Sono numerosi gli edifici di Firenze che recano una targa indicante il livello raggiunto dalla piena dell’Arno, tracimato con drammatici effetti la mattina del 4 novembre 1966. Quest’anno ricorre il cinquantenario della tragedia e tra le tante manifestazioni organizzate per ricordarla spicca la mostra al Museo Galileo in Palazzo Castellani. S’intitola significativamente “Pescare nel fango” e si può visitare fino al 20 novembre 2016.

Gli effetti del disastro
L’esposizione è allestita nel piano più basso del Museo che all’epoca venne sommerso dall’acqua del fiume. Il percorso si apre ricordando com’era il Museo “prima” del disastro, mentre in una teca sono raccolte cartoline ricordo dell’alluvione. Ci sono anche la pianta di Firenze con l’indicazione delle aree allagate in scala 1:8000 e un paio di insegne di Accademici della Crusca. Al centro di una sala un proiettore riproduce un video documentario in bianco e nero. Si odono il rumore della pioggia scrosciante e i tuoni. Le immagini mostrano arbusti bloccati dalle arcate di Ponte Vecchio, commentate da una musica un poco “ferale”.
In un’altra teca è esposta una copia del National Geographic del luglio 1967, aperta su un servizio intitolato “Florence rises from the flood”, ovvero “Firenze risorge dall’inondazione”. La riproduzione di una fotografia scattata quel giorno dice più di mille parole: le acque dell’Arno travolgono gli argini, abbattendosi con onde scatenate contro le spallette. La massa d’acqua, gli spruzzi e i rami degli alberi trascinati danno un’idea della violenza del momento, che in realtà durò ore.
In posa con stivali e telescopio
Figura di rilievo tra gli studiosi di strumenti antichi, Maria Luisa Righini Bonelli si prodigò per salvare il salvabile. […] Consapevole che l’invisibilità porta all’oblio, seppe trasformare la grave calamità in occasione per richiamare l’attenzione della stampa sull’Istituto e Museo di Storia della Scienza.
Così il cartello didascalico presenta la dottoressa Bonelli, direttrice dell’allora Istituto e Museo di Storia della Scienza (oggi Museo Galileo). Per raggiungere quel nobile fine la studiosa non ebbe scrupoli a farsi fotografare, stivali di gomma bianchi ai piedi, con la lente e i telescopi di Galileo in braccio: strumenti che non avevano rischiato di venir distrutti dalla piena perché si trovavano al sicuro!
All’inizio del 1967 fondò l’Accademia degli Infangati, ricordata in mostra dalla carta intestata con tanto di emblema, mentre la solidarietà internazionale è rievocata da articoli di giornali stranieri e lettere di istituzioni culturali di tutto il mondo.
Una sezione è dedicata agli oggetti che andarono perduti, come l’orologio di Johann Philipp Treffler (1625-1698) e il telefono della Regina Margherita di Savoia. Una foto mostra la pulitura di bicicli e biciclette sul marciapiede di Palazzo Castellani e alcuni resti di biciclette sono esposti sul pavimento, lì davanti.
Ma per fortuna c’è spazio anche per le buone notizie. Una teca conserva il volumone dell’Anatomia Universale di Paolo Mascagni. Ripescata in condizioni considerate irrecuperabili, è stata invece completamente (e felicemente) restaurata nel 2015.
Se non avete mai visitato il Museo Galileo, approfittate della mostra per colmare la lacuna: sopra di voi avete due piani ricchi degli strumenti più curiosi, come i “Bastoni di Giacobbe”, cannocchiali, sestanti, odometri, igrometri, ma anche due dita di Galileo (l’indice e il pollice della mano destra), insieme a un suo dente…
Saul Stucchi
Pescare nel fango
Il Museo e l’alluvione
Museo Galileo
Piazza dei Giudici 1
Firenze
Dal 20 giugno al 20 novembre 2016
Informazioni:
Didascalie:
- Palazzo Castellani, sede dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza (oggi Museo Galileo), circondato dalle acque dell’Arno
- Maria Luisa Righini Bonelli, direttrice dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, nella sala di anatomia devastata dall’alluvione