Arrivato a metà dell’opera, con il dodicesimo libro, il poeta fa uno scatto in avanti introducendo il primo flash-forward della letteratura occidentale, in cui racconta la distruzione del muro difensivo eretto dagli Achei, per opera di Apollo e Poseidone che gli scagliarono contro la forza unita di tutti i fiumi della Troade, “mentre Zeus faceva piovere ininterrottamente”.
Riprendendo il filo del racconto, Omero torna a descrivere le imprese di Ettore a cui però Polidamante dà un saggio consiglio: i Troiani non si avventurino oltre il fossato con i carri perché rischierebbero di rimanere imprigionati, diventando facile bersaglio degli Achei. Ettore allora divide i suoi in cinque gruppi, guidati dai più forti. Asio, invece, non vuole seguire il consiglio di Polidamante e si scaglia col suo carro verso la grande porta del muro, tenuta aperta da Polipete e Leonteo che la difendono con estremo vigore.

Proprio da questi due Lapiti parte la riscossa degli Achei. Ai Troiani che stanno per attraversare il fossato appare un’aquila in volo con un serpente vivo tra gli artigli. Il rettile riesce a mordere l’uccello al petto e questi lo scaglia a terra. Polidamante interpreta la visione come un infausto presagio, ma Ettore lo rimprovera aspramente: lui non si cura del volo degli uccelli, ma confida nella parola di Zeus che gli ha promesso la vittoria.
Sulle torri del muro i due Aiaci infondono coraggio ai difensori perché non si perdano d’animo, mentre una “nevicata” di pietre infuria tra le due parti in lotta. Sarpedonte incita Glauco perché insieme a lui si getti nella mischia, mostrando ai Lici quanto sono valorosi i loro re (leggi più sotto la sua “filosofia di vita” o di morte…).
Menesteo richiede l’aiuto di almeno uno dei due Aiaci e in suo soccorso arrivano i figli di Telamone, appunto Aiace e suo fratello Teucro, abile con l’arco. È quest’ultimo a colpire Glauco, costringendolo al ritiro, mentre Sarpedonte grida ai suoi di concentrare gli sforzi. Spetta però a Ettore, rinvigorito dall’aiuto di Zeus, di varcare per primo la porta del muro acheo, incitando poi i suoi a seguirlo.
Saul Stucchi
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I versi più belli:
“Mio caro, se noi due, fuggendo da questa guerra,
potessimo vivere per sempre,
senza vecchiaia e senza morte,
io non combatterei in prima fila,
né ti spingerei alla battaglia dispensatrice di gloria.
Ma poiché ci circondano innumerevoli occasioni di morte
che un uomo non può sfuggire né evitare,
andiamo avanti:
o daremo gloria a qualcuno, o qualcuno darà gloria a noi”. (XII, 322-328)
Omero
ILIADE
Traduzione di Dora Marinari
Commento di Giulia Capo
Prefazione di Eva Cantarella
Con testo greco a piè di pagina
La Lepre Edizioni
2010, pp. 1074
28 €
www.lalepreedizioni.com