Come nella peggiore delle tradizioni natalizie cinematografiche italiane: per le feste, un pizzico di humour (noir): “Harold e Maude” di Hal Ashby (1971).
Con questo film, continuo il discorso iniziato con “Easy Rider” e la “New Hollywood”. Dicevo, nella puntata precedente, che, nella città del cinema, verso la fine degli anni Sessanta si cominciò a respirare una nuova aria.
Quanto di rivoluzionario (e tanto) stava succedendo nella società e nella cultura americana, trovò una manifestazione anche all’interno della settima arte. Furono spalancate le porte a nuovi registi, nuovi sceneggiatori, ma – soprattutto – a nuovi autori, a quanti, cioè, presentissero che i vecchi valori lasciavano il passo a problematiche diverse e a riflessioni che mai prima erano giunte sul grande schermo.

Oltre il Mike Nichols de “Il laureato” e il Denis Hopper di “Easy Rider”, compare un ex montatore (Hal Ashby) con il suo “Harold e Maude”.
È questa una pellicola decisamente originale, con un umorismo surreale, che, se non inquadrata nel momento storico che dicevo, probabilmente sarebbe etichettata come un semplice filmetto divertente. Invece, la grandezza di Ashby e dello sceneggiatore Colin Higgins, sta proprio nel portare alle luce i cambiamenti che si avvertivano nel campo dei sentimenti, nel rifiuto delle omologazioni e nella scelta di ognuno riguardo la propria vita.
“Sai, Harold, secondo me gran parte delle brutture di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa permette che altra gente la consideri uguale…”
(citazione da un discorso di Maude)

Certo, a voler esaminare a fondo il personaggio di Maude, si scopre che è pienamente invasa dallo spirito ribelle degli hippies, proprio come i protagonisti del lavoro di Hopper. Ben le si adatterebbero le parole di Jim Morrison: “non ho chiesto io di nascere, ma fatemi scegliere come vivere”.
Al di là delle derive sessantottine, Ashby si serve di un impianto narrativo brillante per mettere in evidenza un problema che è tipico anche dei nostri tempi: la solitudine e l’isolamento della vita nella società moderna. Così, i due caratteri (di Maude e di Harold) e le due esistenze, diametralmente opposte, trovano un incontro nel rifiuto di una società basata sull’avere, rigettando – come insegna Maude – il benessere, la ricchezza, l’aridità dei sentimenti, a vantaggio della fantasia, dell’altruismo e dell’ottimismo. Altro tassello nella costruzione della Nuova Hollywood.
Ci sarebbe poi il discorso sull’amore. Tema che ho trattato, anche nelle sue forme più inconsuete, in diverse occasioni (da “Lost in Translation”, fino a “Un cuore in inverno”, passando per tanti altri).
In questa circostanza, però, il sentimento che nasce tra Harold e Maude è quasi surreale, è il figlio di un’epoca che sta perdendo i propri valori e crede di poterne istituire dei nuovi, come l’amore libero o l’esaltazione dell’indipendenza individuale anche nel campo dei sentimenti.
Oltre ai meriti della regia, devo segnalare la splendida fotografia di John Alonzo e la sceneggiatura di Colin Higgins. Una curiosità: contrariamente a quanto avviene di solito, dalla sceneggiatura (e quindi dal film), Higgins trasse un libro e una pièce teatrale.
Non posso chiudere senza però parlare della musica. Un vero e proprio terzo personaggio, grazie a un Cat Stevens straordinariamente ispirato. Prima che gli venisse proposta la colonna sonora di “Harold e Maude”, Cat aveva già raggiunto il successo grazie al suo particolare stile musicale, fatto da chitarre acustiche, sonorità delicate, testi a metà strada tra canzoni d’amore e misticismo, il tutto condito dalla sua caratteristica calda voce.
Note e curiosità
Chi era Hal Ashby?
Poche parole su Hal Ashby. Nasce ad Ogden, nello Utah, nel 1929, e muore a Malibu (California) nel 1988. Come scrivevo prima, dalla seconda metà degli anni Cinquanta, si specializza nel montaggio, prima di passare dall’altra parte della macchina da presa. Della sua filmografia, ricordo almeno “The Last Detail” (L’ultima corvé, 1973), “Coming Home” (Tornando a casa, 1978) e “Being There” (Oltre il giardino, 1979)
Due i camei nella pellicola. Il regista Ashby che si presenta al fianco di Harold, quando si trovano al Luna Park; l’autore della colonna sonora Cat Stevens che si intravede in uno dei funerali e dietro il quale si nasconde Harold, mentre Maude cerca di attirare la sua attenzione.
Cat Stevens: chi è Yusuf Islam?
E a proposito di Cat Stevens (vero nome Steven Demetre Georgiou, nato nel 1948 a Londra), è necessario ricordare che – nel 1977 – ha abbracciato la fede islamica e l’anno dopo ha cambiato il suo nome in Yusuf Islam. Da allora sporadiche le sue apparizioni artistiche.
Nel film “Tutti pazzi per Mary”, la protagonista Cameron Diaz cita “Harold e Maude”, definendolo il film più romantico di tutti i tempi.
E, visto che siamo in clima natalizio, chiudo con una citazione (da Maude ad Harold): “Il mondo non ha bisogno di altri muri. Quello che dobbiamo fare, tutti quanti, è costruire più ponti”. Ho come l’impressione che Papa Francesco abbia visto questo film.
L S D
Harold e Maude
Regia: Hal Ashby
Interpreti: Bud Cort, Ruth Gordon, Vivian Pickles, Cyril Cusack, Charles Tyner, Ellen Geer, Eric Christmas