Ieri sera al Teatro Alfredo Chiesa di Milano è andata in scena la prima dello spettacolo “Il generale Vendemmiaio. Ascesa e declino del più grande condottiero”.
Scritto e diretto da Marco Lindi, racconta la carriera di Napoleone Bonaparte, dagli esordi parigini agli ultimi pensieri nell’esilio di Sant’Elena.
“Sono passati vent’anni dalla sua morte” si raccontano l’un l’altro due veterani della Grande Armée, consapevoli e al tempo stesso ammirati per l’attaccamento che i soldati provano ancora per il loro Generale. Si sono accampati sulle rive della Senna, rifiutando l’ospitalità dei cittadini per rimanere nelle loro tende spartane, proprio come faceva lui che dormiva in un lettino da campo (piccolo sì, ma tecnologicamente avanzatissimo).
Il ritorno delle ceneri di Napoleone è lo spunto per ripercorrerne la parabola, prendendo avvio da quel 13 vendemmiaio 1795 in cui per la prima volta un ragazzo ancora ingenuo nelle cose di cuore diede prova del suo carattere, facendo sparare ad alzo zero contro il fiume di dimostranti realisti che manifestavano il proprio malcontento contro la Repubblica.
Quella vendemmia di sangue gli valse il soprannome, appunto, di Generale Vendemmiaio.
Lindi è in scena ma ha affidato il ruolo di Napoleone a Luca Monticelli, tenendo per sé quello di narratore che presenta con una “cornice” in versi i quadri che si succedono. Così lo spettacolo procede per brevi episodi che sintetizzano le tappe principali della corsa al potere prima e poi del dominio sul continente europeo, battaglia dopo battaglia, campagna dopo campagna.
“Che potere ha la parola!”, dice il narratore e davvero viene da acconsentire, ascoltando Monticelli – Napoleone declamare i celebri proclami con cui il generale motivava l’esercito prima di uno scontro, da quello ai soldati che stavano per intraprendere la campagna d’Italia (“Soldati! Voi siete nudi e malnutriti; la Francia vi deve molto, ma non può darvi nulla”) alla celeberrima orazione nella piana di Giza (“Soldati, dall’alto di queste piramidi, quaranta secoli vi guardano!”).
In questi discorsi, diretti e semplici ma studiatissimi nei minimi dettagli, sembra di riconoscere un afflato scespiriano. Il motivo è il comune apprezzamento di Napoleone e Shakespeare per Plutarco.
Lo spettacolo però avrebbe bisogno di un più approfondito lavoro di cucitura tra le varie scene perché, soprattutto in alcuni momenti, si avverte eccessivamente la meccanicità del passaggio che invece dovrebbe essere scorrevole fino al dissolvimento.
Le parti migliori sono quelle drammaticamente più intense, come lo scambio epistolare con Giuseppina, la ritirata dalla Russia (i due soldati che procedono zoppicando, abbracciati per scaldarsi, mi hanno fatto ricordare il quadro “La tempesta di neve” di Goya), l’autodifesa di Napoleone sul letto di morte, mentre i grandi temi della lotta tra ragione e religione, tra repubblica e monarchia, tra unità e particolarismo nazionale vengono evocati più che trattati.
In una lettera all’amata Giuseppina, Bonaparte maledice la gloria. Ma le sue parole andrebbero davvero prese con beneficio d’inventario perché se a qualcosa (mai a qualcuno) il piccolo caporale è rimasto sempre fedele, beh, è proprio alla propria ambizione! All’inseguimento della quale dava ordini anche a se stesso e si piccava di tenere tutto sotto controllo, compreso il mondo del teatro.
Meriterebbe forse un posto un’ipotetica scena con François-Joseph Talma, in cui l’attore e l’uomo di potere si scambiano consigli sulla recitazione… Il confine tra politica e spettacolo è sempre più difficile da individuare. E buona parte della colpa è di Napoleone.
Saul Stucchi
IL GENERALE VENDEMMIAIO
25-26-27 febbraio 2016 ore 21.00
- Scritto, diretto e interpretato da Marco Lindi
- Revisione storica di Nicoletta Fraccon Orseoli
- Con Gloria D’Osvaldo, Luca Monticelli, Michele Pietrunti, Ivan Sirtori, Alessandra Zarini
- Scenografia Stefano Zullo
- Luci ed effetti audio Danilo Caravà
- Costumi Giovanna Tagliabue
- Teatro Alfredo Chiesa
via San Cristoforo 1
Milano - Info: tel. 02.42.29.78.86
www.teatroalfredochiesa.com