe della sua avventurosa vita. Più ricca di informazioni la versione inglese. Lì è ricordato che la bella Sofia fu la Prima Signora della Podolia. Non avete idea di dove sia la Podolia? Vi consiglio “Trans Europa Express” di Paolo Rumiz (Feltrinelli). Io l’ho finito poco dopo essere tornato da Trento. Scrive Pavel Petrovič: “Sarà dolce la Francia, ma la Podolia lo è di più. Non l’avete mai sentita nominare? Fa niente e andateci. Sta in Ucraina, oltre i Carpazi. È una delle tante regioni perdute nella grande semplificazione andata in scena nella prima metà del Novecento nel Centro Europa”.

Se decidete di andare in Podolia, ricordatevi di fare tappa a Trento.

Saul Stucchi

Castello del Buonconsiglio

via Bernardo Clesio 5, Trento

Orari e prezzi

Orari: dal 1° maggio al 1° novembre da martedì a domenica 10.00 – 18.00
Altro periodo: 9.30 – 17.00
Eccetto: ogni sabato e domenica del mese di dicembre, da sabato 19 dicembre 2020 a mercoledì 6 gennaio 2021, orario 9.30 – 17.30
Biglietti: intero 10 €; ridotto 8 €


Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.buonconsiglio.it

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