Giugno 2015. È finito in fretta il brevissimo soggiorno ad Ajaccio: giusto il tempo di assaggiare la “capitale” della Corsica, scoprirne lo splendido Museo di Belle Arti, fare visita alla Maison Bonaparte e lasciar correre lo sguardo lungo la spiaggia. Ed è già ora di tornare a Bastia per prendere il traghetto.
A piedi arrivo alla stazioncina dove scopro, con sorpresa, che la prima parte del tragitto sarà effettuata in autobus. Sono molto in anticipo (è mia abitudine): ho tutto il tempo per pranzare al Buffet de la Gare.
Poco prima delle tre e mezza parte il piccolo autobus che conduce i pochi viaggiatori alla stazione di Les Salines (Salini), dove ci attende un treno di due sole carrozze. La prima canzone della mia playlist riprodotta in modalità casuale dal tablet è “Lamentu chi ti cerca” di Barbara Furtuna che accompagna l’iniziale sballottamento dei vagoni. A Cavone c’è la prima sosta. Il mare scompare subito alla vista.
Senza fretta
Già si rannuvola e Biolay canta “La Ballade du Mois de Juin”. Le spazzole che accarezzano la batteria danno lo stesso ritmo del treno, lento, lento, molto lento… “Oh, mois de juin!”. Adesso la velocità scende da quella di una bici al passo d’uomo. L’orario riporta 33 fermate (più una in bus) tra Ajaccio e Bastia. Saliamo di quota e la velocità ora si può comparare a quella di un ciclomotore. Julien Clerc canta “Assez, Assez”. C’è dell’ironia, deep inside.
Il braccio sinistro, abbronzato, è appoggiato al finestrino. Mi riassume questo breve ma intensissimo viaggio. La bruciatura provocata dalla medusa è quasi scomparsa. Intanto con la sua vocina infantile Vanessa Paradis canta “Be my baby”, poi lascia il posto a Dalida: “Anima mia” è la canzone di questo viaggio in Corsica, indubbiamente.
Metà dei passeggeri del mio vagone dorme già. Un signore etiope davanti a me indossa al polso un orologio da parete. Alla mia sinistra (viaggio contromano) le montagne “sfrecciano” a 40 chilometri all’ora, lente come lenta scorre la canzone di Carla Bruni, una delle mie aggiunte alla playlist di “Philip” che mi aveva portato in auto da Bastia ad Ajaccio.
Stazioncine da film
Prime gocce di pioggia. Charlotte Gainsbourg, altra aggiunta personale, mi accoglie alla stazione di Ucciani che pare il set di un film western; quella di Tavera mi ricorda invece il film “Pomodori verdi fritti alla stazione del treno”. Siamo in mezzo ai boschi quando Charles Trenet canta “La Mer”. Avrei voluto la versione cantata da Julio Iglesias, ma non l’ho trovata. Oh, ciel d’été!
Segue un altro grande classico, “Like a Woman” interpretato dalla Gainsbourg ed entriamo nella stazione di Bocognano, puntuali. Mancano ancora tre ore all’arrivo e capisco di aver fatto male a non acquistare una bottiglietta d’acqua, dopo aver pranzato con pavé de boeuf, frites e insalata tempestata di formaggio grattugiato.
La prima volta che ho sentito la canzone “Petrosgiani” del gruppo “Diana di l’Alba” tornavo con amici (lo posso dire?) da un’escursione nel Cap Corse, il “dito” della Corsica. Ricordo il mare, splendido, sulla sinistra di una strada che procedeva a curve verso Bastia.
Per tè, Rumenia, à voce rivolta,
Cun tè, simu pronti à la lotta …
E parlà ti di Fraternità,
D’amicizia è di Libertà …
Lo shuffle è diabolico nella scelta dei brani musicali. Subito dopo, infatti, parte Veronica Rapella con “Hasta Siempre Comandante”. Proprio ieri alla mostra sull’arte di Cuba ho sentito il celeberrimo pezzo, cantato da Joan Baez (e io canticchiavo “de tu querida presencia…”).
Un’ora e venti per 50 km
Entriamo in una lunga galleria e Chiara Mastroianni canta “Au Parc”. Tranne che per la velocità, parrebbe di essere in uno dei tunnel scavati negli Appennini tra Bologna e Firenze, ma la figlia del grande Marcello sta ancora cantando quando ci fermiamo a Vizzavona. Una scritta sul muro indica “Ajaccio: 50,750 km”. Sale una classe di bambini e la mia playlist CapCorse15 è già finita. Siamo partiti da un’ora e venti minuti.
Passo alla playlist Spring15 e il treno fa sosta davanti al piccolissimo Camping Savaggio. Nelle cuffiette rimbomba “Baby, Come Back” dei Player che mi riporta a un viaggio a Jerez de la Frontera. Al tassista che mi conduceva in aeroporto avevo detto di aver fatto un giro (come passeggero, chiaro) sul circuito insieme a un pilota di Formula 1. “¡Qué suerte!” mi aveva risposto.
A Vivario la capostazione dà il segnale con una paletta da spanking. Il treno, ubbidiente, riprende la sua “corsa” ed Eric Clapton ci saluta con “Knockin’ on Heaven’s Door”. Il bambino seduto nel sedile davanti a me si gira e mi sorride. Penso al mio figliolo e ne sento, forte, la mancanza. Hanno la stessa età, la stessa faccia furbetta e fanno le stesse smorfie al finestrino. Intanto sotto di noi scorre un fiume.
Passiamo accanto a un campetto e all’improvviso un ragazzino calcia un pallone contro il treno, ma il pallone ci scavalca di poco e rimbalza contro la roccia. Alpha Blondy canta la sua versione di “Wish You Were Here”.
A Venaco siamo a metà strada. Nel binario accanto a quello su cui viaggiamo c’è un treno fermo. Una situazione consueta in tutte le stazioni qui sembra un evento. Il nostro bigliettaio passa sull’altro treno e poco dopo termina anche la mia playlist primaverile. Arriva una maestra e fa una bella ramanzina (sugli appunti ho usato un termine più pregnante) al bambino davanti a me perché continua a giocare con la tendina.
A Corte il bar della stazione si chiama “Bar de la Playa”. Ironia còrsa? In pianura la velocità del treno aumenta e lo sballottio induce all’abbiocco. A Ponte Leccia i bambini si stanno scatenando. Non a caso nelle mie orecchie gli Smiths cantano “Barbarism Begins at Home”.
Prima di arrivare a Ponte Novu un camion che trasporta ruspe ci supera sulla destra, a dire la velocità a cui stiamo procedendo. A Barchetta il cartello stradale indica “Ajaccio 121 Km”.
Dopo Casamozza in pratica il treno diventa la metropolitana di Bastia, con fermate a pochi minuti di distanza l’una dall’altra. A Borgo finalmente si rivede il mare…
Saul Stucchi