Nei musei che visito mi piace, oltre che sui capolavori segnalati e sulle opere che maggiormente attirano la mia attenzione (per qualsiasi motivo, non necessariamente “l’importanza” o la bellezza), soffermarmi sui pezzi che gli stessi musei mettono “in vetrina” per piccole mostre temporanee (on display) che hanno il compito di accendere i riflettori su una parte delle collezioni di per sé poco appariscente o non sufficientemente apprezzata dal pubblico.
È il caso, per esempio, del cosiddetto Satiro flagellato a cui attualmente il Museo Archeologico Nazionale di Atene sta dedicando il focus della sua iniziativa “Il Museo invisibile”.

È esposto nell’ampia sala che ospita la celeberrima statua ellenistica del fantino di Capo Artemision. In questo caso si tratta di una statua in marmo di epoca romana, di cui si sono perse la testa, le braccia e le gambe dalle ginocchia in giù. La postura del giovane satiro – identificabile da quanto rimane della coda sulla parte posteriore – lo ricollega al famoso Hermes di Prassitele a Olimpia.
La statua apparteneva alla collezione di Konstantinos Karapanos (1840-1914), in gran parte ora custodita al Museo ateniese. Karapanos l’arricchì con reperti provenienti dai suoi scavi al santuario di Dodona, ma questo pezzo vi giunse per via di acquisto sul mercato antiquario all’estero.
Quello che si nota già al primo sguardo è la fitta rete di graffi e sfregi che ricoprono la parte anteriore. Secondo gli studiosi potrebbero essere stati causati volontariamente con l’intenzione di deturpare la scultura.
Era tutt’altro raro che nei passaggi “epocali”, su tutti il trionfo del cristianesimo sul paganesimo, statue e altri oggetti subissero danneggiamenti e interventi volti a “purificarli” eliminandone la carica “demonica” di cui erano considerati portatori. Questi segni attirano l’interesse degli studiosi che si occupano della “seconda vita” di questi manufatti che – si può dire – ne hanno viste di tutti i colori nelle varie stagioni della loro esistenza, comunque incolpevole. I colpevoli siamo noi, come sempre.
Saul Stucchi
Museo Archeologico Nazionale
Odos 28is Oktovriou 44
Atene (Grecia)
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