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Voi siete qui: Biblioteca » Da L’Orma “Van Gogh, una biografia” di Frédéric Pajak

5 Luglio 2023

Da L’Orma “Van Gogh, una biografia” di Frédéric Pajak

Quando finalmente qualcuno che non fosse il fratello Theo fece mostra di apprezzare l’originalità del lavoro di Vincent Van Gogh, pure non poté fare a meno di notare che si trattasse di “un esaltato, nemico della sobrietà borghese e delle minuzie, una specie di gigante ebbro”. E che da ciò ne derivasse un “disegno rabbioso, potente, spesso maldestro e un po’ grossolano”.

Per dire – e non v’è lettore che non lo sappia – quanto fosse stata tormentata la vita (ben oltre e ben prima delle mere ambizioni artistiche) del pittore olandese. Ce la racconta di nuovo e da par suo – pur attenendosi alle fonti dei migliori lavori biografici, corrispondenza con il fratello compresa – Frédéric Pajak, nel quarto volume del magistrale e imperdibile Manifesto incerto (l’editore è sempre L’Orma, la traduzione di Nicolò Petruzzella).

Van Gogh, una biografia prosegue dunque un progetto che anche in questa occasione (l’ultima era stata su Ezra Pound e Walter Benjamin) sposta il racconto di un’esistenza tragica da un piano meramente documentale a un altro a sua volta artistico.

Frédéric Pajak, Van Gogh, una biografia, L’Orma

Nel volume in oggetto il tratto del suo disegno potrebbe qua e là sembrare volutamente sovraccarico rispetto alle opere precedenti, in certi casi più plumbeo come per corrispondere empaticamente prima che stilisticamente al gesto del pittore olandese – a quello scuro, ferale che precede l’ultima fase parigina. L’inchiostro proietta ombre massicce nei corpi grossolani, segnati dalla terra e dal sapore ctonio che Giorgio Manganelli coglieva come essenziale nei quadri di Van Gogh. Ma in realtà, intatta la potenza evocativa che conosciamo, si tratta di variazioni minime in confronto alla cifra peculiare di Pajak, un bianco e nero cupo di suo, e sempre autonomamente marcato rispetto all’oggetto che racconta e descrive.

Alcuni disegni, pochissimi, riprendono opere originali, specie I mangiatori di patate, col tubero, quintessenza della grezza iconologia vangoghiana a decrittare il nutrimento primario, essenziale, poverissimo che accompagna la più parte della vita a lungo miserabile di Van Gogh (“Le patate di Van Gogh sono notte, cimitero, tomba, nero: e hanno la forma sgraziata e concentrica del mondo” – ancora Manganelli).

Mai come in questa pittura la retorica degli ultimi, degli appestati, degli esclusi trova una manifestazione definitiva e autentica – lo straccione Van Gogh che pure dagli ultimi straccioni veniva scansato, irriso perché non potevano comprenderne il fervore misticheggiante: come se cercare una poesia della disperazione e apparire indifferente alle proprie sorti – vestito com’era sempre di stracci, mangiando poco o nulla (non solo perché obbligato dall’indigenza) – fosse un lusso a fronte di una sofferenza che era già abbastanza nuda e cruda di suo.

La vita di Van Gogh fu perennemente alla ricerca di un senso superiore, di un accoglimento a suo modo religioso del dramma di esistere – i segnali di un’agitazione abnorme furono evidenti abbastanza presto: un carattere impossibile ne avrebbe messo alla prova i nervi e soprattutto quelli altrui. I modi assurdi, la collera o il pietismo esibiti senza pudore, ostentavano un approccio alla vita che urtava chi lo incontrava, come se quel vagabondo più che scampare la morte sembrava evocarla a ogni istante.

Non fosse stato per l’amore incondizionato del fratello Theo forse non avrebbe potuto vivere fino a 37 anni. Theo gli procurava occasioni di lavoro, tentava di introdurlo in ambienti promettenti, ne incoraggiava il talento pur riconoscendone i limiti tecnici e soprattutto ne consentì la sopravvivenza economica. Per il resto della famiglia rappresentò un dolore continuo, mille tentativi di sistemarsi andarono a vuoto: commercio di opere d’arte, libraio o bibliotecario, missioni religiose più volte e in varie forme tentate ma compromesse anche dalla disposizione tetra di un temperamento ingovernabile, nei fatti un impedimento al proposito più volte enunciato di “voler evangelizzare gli operai, confortare i miserabili e introdurli alle scritture”.

Alternando viaggi fra l’Olanda, l’Inghilterra, la Francia e drammatici, burrascosi ritorni nell’abitazione dei genitori, ne riusciva quando la tensione oltrepassava la soglia di sostenibilità – col padre, soprattutto. “Si è emarginato dal mondo e dalla società. Si comporta come se non ci conoscesse”, ripeteva la madre (da lei apprese i primi rudimenti del disegno).

“Si considerava pittore del popolo” scrive Pajak, ma il popolo non voleva saperne di un uomo “vestito con i mutandoni di lana”. Pajak racconta anche le tristi vicende amorose del pittore; che si innamorò inutilmente di donne che non lo avrebbero ricambiato (e ne avrebbe sofferto indicibilmente); avrebbe poi allacciato una relazione con una prostituta non meno disperata di lui provando a fare il capofamiglia con bambini non suoi, ma gli esiti furono catastrofici anche lì; avrebbe condiviso con Gauguin un’esperienza finita anch’essa nel peggiore dei modi, si sarebbe tagliato un orecchio e finito in manicomio.

Un’esistenza drammatica e fallimentare, tale la considerava egli stesso, segnata da “una sensibilità estrema” – probabile che Pajak l’abbia attraversata artisticamente ripercorrendo momenti altrettanto drammatici della propria vita, fortunatamente poi addolcita dal riconoscimento del suo talento e da una produzione artistica felicemente senza intoppi (lo scrivevamo qui a proposito del secondo volume di Manifesto incerto).

Qualunque fosse – e sia tuttora – il giudizio sulle sue opere, una mostra di questo “suicidato della società”, scriveva Artaud (un uomo che non ebbe più fortuna di lui), “non era una data nella storia delle cose dipinte, ma una data della storia semplicemente”.

Non diversamente, la clausola di Pajak nelle righe finali appare definitiva: “Van Gogh non solo è entrato con irruenza nella storia dell’arte, ma si è incastonato nella Storia in senso lato”.

Michele Lupo

Frédéric Pajak
Van Gogh, una biografia
Dalla serie “Manifesto incerto”
Traduzione di Nicolò Petruzzella
L’Orma Editore
2023, 256 pagine
30 €

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