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Voi siete qui: Biblioteca » “Silenzi e stanze”: Michele Mozzati torna ad Edward Hopper

26 Settembre 2018

“Silenzi e stanze”: Michele Mozzati torna ad Edward Hopper

Ieri sera (25 settembre 2018) è stato presentato al Teatro Franco Parenti di Milano il libro “Silenzi e stanze” di Michele Mozzati, edito da Skira. Il sottotitolo “Altre storie da Edward Hopper” allude al precedente “Luce con muri”, uscito nel 2016 nella stessa collana StorieSkira.

La copertina del libro "Silenzi e stanze" di Michele Mozzati (Skira)Fossero tutte così le presentazioni: brevi, simpatiche e interessanti! Sul piccolo palco della SalaAcomeA c’erano l’autore (per una volta l’inseparabile Gino Vignali con cui da quarant’anni forma la celebre coppia Gino & Michele è rimasto tra il folto pubblico in sala), il musicista Gaetano Liguori che ha suonato alcuni brani di musica jazz dell’epoca e gli attori Giorgio Melazzi ed Elisabetta Vergani che hanno letto tre brani tratti dal libro, composto da 11 racconti, preceduti e coronati rispettivamente da una prefazione e da una postfazione (anch’esse dei racconti, in realtà).

Elisabetta Vergani e Giorgio Melazzi leggono brani di "Silenzi e stanze" di Michele Mozzati al Teatro Franco Parenti di MilanoIl primo brano è stato scelto dalla prefazione, dedicata al quadro “Two Comedians”, forse l’ultima opera dipinta da Hopper, una sorta di “testamento olio su tela”.

Su un palcoscenico che sembra immenso avanzano due piccoli commedianti vestiti di bianco: sono il pittore e la moglie Josephine, detta Jo. Hopper l’ha dipinto nel 1966. Sarebbe morto nel maggio dell’anno dopo, mentre Jo si sarebbe spenta nel marzo del ‘68.

Ed e Jo se ne stanno lì a guardare un pubblico che, come in tutti i quadri di Hopper, non c’è perché non si vede; è, appunto, fuori quadro. È come se oltre alle cornici di tutte le sue opere ci fosse un vuoto pienissimo. Cosa c’è oltre l’inquadratura? Cosa è appena successo? Cosa accadrà tra un istante? Questa volta Hopper ha voluto anche togliersi di torno tutte le cose. Gli oggetti, piccoli o ingombranti che, nelle sue opere, raccoglievano e rilanciavano al di qua del quadro, il suo bisogno di luce. Non vediamo nulla in proscenio. E neppure in scena.

Eravamo noi pubblico in sala gli spettatori del quadro! Dove altro presentare “Silenzi e stanze”, se non a teatro?! Avevamo davanti agli occhi una scena decisamente hopperiana: l’autore e gli attori seduti in ombra, mentre la luce dei riflettori si concentrava sul musicista intento a suonare il piano. Un fotogramma. Un quadro di Hopper. Un momento sottratto all’inarrestabile fluire del tempo.

Ma come è venuta l’idea del libro a Mozzati? L’ha spiegato lui stesso, facendo riferimento alle visite dei bambini ai musei. Evitando di sommergerli d’informazioni storiche e tecniche a loro poco comprensibili, li si invita invece a soffermarsi sulle scene dei quadri, sollecitandoli a liberare la fantasia per raccontare una storia, ovvero quello che “vedono” nel quadro. Questo esercizio è utile anche agli adulti perché alleggerisce il cuore e il cervello.

I racconti di “Silenzi e stanze” sono quindi esercizi di ekphrasis, indagini che non si limitano alla descrizione, ma danno la parola ai protagonisti dei quadri di Hopper. Prendete, per esempio, le quattro figure che compaiono in “Chop Suey”. La donna col cappello rosso sembra rientrare nella scena per puro caso, anche se le diagonali del quadro puntano al suo berretto… Che rapporti ci sono tra le quattro persone? Cosa si stanno dicendo? Di chi è il cappotto di cammello appeso alla parete?

E quali sono i pensieri della donna seduta sul letto in “Morning Sun”? Forse pensa questo…

Ora che vivo per conto mio, quando vado a letto non riesco ad addormentarmi subito: ho paura di svegliarmi senza sogni. E al mattino, quando mi sveglio senza aver sognato, mi ritrovo a guardare fissa il vuoto, come a cercare un filo che leghi al giorno il mio sonno muto.
Accade ora, in questo mattino con il sole che spacca le pareti.

Il lettore – come l’autore che ha messo la citazione in esergo – non può che concordare con Renoir: “[…] io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso”. Se volete andare a spasso con Hopper, portatevi da leggere “Silenzi e stanze” di Michele Mozzati.
Saul Stucchi

  • Michele Mozzati
    Silenzi e stanze
    Altre storie da Edward Hopper
    Skira
    2018, 80 pagine, 13,50 €
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