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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Vite parallele di Camille Claudel e Antonia Pozzi. Artiste. Eroine?

7 Settembre 2014

Vite parallele di Camille Claudel e Antonia Pozzi. Artiste. Eroine?

Perché non si trasformino in baccanti e mi facciano a brani come Penteo avverto fin da subito le attente lettrici di ALIBI: sto per spargere un po’ d’ironia. Ma neppure troppa, perché, diciamolo onestamente, secoli di storia e migliaia di esempi non hanno insegnato nulla alle donne. Com’è possibile che ancora credano a noi uomini?! A quelli innamorati, poi! Addirittura ad artisti e a uomini di cultura, abituati a vivere di parole!!! Eppure succede ancora e continuerà a succedere in futuro, ne sono certo.
Claudel_2Succedeva anche nella Belle Époque, quando Camille Claudel, giovane e talentuosa scultrice faceva perdere la testa ad Auguste Rodin. E lui le scriveva lettere appassionate. Un florilegio di confessioni, rassicurazioni, smancerie e soprattutto promesse. Che sarebbero state ovviamente disattese. Sarebbe bastato leggersi le Eroidi di Ovidio per sapere come sarebbe andata a finire: è una raccolta di epistole immaginarie scritte dalle eroine della mitologia greca, sedotte e abbandonate da bellimbusti dalla faccia di bronzo, veloci nel promettere ma di scarsa o nulla memoria. E invece la bella Camille cadde nella rete di Rodin e vi rimase impigliata; la furiosa lotta per districarsi dalla sua tela non avrebbe avuto altro effetto che quello di farla rinchiudere in manicomio, dove sarebbe morta abbandonata dalla famiglia.
Claudel_1Alla sua triste vicenda è dedicato il bello spettacolo L’Âge Mûr Nié (L’Età Matura Negata), con Federica D’Angelo, per la regia di Paolo Bignamini, andato in scena qualche giorno fa nel parco di Villa Banfi a Carnate (MB) nell’ambito della rassegna L’Ultima Luna d’Estate. Camille rivive nelle parole delle sue lettere e in quelle delle risposte ricevute dal fratello Paul e dall’amante Rodin. Lei è consapevole del proprio talento ma non riesce ad affermarsi e prima chiede poi supplica il maestro perché la faccia entrare nel giro che conta e possa vivere di scultura. E invece il rapporto amoroso è tanto impetuoso quanto sterile (“abbiamo confuso passione e amore”) e l’aspirazione a ottenere importanti commissioni scade rapidamente nella lotta per la sopravvivenza. Le brucia l’abbandono da parte di Rodin ma soprattutto la sua irriconoscenza: “deve a me il verde delle sue foglie!”. Lei definisce l’arte di lui (“partorita dal suo naso”) materica, compatta, pesante, ma sta di fatto che lui vende e lei no.

L’attrice ripercorre le tappe del burrascoso rapporto tra i due artisti e poi della lunga degenza di lei in manicomio recitando brani di lettere. Ogni tanto s’infila nei capelli una spia luminosa, quasi a invocare una sorta di catasterismo (ovvero trasformazione in stella) per l’eroina che interpreta e nei momenti più intensi accompagna la languida Charlotte Gainsbourg in Time of the Assassins. Alla fine calorosi applausi dal folto pubblico, in gran parte composto da donne…

Ma dopo che la Grande Guerra aveva calato sulla Belle Époque un pesante sipario rosso sangue e il fascismo aveva conquistato mezza Europa per le donne innamorate non era cambiato nulla. Appena qualche giorno dopo il suddetto spettacolo Lucilla Giagnoni, con l’accompagnamento musicale di Luca Maciacchini, ha rievocato la vicenda biografica della poetessa Antonia Pozzi (Antonia Pozzi, la poesia ha questo compito sublime), ricomponendola come un puzzle attraverso spezzoni di lettere. Le sue poesie furono pubblicate soltanto dopo la tragica scomparsa, avvenuta per suicidio nel 1938. Aveva ventisei anni ma già quattro anni prima aveva composto il proprio epitaffio. Una vita breve, intensa, segnata da amori totali per uomini che ne apprezzavano le doti ma, in fondo, non ne comprendevano lo spirito, il profondo disagio verso la vita in sé: troppo ampio per lei il divario tra sogno e realtà, tra cielo e terra. Per questo amava tanto le montagne, perché la avvicinavano alla perfezione dell’ordine cosmico, allontanandola – momentaneamente – dal caos terrestre.
giagnoni-pozzi-4Innamoratasi del professore di greco (“oh, mio cielo!”, avranno esclamato dentro di sé tutti gli ex liceali presenti nella chiesa del monastero della Misericordia di Missaglia), riuscì a conquistarne il cuore, ma non a tal punto da fargli superare gli scrupoli che gli vennero quando la famiglia si oppose apertamente e fortemente all’unione. Disordinata, scostante, priva di volontà, sognatrice… Ecco i difetti che le riconosceva il suo amato professor Cervi, ma anche Antonio Banfi, con cui si laureò con una tesi su Flaubert. Uomini di parole che non compresero la sua dedizione totale alla poesia.

“Perché la poesia ha questo compito sublime:
di prendere tutto
il dolore che ci spumeggia e ci rimbalza nell’anima
e di placarlo,
di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte,
così come sfociano i fiumi nella celeste vastità
del mare”.

La poesia era per lei insieme necessità, conquista, rivendicazione identitaria. Lucilla, come sempre, è stata bravissima nell’elevazione dei toni, dal piano della quotidianità alle vette dell’ispirazione e dell’aspirazione, tanto da meritarsi due lunghi applausi a scena aperta. Nella figura di Antonia, per cui nutre un’evidente simpatia, ha trovato una compagna di viaggio nell’impervio percorso alla ricerca del sacro.
Ma dopo questi due spettacoli, accomunati da molti elementi, al recensore (spettatore medio di genere maschile) rimane un dubbio: basta una vita tragica a fare di una donna un’eroina, una figura esemplare? E gli frulla in testa la famosa canzone di Mina…

Lei: La luna e i grilli
Normalmente mi tengono sveglia
mentre io voglio dormire e sognare
l’uomo che c’è in te, quando c’è
che parla meno
ma che può piacere a me
Lui: Una parola ancora
Lei: Parole, parole, parole
Lui: Ascoltami
Lei: Parole, parole, parole
Lui: Ti prego
Lei: Parole, parole, parole
Lui: Io ti giuro
Lei Parole, parole, parole, parole
parole soltanto parole
parole tra noi…
Saul Stucchi

PS: oggi, domenica 7 settembre, l’edizione 2014 de L’Ultima Luna d’Estate si chiude con lo spettacolo (ore 21.30) Io, Ludwig Van Beethoven di Corrado D’Elia, in scena alla Villa Taverna Pegazzano Riccardi di Bulciago, via Volta 1.

Lunedì 1° settembre ore 21.30
L’Âge mûr nié (dalle lettere di Camille Claudel)
drammaturgia Maddalena Mazzocut-Mis
con Federica D’Angelo
regia Paolo Bignamin
Carnate
Parco di Villa Banfi

Giovedì 4 settembre, ore 21.30
Antonia Pozzi, la poesia ha questo compito sublime
Lucilla Giagnoni
Missaglia
Monastero della Misericordia

INFO:
www.teatroinvito.it

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