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Voi siete qui: Biblioteca » ESTATE CON L’ILIADE. Libro XI: Nestore li ammazza di parole

24 Agosto 2011

ESTATE CON L’ILIADE. Libro XI: Nestore li ammazza di parole

Al principio del libro undicesimo dell’Iliade Zeus manda la Discordia tra le navi degli Achei per infondere loro un grande coraggio. Arriva finalmente il momento, per Agamennone, di scendere – letteralmente – in campo e d’impegnarsi nella sua personale “aristeia” (o exploit eroico). Al verso 218 il poeta torna nuovamente a invocare le Muse, questa volta per conoscere il nome del primo avversario a sfidare Agamennone. È stato Ifidamante, figlio di Antenore, che aveva lasciato la giovane sposa, senza averne goduto l’amore (ahilui, stupido! chiosiamo noi) per cercare la gloria sotto le mura di Troia. Agammenone lo uccide e subito dopo spegne la vita di suo fratello Coone che pure era riuscito a ferirlo. Quando il dolore prende il sopravvento, il signore degli eserciti achei è costretto a ritirarsi dalla mischia.

È il segnale che Ettore aspettava per ridare vigore ai suoi e passare al contrattacco. Il poeta ora domanda retoricamente chi Ettore uccise per primo e chi per ultimo in questo suo “momento di gloria”. Anche Diomede e Odisseo fanno la loro parte e gli Achei riprendono fiato: Diomede colpisce Ettore con la lancia, ma l’elmo salva la vita all’eroe troiano; a sua volta Paride scocca una freccia contro Diomede, ferendolo a un piede. Rimane in prima fila solo Odisseo, che digrigna i denti come un cinghiale circondato da cani. Uccide alcuni Troiani, ma anche lui viene ferito e deve chiedere l’aiuto dei compagni. Lo salvano Menelao e Aiace.

Iliade11
Questo libro è ricco di similitudini: Aiace, per esempio, mentre è costretto a indietreggiare per l’avanzata dei nemici, viene paragonato prima a un leone cacciato dai cani e dai contadini fuori dal recinto dei buoi, e poi a un asino che pur bastonato da una folla di ragazzini, riesce a mordere il grano già alto nei campi.

Riappare anche Achille che manda Patroclo a sapere da Nestore chi sia il ferito che costui riportava sul carro. Patroclo va alla sua tenda e vede da sé che si tratta di Macaone. Nestore gli fa un lungo pistolotto sulle sue imprese giovanili, ricco di particolari che generano altri racconti (avete presente il logorroico maggiordomo Higgins nella serie TV Magnum P.I. con i suoi ricordi di guerra?). La domanda di Patroclo occupa sette versi, il fiume con cui risponde il vecchio ma ancora indomito (soprattutto a parole) Nestore si dilunga in quasi centocinquanta. Ci si aspetterebbe che Patroclo lasci la tenda, spazientito, a metà della tirata, e invece incredibilmente rimane fino alla fine, tanto da ricevere, purtroppo per lui, il consiglio che lo porterà a morire sotto i colpi di Ettore. Nestore infatti butta lì l’idea che Patroclo affronti i Troiani con le armi di Achille per spaventare i nemici e dare respiro agli Achei. Tornando alla sua tenda, Patroclo cura Euripilo perché gli altri medici sono uno ferito (Podalirio) e l’altro impegnato in battaglia (Macaone).

A questo proposito rimando al nuovo libro di Giorgio Weber, Mal d’arte. Patologo tra gli artisti, edito da Mauro Pagliai Editore (in particolare al capitolo Avvisi di neuropatologia e teratologia in Omero, Ovidio e Dante, pag. 43 e ss.).

I versi più belli:

“Come i mietitori, nel campo d’orzo o di grano di un grande signore,
seguono i solchi avanzando gli uni di fronte agli altri,
e i mannelli cadono fitti,
così uccidevano i Troiani e i Greci, balzando gli uni contro gli altri,
e nessuno pensava alla fuga vergognosa:
nella mischia, i due schieramenti erano pari e tutti correvano come lupi”.” (XI, 67-72)


Omero – Iliade

  • Traduzione di Dora Marinari
  • Commento di Giulia Capo
  • Prefazione di Eva Cantarella
  • Con testo greco a piè di pagina
  • La Lepre Edizioni
  • 2010, pp. 1074


www.lalepreedizioni.com

ILIADE. Indice dei libri e delle recensioni

Recensione dei libri dell’Iloade di Omero

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