In apertura del sesto libro dell’Odissea ritroviamo il nostro eroe bell’addormentato, anche se pur sempre “glorioso e paziente”. Non riposa invece la dea Atena che si reca dai Feaci, abitatori della Scheria: lì Nausitoo li aveva condotti per salvarli dai Ciclopi. Ora tra loro regna Alcinoo e proprio in casa sua, e più precisamente nella stanza della figlia Nausicaa, arriva Atena.
E qui notiamo una curiosità: la giovane è definita “simile a una dea”, così come il suo proavo, mentre le sue due ancelle sono belle come le Grazie: eppure per apparire davanti a lei la dea Atena (come di norma) prende le sembianze di una mortale, in questo caso la figlia di Dimante. Va anche notato, di passaggio, che gli dei sembrano provare uno strano piacere a disturbare il sonno dei mortali. Atena sollecita la fanciulla a lavare le vesti in vista delle nozze, in realtà un escamotage per farla andare al fiume dove incontrerà Odisseo.

Fattosi giorno, Nausicaa racconta il sogno ai genitori e ottiene dal padre un carro per recarsi al fiume: le ragazze che stasera guideranno un’auto per uscire con le amiche forse sorrideranno, ma avranno la consapevolezza che le donne prima di loro hanno compiuto una lunga strada per farle arrivare (anche) a quel posto di guida.
Dopo aver lavato le vesti e pranzato, Nausicaa e le ancelle si mettono a giocare a palla, ma un tiro sbagliato la fa finire in mare e il grido lanciato all’unisono da tutte fa svegliare Odisseo. Qui il poema epico si tinge di sfumature da romanzo rosa e il poeta gioca con le aspettative del pubblico maschile (di tutti i tempi).
L’eroe teme di essere finito in una terra di selvaggi e invece si troverà davanti tre fanciulle. In un empito di pudicizia si copre la nudità con un ramo e va a vedere, ma le giovani si spaventano per il suo aspetto e scappano via, tranne Nausicaa. Odisseo non sa se abbracciarle le ginocchia od optare per un abboccamento meno fisico, ma altrettanto patetico: la intontisce di parole, paragonandola a un virgulto di palma che una volta aveva visto sull’isola di Delo. Nausicaa lo riporta a terra da questo volo pindarico spiegandogli dove è capitato e chi abita quella terra. Assicura le sue compagne e spende parole molto belle per invitarle all’accoglienza: le potete leggere più sotto.
Odisseo ha fatto stragi di Troiani e ne ha combinate di tutti i colori, ma davanti al terzetto di fanciulle non si trova proprio a suo agio e così chiede di potersi lavare lontano dai loro sguardi. Quello a cui si sottopone è un vero e proprio bagno rigenerante: altro che bagnoschiuma e trattamenti vari delle moderne spa!
“Allora Atena, la figlia di Zeus, lo rese più alto e più robusto a vedersi,
e, sul capo, fece scendere morbidi e ricci i capelli,
simili al fiore del giacinto”.
Abbiamo qui la conferma che quando vuole parlare di bellezza il poeta ricorre a similitudini dal campo (ops!) della botanica. Nausicaa stupisce alla visione dell’eroe ripulito e confessa alle ancelle che un uomo così lo vorrebbe per marito: poi ordina loro di rifocillarlo. A questo punto si rivolge a Odisseo e gli spiega che dovrà seguirla dietro il carro, con le ancelle, in modo che la gente della campagna non sparli di lei, credendo che si sia scelta da sé il marito per disprezzo verso i Feaci.
Dovrà aspettare che lei torni a casa e poi presentarsi al palazzo di Alcinoo. Non abbia paura di perdersi: persino i bambini saprebbero indicarglielo. Lì dovrà gettarsi a terra e abbracciare le ginocchia di sua madre perché si impietosisca e lo aiuti a tornare in patria. Il libro si chiude con l’eroe che prega Atena di fare in modo che i Feaci gli siano d’aiuto, senza risparmiarle una frecciatina polemica (e in fondo un po’ ingenerosa): fin’ora non l’ha mai aiutato contro Poseidone.
L’immagine del celebre mosaico della Villa del Casale di Piazza Armerina è tratta da Wikipedia.
I versi più belli:
“Viviamo isolati sul mare dalle molte onde,
lontani dagli altri,
e nessuno degli altri uomini viene da noi.
Ma questo infelice è giunto qui vagando sul mare
e bisogna prendersene cura,
perché tutti gli stranieri e i fuggiaschi sono protetti da Zeus,
e anche un nostro piccolo dono è prezioso”. (VI, vv. 204-08)
- Odissea
- Autore: Omero
- Traduzione di Dora Marinari
- Commento di Giulia Capo
- Prefazione di Piero Boitani
- Copertina flessibile: 628 pagine
- Collana: Visioni
- Lingua: Italiano
- www.lalepreedizioni.com
