Se dovessero chiedervi quale sia il vostro strumento musicale preferito, cosa rispondereste? Io non ho dubbi: il violoncello. È per questo che da un po’ di tempo cerco di non perdermi i concerti in cui suonino, come solisti assoluti o in dialogo con ensemble più o meno allargati, virtuosi di questo strumento.
Contando appena questi primi due mesi e briciole del 2025 posso segnare nell’elenco che sto aggiornando di evento in evento – concerto o spettacolo teatrale che sia – ben quattro nomi di tutto rispetto (cinque includendo Giovanna Famulari che accompagnava Massimo Popolizio nello spettacolo Due uomini. Roncalli e Montini alla prova del tempo andato in scena a Milano alla metà di dicembre).
L’ultimo, ma solo in ordine di tempo, è Ettore Pagano che è anche il più giovane della lista, essendo nato a Roma nel 2003. L’ho ascoltato (anzi, ammirato) questa mattina nell’anteprima del concerto sinfonico dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da George Pehlivanian al Teatro Dal Verme di Milano. Il concerto verrà replicato questa sera alle 20.00 e poi sabato 8 marzo alle 17.00.

Dicevo che Pagano è il quarto violoncellista che ho visto esibirsi quest’anno. Segue Giovanni Sollima (ascoltato a fine gennaio nel concerto Sentieri al Teatro Sociale di Como e del quale ho già segnato in agenda gli appuntamenti al Teatro Comunale di Vicenza il 14 aprile e al Teatro alla Scala di Milano il 4 giugno); Mario Brunello che ho anche intervistato e Lamberto Curtoni “in dialogo” con l’attrice Federica Fracassi.
La scheda biografica che correda il programma di sala informa gli spettatori che Ettore Pagano ha vinto nella sua carriera – poco più che decennale (ha iniziato a studiare violino a nove anni) – numerosi premi. Il più recente è l’ICMA (International Classical Music Awards) Classeek Award che gli verrà consegnato tra qualche giorno alla Tonhallen di Düsseldorf. Rivela anche che il musicista suona un violoncello Ignazio Ongaro realizzato a Venezia nel 1777.
Pagano sembra abbracciarlo nei momenti di pausa, quando non lo fa “cantare” al meglio delle sue potenzialità dal grande virtuoso che è. Segnalo di passaggio una cosa che mi ha colpito: un attimo prima che iniziasse il concerto il tecnico di sala è arrivato a togliere il leggio dalla postazione del violoncellista che infatti ha suonato a memoria.

Come sua consuetudine – posso ormai dire, avendolo visto all’opera più volte – durante questa anteprima mattutina il direttore Pehlivanian ha chiesto all’orchestra di ripetere alcuni passaggi, in modo che l’esecuzione venga comme il faut nelle repliche serali.
Diviso in due parti il programma, accomunate dall’anima slava:
- Antonín Dvořák
Concerto per violoncello e orchestra in Si minore op. 104 - Pëtr Il’ič Čajkovskij
Sinfonia n. 4 in Fa minore op. 36
Dal commento storico-musicale del musicologo Raffaele Mellace traggo queste righe che sintetizzano al meglio il primo brano: “Si apprezzi […] il respiro autenticamente sinfonico del concerto, che integra solista e orchestra in un dialogo fitto e drammatico, tanto che un commentatore cèco si spinse a definire la composizione una sinfonia con violoncello obbligato: un concerto sofisticato dunque, concepito nella prospettiva del compositore, non in quella del virtuoso che dovrà interpretarlo”.
Per quanto riguarda invece la Sinfonia 4 di Čajkovskij – che molto deve alla Sinfonia 5 di Beethoven – ho apprezzato in modo particolare il pizzicato ostinato del terzo movimento e la prova corale dell’intero ensemble. Sarà stata pure il frutto dell’infelicità del compositore, ma questa musica allarga l’anima.
Il prossimo appuntamento con i Pomeriggi Musicali sarà il 13 marzo (in replica sabato 15) con musiche di Beethoven e Mozart. Alla direzione Diego Fasolis.
Saul Stucchi
I Pomeriggi Musicali
Teatro Dal Verme
Via San Giovanni sul Muro 2
Milano
Informazioni: