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Voi siete qui: Storia » Dal Mar Nero all’Atlantico: l’oro antico in mostra a Lisbona

3 Aprile 2018

Dal Mar Nero all’Atlantico: l’oro antico in mostra a Lisbona

Viaggiando s’impara, è proprio il caso di dire. Se, per esempio, avete in programma di fare un viaggio a Lisbona, non perdete l’opportunità di visitare la mostra “Oro antico. Dal Mar Nero all’Oceano Atlantico” allestita nella Sala del Tesoro del Museo Archeologico della capitale portoghese fino al 29 aprile. (Il Museo si trova accanto al celebre Monastero dei Gerolimiti a Belém).

Patera in oro dal Tesoro di Pietroasele in RomaniaL’esposizione è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa e del Presidente della Romania, Klaus Werner Iohannis, ed è organizzata dal Museo Nazionale di Storia della Romania di Bucarest con la Direzione Generale del Patrimonio Culturale, il Museo Nazionale di Archeologia di Lisbona, l’Ambasciata di Romania in Portogallo e l’Istituto Culturale Rumeno.

Se per i due Paesi la mostra è l’occasione di celebrare i primi cento anni di relazioni diplomatiche (2017), per i visitatori italiani è un’opportunità inattesa e gradevolissima di conoscere un po’ di storia della Romania, magari prima di vedere la mostra su Traiano ai Mercati Traianei di Roma.

Dopo aver visitato le sale dell’interessante Museo Archeologico (compresa la piccola ma significativa raccolta egizia), si arriva allo spazio riservato all’esposizione. Non fatevi turbare dal metal detector all’ingresso: non è lì per ragioni di sicurezza, quanto per evitare che qualche malintenzionato si porti via il preziosissimo materiale in mostra.

Elmo principesco in oro rinvenuto a Cotofenesti, in RomaniaLe teche in cui si snoda il percorso dell’esposizione, infatti, contengono veri e propri tesori. Accanto a una ricca selezione di “gioielli di famiglia” della raccolta del museo portoghese ci sono una ventina di pezzi magnifici che costituiscono il vanto del Museo rumeno. Sono quasi tutti in oro, con l’aggiunta di alcuni manufatti in argento. Argento e oro sono infatti i metalli preziosi che in qualche modo legano i due paesi, accomunati non soltanto dall’eredità latina.

Una bella brochure fornisce un sintetico prospetto cronologico dell’arco temporale preso in esame dalla mostra e segnala i pezzi più notevoli. In copertina c’è un’immagine che gli appassionati di archeologia con buona memoria (si può essere appassionati di archeologia senza avere buona memoria?!) ricorderanno di aver già visto: mi riferisco alla fibbia esposta alla monumentale mostra sui Barbari al Palazzo Grassi di Venezia giusto 10 anni fa, monumentale perché squadernava oltre 2000 reperti, di cui alcuni colossali come lo splendido sarcofago di Portonaccio. La fibbia fu rinvenuta nella seconda sepoltura principesca di Apahida.

Ha scritto Rodica Oanta-Marghitu nella scheda del catalogo:

Se accettiamo la teoria secondo cui questi accessori erano stati fabbricati in una delle officine imperiali centrali, forse a Costantinopoli, la loro presenza ad Apahida può suggerire e sottolineare l’idea di una relazione privilegiata tra l’amministrazione romana e la comunità di Apahida.

Dal Calcolitico all’Alto Medioevo, 7 millenni di storia sono compendiati in una selezione di raffinatissimi manufatti che spazia da un pendente datato alla metà del V millennio avanti Cristo riferibile alla cultura di Gumelniţa-Karanovo a una fibbia di cintura della seconda metà del V secolo dopo Cristo, passando per gioielli, elmi, armi e molti altri oggetti.

Anello in oro e sardonica rinvenuto a Poiana Tecuci, in RomaniaDobbiamo segnalare almeno lo splendido anello in oro e sardonica con la rappresentazione di un guerriero su un carro trainato da due cavalli focosi (datato alla seconda Età del Ferro, ovvero al periodo della civiltà Geto – Dacica classica (II – I sec. a.C.); l’elmo principesco riferibile alla civiltà getica pre-classica; allo stesso periodo risale il rhyton (contenitore per bere) rinvenuto a Poroina Mare, a pochi chilometri dal Danubio.

Il pezzo più clamoroso è forse la superba patera che fa parte del Tesoro di Pietroasele, datato all’Alto Medio Evo, V sec. d.C. I visitatori che abbiano presente la collezione del Museo Archeologico di Milano possono fare mentalmente un confronto tra quest’ultimo pezzo e la cosiddetta “Patera di Parabiago”, rinvenuta in quel comune della provincia milanese nel 1907.

La patera rumena è in oro, misura 26 cm di diametro e pesa poco più di 2 chilogrammi. La patera di Parabiago, invece, è in argento, ha un diametro di circa 40 cm e pesa circa 3,5 chilogrammi. Se in questo caso la scena raffigurata è di agevole lettura (si tratta del trionfo di Attis e della Magna Mater Cibele che avanzano su un carro tirato da leoni, attorniati da coribanti), l’interpretazione della patera di Pietroasele è molto più problematica. Si tratta forse di divinità germaniche, disposte in cerchio attorno a una figura femminile assisa in trono, con un calice tra le mani.

Dal Mar Nero all’Oceano Atlantico l’oro antico continua a risplendere dopo millenni!
Saul Stucchi

Didascalie:

  • Patera
    Tesoro di Pietroasa
    Pietroasele, Buzău
    Alto Medio Evo, V sec. d.C.
    Oro
  • Elmetto principesco
    Coțofenești, Prahova
    Seconda Età del Ferro, Civiltà Getica pre-classica, IV sec. a.C.
  • Anello
    Poiana Tecuci, Galaţi
    Periodo romano, II sec. d.C.
    Oro e sardonica

Dal 28.11.2017 al 29.04.2018

Oro antico. Dal Mar Nero all’Oceano Atlantico

Museo Nazionale di Archeologia
Praça do Império
Lisbona (Portogallo)

Informazioni:

www.museuarqueologia.gov.pt

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