L’editoriale “L’ALIBI della domenica” è dedicato a un’intensa giornata a Losanna (prima del Coronavirus).
La settimana scorsa ho raccontato la prima parte del mio breve viaggio a Losanna, compiuto alla fine di febbraio. Qui parlerò della seconda giornata, ma non prima di avervi segnalato la pagina del sito di MyLausanne dedicata alla campagna #stayathome https://www.my-lausanne.com/fr/stayathome/.
Vi potete trovare le iniziative intraprese dalla città svizzera in questi tempi di restrizioni per la pandemia del Coronavirus, ma anche scoprire aspetti inediti o curiosi. Un altro modo per avvicinarsi a Losanna, anche in questo periodo di distanza di sicurezza. In attesa che si possa tornare a viaggiare, viaggiamo dunque con la mente.
Io lo faccio con la memoria, tornando a quel giorno di fine febbraio che si è aperto con i fiocchi di neve. Me ne sono accorto tirando le tende della camera che occupavo al primo piano dell’Hôtel des Voyageurs. Atmosfera romantica. Intrigante invece il box doccia con parete di vetro direttamente sulla camera da letto. Immagino stuzzichi la fantasia delle coppie e delle altre composizioni più ardite. Peccato essere in viaggio da solo…

Ottima per qualità e varietà di prodotti la colazione a buffet preparata nell’ampia e luminosa sala con vetrata sulla strada. Purtroppo i giornali portavano – come sempre – brutte notizie. Il titolo di apertura era dedicato al primo caso di contagio registrato in Svizzera. Ignoravo tutto quello che sarebbe successo di lì a pochi giorni, con l’introduzione di provvedimenti sempre più severi e restrittivi. Per me era ormai tempo di mettersi in moto.
Verso l’Hermitage
Purtroppo però ho scoperto che una nevicata in inverno può creare disagi anche nell’efficiente Svizzera… Alla fermata dell’autobus, infatti, i display con gli orari segnalavano forti ritardi. Avrei dovuto attendere mezz’ora al freddo l’autobus per la Fondation de l’Hermitage. Ho preferito incamminarmi, seguendo l’itinerario che avevo scaricato il giorno prima (avevo ormai esaurito il credito per la connessione dati con lo smartphone).
È stata una passeggiata piuttosto piacevole fino alla Place de la Riponne. Quando ho visto il Palais de Rumine, mi è tornata in mente la mostra “Alexandre le Grand et le Royaumes hellénistiques” allestita al
Musée Monétaire Cantonal, quasi dieci anni fa. Davvero un’altra epoca!
Superato il tunnel ho avuto qualche dubbio sul percorso da seguire. La nevicata si è fatta abbondante e, non essendoci nessuno a cui chiedere informazioni, ho preso una strada in salita che via via si faceva più impervia. Solo adesso, cercandola su Google Maps, ho scoperto che si tratta del “Chemin du Calvaire”. Niente di meno! E io lo stavo percorrendo con scarpe primaverili dalla suola in gomma e il modesto riparo di un ombrellino pieghevole…

Fermandomi per tirare un po’ il fiato mi sono imbattuto in un cartello verde che indicava il “Fox Trail” cittadino (all’altezza della sosta n. 3). Per fortuna una persona stava scendendo e con il mio scarso francese ho chiesto informazioni sull’Hermitage. Mi ha spiegato che ero sulla strada sbagliata! Tornare indietro è stata una delle discese ardite care al duo Battisti & Mogol. Naturalmente arrivato al fondo della discesa ho dovuto riprendere a salire lungo un altro percorso, anche questo piuttosto impervio. Ma alla fine ce l’ho fatta e sono arrivato al parco che circonda la Fondation de l’Hermitage.
Lì ho avuto la piacevole sorpresa di un soffice manto di neve che si stendeva attorno alla bacheca su cui erano affissi due manifesti della mostra “Il Canada e l’Impressionismo”: la neve che circonda “Le train en hiver” di Clarence Gagnon (1913-1914 circa) si confondeva con quella tutto attorno. Ho raccontato l’esposizione nella recensione “Il Canada e l’Impressionismo in mostra a Losanna”.

Pranzo al MCBA
La mia visita è durata un paio d’ore, poi, sempre a piedi, sono tornato in centro. Nei pressi della Cattedrale il mio cammino ha incrociato il ben più significativo Cammino di Santiago di Compostela: l’ho capito quando ho visto una piccola targa blu con il disegno della conchiglia e la scritta “Chemin de St-Jacques”. La mia meta non era però la Galizia, bensì il nuovo Musée cantonal des Beaux-Arts de Lausanne o MCBA.
Anche in questo caso ci sono arrivato mentre nevicava. Per fortuna nessuno ha visto la figuraccia che ho fatto nel tentativo di chiudere dietro di me le porte del ristorante “Le Nabi”: sono automatiche! Ho gustato un ottimo pranzo, scegliendo dal menu il “trio di patate saltate con trota affumicata, pesto di stagione, semi di girasole grigliati” abbinato a una birra bionda. Ma soprattutto mi è piaciuta l’atmosfera ariosa del locale, con una vetrata molto ampia attraverso la quale vedevo i fiocchi di neve che turbinavano nell’aria, per poi placarsi al momento della tarte tatin accompagnata da un caffè espresso.

Prossimamente racconterò la mostra “À fleur de peau. Vienne 1900, de Klimt à Schiele et Kokoschka”, senza dubbio l’esposizione più bella che ho visto nei primi due mesi del 2020 (ne ho contate 19). Nella hall del MCBA svetta l’installazione “albero” in bronzo, oro e granito “Luce e ombra” di Giuseppe Penone (2011), donata da Alice Pauli in ricordo di suo figlio Olivier, mentre in cima alla scalinata la vetrata affaccia sui binari della ferrovia, così capita di vedere passare un treno mentre si sale ai piani delle esposizioni.

Le sorprese del MUDAC
Quando sono uscito, poco dopo le 16.00, il cielo era conteso tra l’azzurro del sereno e il grigio delle nuvole. Dieci minuti dopo erano decisamente in vantaggio le nuvole che facevano piovere gocce ghiacciate miste a neve, proprio mentre percorrevo il Pont Charles Bessières. All’arrivo al MUDAC – Musée de Design et d’Arts Appliqués Contemporains, proprio di fronte alla Cattedrale, il sole stava di nuovo facendo capolino tra il turbinio di fiocchi. Che strana atmosfera! Niente però a confronto con quella all’interno del museo, dove è allestita la mostra “Exta – ordinaire!”, davvero fuori dall’ordinario…

In realtà ad attirarmi al MUDAC è stata la piccola ma interessante raccolta egizia messa insieme da Jacques-Édouard Berger, scomparso nel 1993. Una parte è esposta nelle sale sotterranee del museo (amuleti, statuette, frammenti lapidei), dove trova posto anche una selezione della collezione cinese, altrettanto pregevole (una teca è dedicata al tema “La femme comme monnaie d’échange diplomatique”…).
Il tempo a mia disposizione era finito. Sono tornato in hotel a prendere il bagaglio e mi sono diretto alla stazione ferroviaria. Poco prima di arrivarci ho incrociato la via intitolata ad Edward Gibbon, autore dell’immortale “Storia della decadenza e caduta dell’impero romano”.
Il prossimo viaggio a Losanna mi riprometto di approfondire il soggiorno dello storico inglese in riva al Lemano. Lo farò partendo dai “Saggi sulla tradizione classica” di Glen W. Bowerstock (Einaudi) e magari dal catalogo della mostra che Losanna dedicò a Gibbon nel 1976.
Saul Stucchi