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Voi siete qui: Biblioteca » ODISSEA Libro 7: Ulisse guadagna il ritorno a casa con il racconto

18 Marzo 2013

ODISSEA Libro 7: Ulisse guadagna il ritorno a casa con il racconto

Odissea_DJ_1
Il 2013 è senza dubbio l’anno dell’Odissea (se non addirittura un anno-Odissea…). Ho così preso al volo l’occasione di andare al Teatro Litta di Milano a vedere lo spettacolo Odissea con Dj…a video room: in scena l’ideatore Luigi Marangoni che racconta e legge alcuni brani tratti dal poema omerico, con l’accompagnamento di Alberto “Bobby Soul” De Benedetti nel ruolo di spalla e dj.

Partendo da un flash avuto sulla metropolitana (a cielo aperto) di Dublino, Marangoni ripercorre a modo suo il viaggio di Ulisse. Quella “video room” colma di videocassette che vide dai finestrini della metro gli parve allora un immenso archivio con il potere di trattenere una freccia scagliata, metafora della nostra vita.

“Ma perché l’Odissea?“” si domanda sul palco; “perché dopo 2800 anni siamo ancora qui a parlare dell’Odissea?”. Perché per tornare bisogna raccontarsi: è solo raccontando ai Feaci le sue peregrinazioni che Odisseo si conquista l’aiuto che gli servirà per tornare a Itaca. Prima però bisogna perdersi, farsi irretire da Calipso, comprendere l’importanza della voce. Ed è fortemente evocativa e potente quella di De Benedetti che canta alcuni brani blues, mentre gli spettatori con gli occhi bendati, si abbandonano all’epos: “la tua voce come il coro delle sirene di Ulisse m’incatena” direbbe il maestro Battiato.

Il punto debole dello spettacolo è però rappresentato dall’esilità dei collegamenti tra le varie “scene”: i rapsodi omerici erano invece particolarmente abili nel cucire tra loro le storie degli eroi…
Odissea_DJ_2
Ma torniamo al nostro Odisseo. Al principio del settimo libro dell’Odissea Atena nasconde sotto una spessa coltre di nebbia il suo beniamino “perché nessuno dei valorosi Feaci lo insultasse / o gli chiedesse chi era”. Questo passo è una spia che illumina sulla realtà, lacerando per un attimo il velo dell’epica “cavalleresca” (ante litteram, ma pur sempre aristocratica): la nobile e generosa accoglienza riservata allo straniero è soltanto una delle opzioni e probabilmente la meno frequente.

La dea si presenta poi a Odisseo con le sembianze di una giovane e gli fornisce indicazioni per giungere al palazzo di Alcinoo, avvertendolo però di non fare domande ai Feaci che dovesse incontrare perché essi non sopportano gli stranieri e non amano chi viene da altri luoghi: un atteggiamento piuttosto strano per un popolo di navigatori!

Atena mostra a Odisseo la città e gli consiglia di rivolgersi alla regina Arete appena entrato nel palazzo. Poi gli fa la cronistoria dei re feaci, da cui il nostro eroe apprende che la regina è sì moglie di Alcinoo, ma anche sua nipote, in quanto figlia di suo fratello, ucciso da Apollo. Dopo averlo così edotto, Atena se ne vola alla sua dimora nell’Eretteo di Atene per dare tempo al poeta di presentare il palazzo di Alcinoo con una ekphrasis (descrizione artisticamente elaborata) destinata a suscitare la meraviglia del lettore e a catturarne l’attenzione.

Odisseo rimane a lungo fuori dal palazzo, rapito da ammirazione. Ma non appena fa il suo ingresso, la nebbia che lo circondava si dissolve e l’eroe subito si getta alle ginocchia di Arete chiedendole aiuto per tornare in patria. Poi parla il vecchio Echeneo, guardiano dell’etichetta di palazzo, per esortare Alcinoo a libare a Zeus protettore dei supplici e poi a rifocillare lo straniero.

A questo punto prende la parola il padrone di casa che invita a bere i capi dei Feaci e poi ad andarsene a casa: l’indomani dovranno tornare per rendere onore all’ospite e pensare a come aiutarlo.

Da parte sua Odisseo scansa il paragone con gli dei, ammettendo di pensare in quel momento a riempirsi lo stomaco, pur attristato e angosciato. Quando tutti se ne vanno, Arete domanda a Odisseo chi sia e dove abbia preso le vesti che indossa, avendole riconosciute come provenienti dalla sua casa. L’eroe non si fa pregare e narra in sintesi il lungo soggiorno presso Calipso e il fortunoso approdo alla terra dei Feaci.

Alcinoo prima esprime una critica alla figlia per non aver subito condotto l’ospite a palazzo, poi dice a Odisseo che avrebbe piacere che lui diventasse suo genero, a patto naturalmente che la permanenza tra i Feaci sia di suo gradimento. La sua partenza comunque è fissata per il giorno dopo; intanto è ora di andare a dormire. Le ancelle preparano il letto a Odisseo, mentre Alcinoo se lo fa preparare da sua moglie. Erano altri tempi, sì…

Saul Stucchi

 

I versi più belli:

Fuori del palazzo, poi, molto vicino alla porta,
c’era un grande giardino di quattro iugeri, recinto dai due lati.
Lì ci sono grandi alberi verdeggianti:
peri, melograni e meli con i loro lucidi frutti,
fichi dolci e fertili ulivi.
E i loro frutti non finiscono mai, né d’inverno né d’estate,
per tutto l’anno,
perché Zefiro, che lì soffia sempre, li fa maturare uno dopo l’altro,
e così ogni pera appassisce su una nuova pera,
ogni mela su una mela, ogni fico su un fico,
ogni grappolo d’uva su un altro grappolo.

(VII, vv. 112-121)


ODISSEA CON DJ…a video room

  • Testo di Luigi Marangoni con brani tratti dal poema di Omero
  • Ideatore e narratore Luigi Marangoni
  • Voce e djset Alberto “Bobby Soul” De Benedetti
  • Gafica e collaborazione Elena Frigato
  • Foto Giulio Cesare Grandi, Fernanda Bareggi, Paolo Ferrari
  • Dal 15 al 24 marzo 2013
  • Teatro Litta Corso Magenta 24, Milano

Repliche:

  • da martedì a sabato ore 21.00; domenica 17.00; lunedì riposo
  • Biglietti: intero 13 €; ridotto 9/10 €
  • Info e prenotazioni:
  • Tel. 02.86 45 45 45

Omero
ODISSEA
Traduzione di Dora Marinari
Commento di Giulia Capo
Prefazione di Piero Boitani
La Lepre Edizioni
2012, pp. 630
16 €
www.lalepreedizioni.com

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