L’ottavo libro dell’Odissea si apre con l’assemblea dei Feaci, mentre Atena gira per la città per fare propaganda per Odisseo, appena sottoposto allo stesso trattamento rigenerante che gli aveva infuso all’incontro con Nausicaa. È chiaro che la dea ci tiene a che il suo beniamino faccia bella figura! Alcinoo propone di scegliere cinquantadue giovani che accompagnino a casa lo straniero, ma subito gli anziani “portatori di scettro” (la gerontocrazia non è un portato del regime repubblicano) tornino a palazzo per onorare Odisseo, dove poi saranno raggiunti dai giovani. Per tutta quella bella gente Alcinoo sacrifica dodici pecore, otto maiali e due buoi: ché onorare gli ospiti mette appetito!

Dopo aver saziato la fame, Demodoco, il cantore cieco, eleva il canto rievocando la contesa tra Achille e Odisseo. Lui, il re d’Itaca, si copre il volto con il mantello per non mostrarsi in lacrime ai Feaci. Alcinoo dà quindi il via alle gare in onore dell’ospite. I giovani si sfidano nella corsa, in cui primeggia Clitoneo. Eurialo vince nella lotta, mentre Anfialo si aggiudica la gara di salto. Elatreo vince nel lancio del disco, Laodamante nel pugilato.
È proprio quest’ultimo a proporre l’idea di chiedere a Odisseo se voglia confrontarsi in qualche disciplina. Ma Odisseo si schernisce, ricevendo per tutta risposta gli insulti di Eurialo che gli dà del commerciante (l’insulto più pesante che si potesse fare, evidentemente, a un sovrano guerriero). L’eroe spiega al giovane che gli dei distribuiscono agli uomini qualità e pregi, evitando di concentrarli tutti in uno: Eurialo per esempio è bello come un dio, ma ha il cervello vuoto. Poi scaglia il disco più lontano di quello di tutti gli altri e lancia la sfida ai Feaci, tranne che a Laodamante perché non sta bene che uno straniero sfidi il suo ospite.
Proseguendo nella sua lezione di bon-ton Odisseo rifiuta il paragone con gli antichi, tra cui Eracle, e spiega che gli uomini non devono macchiarsi di tracotanza (hybris) sfidando gli dei. Eurito che lo fece, fu ucciso da Apollo che l’aveva presa bene. Alcinoo gli risponde che i Feaci sono i migliori nelle gare di corsa e come naviganti, aggiungendo:
“E ci piacciono i banchetti, la cetra, le danze
le belle vesti, i bagni caldi e l’amore”.
Mica fessi ‘sti Feaci!
Demodoco canta l’amore adulterino tra Afrodite e Ares (un magistrale racconto nel racconto) su cui si prende vendetta il cornuto Efesto. La morale, neppure troppo velatamente, è a favore di Odisseo: il lento può agguantare il veloce. Alio e Laodamante si esibiscono in una strepitosa danza con la palla, poi Alcinoo propone che tutti i capi dei Feaci portino doni a Odisseo e che Eurialo gli chieda scusa, sigillando l’amicizia con un presente.
La regina Arete ordina un bagno caldo per l’ospite; quando arriva l’aedo, Odisseo gli fa dare un bel pezzo di carne in segno di onore e apprezzamento. Poi gli chiede di cantare del cavallo di Troia. Ancora una volta l’eroe piange (come una donna che abbraccia il marito caduto in guerra) e nessuno dei presenti se ne accorge, tranne Alcinoo che gli siede accanto. A questo punto gli domanda il nome e per noi lettori moderni è motivo di sorpresa constatare che finora l’ospite non si era informato sull’identità dello straniero. Gli dice di raccontargli tutto, anche il motivo per cui soffre così tanto ascoltando le storie su Troia.
“Questo destino lo hanno stabilito gli dèi,
che hanno voluto la distruzione di tanti uomini
perché anche le generazioni future la possano cantare”.
Saul Stucchi
L’immagine è presa da Wikipedia
la meta era stata posta lontano,
e tutti correvano veloci,
riempiendo di polvere la pianura”. (VIII, vv. 120-122)
Omero
ODISSEA