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Voi siete qui: Europa » In Provenza con Grassano: Vitrolles e La Bastide des Jourdans

24 Ottobre 2020

In Provenza con Grassano: Vitrolles e La Bastide des Jourdans

Decima parte del reportage di Marco Grassano sulla Provenza.
 
Anche lungo il versante meridionale del Lubéron si incontrano villaggi che paiono intagliati nella roccia su cui sorgono. Il citato Lauris, per esempio, mal distinguibile dal circostante costone scabro e stratificato, se non per le torri gemelle, il maniero e le ondulazioni verdeggianti dell’annesso giardino.

Da Pertuis montiamo tra massi e pini parasole, superando dolci curve di livello o lambendo il piede di aspri dirupi, fino a raggiungere l’estrema ridotta di Vitrolles. Le sue vie sono anguste, riquadrate da muri in pietra e vivacizzate, qua e là, dall’azzurro di qualche persiana e dal minuscolo verde di qualche vaso.

Vitrolles (Bocche del Rodano)

Parcheggiamo davanti al cimitero. Saliamo, a fatica, il viottolo spiraliforme che circonda di volute il picco svettante sul paese. Giriamo in senso orario, nell’aria soleggiata ma fredda, calpestando sassi spigolosi e aghi di conifere. Quando il sentiero si perde, improvvisiamo il percorso fra arbusti odorosi di resina; nei tratti in cui un dislivello ripido o friabile richiede appigli, ci afferriamo ai loro ceppi bruno-grigiastri.

Ci inerpichiamo fino al punto più elevato cui si può giungere senza pericolo. Non è il più alto, ma permette lo stesso una visione aerea sul susseguirsi dei dossi felpati, fino alla roccia spoglia, grinzosa e – da questa distanza – nebulosamente azzurrognola della Sainte Victoire.

Vitrolles

Mi siedo nell’aria profumata e leggera e mi abbandono alle prime pagine di Adieu, vive clarté, l’ultimo libro di Jorge Semprún, partendo dal triste richiamo baudelairiano del titolo: “Presto ci immergeremo nelle fredde tenebre: / addio, vivida chiarità delle nostre estati troppo brevi…”. Dal fondovalle odo provenire, sollevato a raffiche da una brezza stormente, il belare stereofonico di un gregge di pecore.

La Bastide des Jourdans

Alla ricerca di miele, ci portiamo ancora più in là, fino alla Bastide des Jourdans. Il borgo si trova nel punto di convergenza di quattro strade. Da qui si raggiunge, in pochi chilometri, Manosque, la cittadina gemellata con Voghera ove nacque, visse e scrisse Jean Giono, grande autodidatta dal magnifico lirismo paesaggistico.

Anche questo paese è fatto di bassi e spessi muri di pietra. Nulla rimane, o almeno nulla vedo, della pianta a vie perpendicolari che la denominazione bastide farebbe presagire. Tra l’altro, Jourdain de l’Isle fu il fondatore di Vianne (il nostro Comune gemello, evocato in precedenza) e il costruttore dei suoi spalti. Qui, invece, l’unica parte fortificata è il malmesso castello che troneggia su alcuni tetti, su un pezzo di giardino e sul torrente in secca canalizzato fra le case. Pur non essendo grande, la chiesa è compatta, tetragona, spalleggiata da contrafforti.

Sostiamo all’unico bar, dove alcuni indigeni giocano a carte. Sorseggiamo con calma un sempre gradito pastis. Quindi andiamo a comprarci il miele. Dal negozio di alimentari cui ci rivolgiamo ci accompagnano oltre la strada, in un’officina per motocicli. Chiediamo alla padrona di casa. Attraverso una botola e una scala a pioli, lei scende nella buia cantina. Riemerge subito dopo, reggendo due barattoli colmi di pasta solida, dorata, sfavillante di finissimi cristalli, con un lieve sentore di lavanda. Li prendiamo per una cifra più che onesta. Di passaggio, acquistiamo, in una vicina bottega, alcuni vasetti di spezie locali.

L'Abbazia di Silvacane

Tornando, ci fermiamo a visitare l’Abbazia di Silvacane. Come tutte le consorelle cistercensi, ha un aspetto appiattito, tozzo. La pietra sembra compressa – già negli archi e nelle tarchiate colonne quadrangolari del chiostro – dal peso di un Cielo implacabile. Lo spazio è tutto pervaso dall’angoscia di una simile architettura, al punto da parere esiguo. Anche la protezione delle massicce pareti si rivela illusoria. L’atmosfera è fredda, sgradevole: sia nella stanza comune dove, come spiega la guida Michelin, le vivande giungevano a carrettate, sia nella sala capitolare o nel refettorio.

Raggiungiamo la vicina Roque d’Anteron. Passiamo di fronte alla stele dedicata ai caduti, valichiamo un passo lungo ed erto ma rettilineo, fra grandi alberi sempreverdi ormai scuri per il crepuscolo. Raggiungiamo Lambesc. Da qui, attraversando Cazan e Vernègues, rientriamo al Petit Sonnailler.

Decima parte – segue.

Marco Grassano
Foto di Marco ed Ester M. Grassano

Didascalie:

  • Vitrolles
  • Veduta dal picco sul paese
  • La Bastide des Jourdans
  • L’Abbazia di Silvacane
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