In questa vacanza greca mi sono portato due quadernetti, entrambi con la copertina blu. Quella più chiara ricopre il diario dell’anno scorso in Calcidica, a cui stanno venendo dietro le note che prendo da una settimana a questa parte. Il quaderno blu scuro, invece, riporta i miei appunti risalenti alla vacanza in Grecia nel 2018, lungo un itinerario che in molte tappe sto adesso ricalcando, soprattutto per quanto riguarda la parte dedicata alla Penisola del Mani.
Forse per la prima volta sto raccontando anche qui su ALIBI quanto vedo. Ho rispettato finora il filo cronologico, ma oggi lo infrango per anticipare la tappa odierna, al sito archeologico di Micene, uno dei luoghi più visitati dell’intera Grecia. A differenza di molti siti e musei, proprio per la sua importanza è aperto tutti i giorni della settimana, compreso il martedì, tradizionale giorno di chiusura dei musei statali.

Farò un giro un po’ lungo, ma poi arriverò al punto… Sul quaderno blu scuro (2018), questo pomeriggio ho ritrovato un’indicazione che non ricordavo di aver preso. Recita testualmente «”Le metamorfosi di Alarico” libro di», chiudendosi lasciando aperto il mistero: libro di chi? Quello delle metamorfosi è un tema che da tanto mi appassiona, anche se solo quest’anno ho letto il capolavoro di Ovidio. Ho subito cercato in Rete, ma non ho trovato alcuna rispondenza. In compenso mi sono imbattuto in un articolo di Silvia Orlandi, dal titolo Le tracce del passaggio di Alarico nelle fonti epigrafiche, pubblicato sulla piattaforma Academia.edu.
Lo leggerò dopo aver chiuso questo breve testo che state a vostra volta leggendo. Ma l’incipit mi ha colpito e voglio qui riportarlo:
Per un istintivo moto dell’animo umano, le orde barbariche – in senso letterale e figurato – che in varie epoche hanno sfregiato e danneggiato i monumenti di Roma, hanno spesso voluto lasciare memoria di sé, per menar vanto delle proprie imprese, anche quando, secondo la morale comune, circostanze e modi del loro passaggio non avrebbero dovuto essere causa di tanto orgoglio”.

Ecco, sostituendo Roma con Micene il risultato non cambia: il discorso si tiene comunque. Per la prima volta oggi mi sono infatti accorto delle iscrizioni lasciate negli anni dai visitatori greci, spesso accompagnate da date, sui giganteschi massi che compongono la spettacolare tholos (camera a volta) del cosiddetto Tesoro di Atreo, noto anche come Tomba di Agamennone.
Eppure questa è stata la terza – se non la quarta – mia visita al sito, a partire dall’ormai remoto 1989 (il monumento era stato appena inaugurato… se mi consentite la freddura, utile ad abbassare la temperatura bollente dell’estate argolica).
Ho fotografato diverse scritte come quelle che vedete nella foto qui sopra, in cui è riconoscibile una data (1940) e un’altra rimanda a qualche anno prima (1938?). Adesso mi ritufferò nella Rete in cerca di articoli dedicati allo studio di queste testimonianze di passaggio, a cui mi sono guardato bene dall’aggiungere la mia.
Nonostante ciò il registro dei vandali (poveri Vandali!) è in costante aggiornamento e può annoverare – in giro per il mondo – nomi eccellenti e anche insospettabili. Tanto per farne uno per tutti: Giovanni Battista Piranesi ha lasciato la sua firma nella Villa Adriana di Tivoli.
Saul Stucchi
Sito archeologico di Micene
Orario estivo: tutti i giorni 8.00 – 20.00
Informazioni: