Ah, ma qualche giorno fa era Halloween? Mi rivolgo ai miei “famosi” venticinque lettori: vi siete riposati, ritemprati nel “parco Ozu“? Bene, perché ora avrete bisogno di forza e coraggio per affrontare… La notte dei morti viventi.
Il film esce nel 1968 ed è firmato da George A. Romero. Se vogliamo scomodare la teoria dei generi, apparterrebbe all’horror, ma rappresenta la perfetta metafora degli USA (e probabilmente del mondo) negli anni appena trascorsi e in quelli che stavano per arrivare.
La trama è molto semplice. Un gruppo di sette persone si trova asserragliato in una casa di campagna, circondato da “morti viventi” che li vogliono divorare e che sono stati forse risvegliati da radiazioni giunte dallo spazio. Ma, già dalla storia scaturisce un elemento perturbante: a poco a poco tutti i protagonisti muoiono e l’unico sopravvissuto (un nero in una nazione che era ancora lontana dalla parità dei diritti!), proprio quando “arrivano i nostri” a salvarlo, viene preso per un morto vivente e viene ucciso.
I critici, cinematografici e non, si sono sbizzarriti nel trovare significati che andassero al di là del puro racconto. Sono state proposte due, tre o più spiegazioni (fino a tredici) per interpretare la favola nera di Romero. La metafora più semplice e più accettata è che il film parli della guerra in corso nel Vietnam e dei conflitti politici e sociali che scuotevano al suo interno lo stato americano.
Oltre i problemi interni agli USA, però, l’opera può anche essere considerata una visione cinica e disincantata sul degrado della società, della morale, della giustizia, dei valori alla base di una comunità civile; valori aggrediti, corrotti e divorati dalla mercificazione consumistica. Gli stessi rapporti tra i vari ospiti della casa ed il già citato finale, sono un chiara testimonianza del pessimismo degli autori riguardo le sorti del genere umano.
Romero (che aveva già girato dei cortometraggi e che, con l’altro sceneggiatore, John Russo, aveva un’agenzia di pubblicità), dimostra sapienza tecnica, alternando inquadrature sghembe, a primi piani, con molti e diversi movimenti di macchina. Oltre che co-sceneggiatore e regista, è poi anche autore del montaggio e della fotografia, con il suo affascinante e coinvolgente bianco e nero (dovuto d’altro canto anche alla povertà dei mezzi economici a disposizione della produzione).
Un cenno particolare va alla musica. La colonna sonora non è originale, ma è la modifica e l’alterazione di brani già molto vecchi nel 1967, motivo per cui non sono stati pagati diritti né al compositore (morto da molto tempo), né ai successivi eredi.
Qualche notizia sulla genesi del film. Quattro amici (Romero, Russo, Streiner e Hardman) credevano fortemente in questo progetto e cercarono di coinvolgere amici e conoscenti per raggiungere una somma di denaro sufficiente. Dai 6.000 dollari raggranellati all’inizio, si passò a 60.000, e, alla fine, a 114.000.
Grazie al passaggio nei drive in e poi al Midnight Show (l’idea di Ben Barenholtz, proprietario dell’Elgin Cinema di New York, di proiettare – appunto a mezzanotte – film che altrimenti sarebbero rimasti invisibili), La notte dei morti viventi divenne a poco a poco un vero e proprio cult. Si calcola che l’incasso definitivo abbia superato i 60 milioni di dollari. Nel 1999 fu inserito dalla Biblioteca del Congresso nel National Film Registry, come film “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo”.
Nota: La notte dei morti viventi è diventato di pubblico dominio, poiché la casa di distribuzione (la Walter Reade Organization) non mise l’avviso del copyright sulla pellicola, cosa necessaria nel 1968 per mantenere il copyright.
L D S
Le immagini sono tratte da Wikipedia.