Chiuderà tra pochissimi giorni, esattamente l’11 gennaio 2015, la mostra Le Kama-Sutra. Spiritualité et érotisme dans l’art indien, allestita alla Pinacothèque di Parigi. Squaderna oltre trecento opere tra dipinti, sculture e oggetti di culto dei materiali e delle provenienze più disparati che raccontano il caleidoscopico universo dell’erotismo indiano. Anche i più ingenui (si spera) sanno che il Kama Sutra è molto più di un manuale sull’accoppiamento sessuale, ma la mostra ha il merito di accompagnare i visitatori in un viaggio tra eros, conoscenza, arte, tradizione, spiritualità e storia, ricco di informazioni, mai noioso e, ammettiamolo senza pruderie, eccitante.
Luci soffuse, musica indiana e panchine a forma di lettino creano la giusta atmosfera, ma l’avvertimento è chiaro: dharma, la virtù, è preferibile ad artha, la prosperità, che a sua volta è meglio di karma, il piacere. Del resto la filosofia indiana è ricerca di equilibrio tra i quattro purusharta o scopi dell’esistenza. Ai primi tre elencati qui sopra, si deve aggiungere moksha, lo scopo ultimo dell’esistenza, ovvero la liberazione spirituale o felicità suprema.
Ma perché i templi induisti e buddisti sono ricchi di immagini erotiche esplicite? Non esiste una risposta univoca, secondo gli studiosi, perché sono possibili diversi livelli d’interpretazione. Fatto sta che la curiosità del visitatore non si placa, soprattutto quando osserva scene di accoppiamento tra esseri umani e animali. Queste scene raccontano tre tipi di pratiche: un uomo che penetra un animale, un animale che penetra un uomo e un animale che penetra una donna. Va anche ricordato che nell’induismo antico la distinzione tra uomo e animale non era così netta come nella nostra cultura che respinge come abominevoli questi “contatti”. Senza però scartare una spiegazione più terra terra, ovvero quella della fervida immaginazione di un artista desideroso di eccitare il suo mecenate.
Il percorso si snoda tra sale più o meno grandi in cui le opere selezionate raccontano di volta in volta un tema specifico, come l’arte di fare l’amore, quella di fare la corte, il comportamento che deve tenere la sposa, l’arte di sedurre le donne altrui, il ruolo degli afrodisiaci… Un’intera sezione è dedicata alla cortigiana, figura chiave del Kama Sutra. Potente, bella e talentuosa (immaginiamo soprattutto nelle cose d’amore…), la cortigiana brillava per carisma e fascino.
Se ne vedono di ogni colore, ma scarseggiano le scene di fellatio (il sesso orale era condannato in quanto considerato veicolo di trasmissione di malattie e relegato alle persone di rango più umile, come eunuchi, prostitute, schiave e domestiche), mentre i capezzoli sono curiosamente quasi sempre nascosti: lei o lui li coprono con le mani, le gambe, oppure sotto una veste o una collana le cui perle casualmente cadono sempre lì… E le famose posizioni? Tutte e ottantaquattro sono illustrate su una tavola. Si comincia con la classica posizione “del missionario” per concludere con quella che vede i due amanti sotto un velo trasparente, passando per l’altalena, il materasso, il tappeto, l’albero, il divano, la terrazza e la doppia penetrazione… Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da commentare.
Saul Stucchi
Didascalie:
Giovane donna su un tavolino da salotto a guardare i diletti d’amore di una coppia di piccioni
Jaipur (?), Rajasthan; circa XIX secolo
Acquarello su carta; 7,5 x 10,5 cm
Collezione privata, Bangalore
© Photo: Pinacothèque de Paris
Coppia aristocratica su una terrazza
Scuola di Jodhpur
Pigmento naturale e lumeggiatura d’oro su carta; 26,7 x 19,1 cm
Collezione privata
© Photo: Pinacothèque de Paris
KAMA-SUTRA
Spiritualité et érotisme dans l’art indien
Fino all’11 gennaio 2015
Pinacothèque de Paris
rue Vignon 8
Parigi
Info: www.pinacotheque.com