• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Biblioteca » Riassunto del terzo libro dell’Anabasi di Senofonte

20 Aprile 2020

Riassunto del terzo libro dell’Anabasi di Senofonte

1. La visione di Senofonte

Il capitolo si apre con una panoramica sulla situazione drammatica in cui si trovano i mercenari greci: circondati da nemici, lontani 10 mila stadi dalla patria (più di 1700 km) e senza guide. La notte passa nell’angoscia e nel ricordo di casa.

Entra in scena Senofonte, auto-presentato come legato da vincoli di ospitalità a Prosseno. Racconta di come Socrate fosse contrario alla sua eventuale amicizia con Ciro (nemico degli Ateniesi) e lo consigliasse di recarsi a Delfi per interrogare Apollo su cosa fare. Senofonte invece chiese al dio a quale divinità dovesse sacrificare per ottenere un viaggio fausto all’andata e al ritorno. Socrate lo rimprovera ma alla fine gli dice che deve fare quanto gli ha prescritto il dio.

Moneta di Tissaferne

A Sardi Senofonte incontrò Prosseno e Ciro. Gli venne detto che la spedizione era contro i Pisidi: colpevole della menzogna era il solo Ciro, perché tra i Greci soltanto Clearco conosceva il vero obiettivo (ma Diodoro conosce una versione diversa, secondo la quale tutti i capi ne erano a conoscenza).

Una volta in Cilicia tutti compresero la vera missione. Ritorno alla notte d’angoscia. Senofonte ha una visione: un fulmine colpisce la casa paterna e irradia luce tutto intorno. Allora decide di agire e convoca i comandanti dell’armata di Prosseno, a cui tiene un discorso accorato: che trattamento devono aspettarsi da Artaserse che ha fatto decapitare il fratello Ciro?

Sicuramente li torturerà nel modo più tremendo perché sia da lezione per gli altri. Basta indugi: i Persiani hanno infranto patti e giuramenti. Adesso i Greci sono liberi di prendersi con la forza quanto prima dovevano comprare timorosi. Gli dei saranno con loro. Senofonte è pronto a seguire i comandanti oppure a fare lui stesso da generale se vorranno affidargli questo compito nonostante la sua giovane età.

All’unanimità viene invitato a comandare l’esercito. Unico a opporsi un certo Apollonide che sostiene l’impossibilità di salvarsi senza il sostegno del Gran Re. Senofonte lo rampogna per la sua stupidità e viltà. Agasia di Stinfalo lo smaschera come lidio e quindi Apollonide viene espulso.

Verso mezzanotte vengono adunati i generali e i comandanti superstiti, un centinaio in totale. Prende la parola Ieronimo di Elide del contingente di Prosseno per invitare Senofonte a ripetere davanti a loro quanto aveva detto prima. Senofonte esorta i capi a comportarsi con coraggio per essere da esempio per i soldati. Devono dimostrare di valere la paga maggiore che prendono. La disciplina è fondamentale per salvarsi. Chi combatte temendo la morte, spesso soccombe. Chi invece si getta nella battaglia con coraggio, ne esce quasi sempre vittorioso.

Chirisofo loda e si congratula con Senofonte per il suo discorso e il suo comportamento. Vengono eletti i capi: Timasione di Dardano al posto di Clearco, Santicle al posto di Socrate, Cleanore per Agia, Filesio per Menone e Senofonte per Prosseno.

2. Il piano di Senofonte

Dopo l’elezione dei comandanti vengono adunate le truppe. Discorso di Chirisofo: bisogna dimostrarsi forti e coraggiosi. Segue il discorso di Cleanore in cui vengono rievocati i tradimenti di Tissaferne e Arieo. Poi quello di Senofonte (abbigliatosi con l’uniforme migliore, per affrontare entrambe le evenienze: vittoria o morte), con cui ribadisce l’impossibilità di scendere a patti con i Persiani. Lo starnuto di qualcuno viene interpretato come presagio favorevole di Zeus. Propone sacrifici agli dei tutti sono d’accordo.

Il discorso di Senofonte prosegue con altre considerazioni. Prima di tutto gli dei saranno favorevoli a loro perché hanno rispettato i giuramenti. Poi rievoca le imprese degli avi, a cominciare dalle vittorie degli Ateniesi sui Persiani e arriva alla recente impresa vittoriosa nella battaglia di Cunassa. Lì hanno avuto prova della codardia dei nemici che dunque non devono più temere. Con la sua retorica smonta altri presunti punti di debolezza, come la mancanza della cavalleria e delle vettovaglie.

Poi Senofonte passa alla pars construens del suo discorso: propone di comportarsi come se stessero organizzandosi per rimanere nel paese. Bisogna inoltre disfarsi dei carri e di tutto il materiale non indispensabile, in modo da aumentare il numero di persone in armi ed essere più agili negli spostamenti. Infine il consiglio più importante: la disciplina è fondamentale. Con essa i mercenari diventeranno un esercito di diecimila Clearchi.

Le proposte di Senofonte vengono approvate all’unanimità, compresa la postilla successiva in cui il giovane comandante dispone l’ordine di marcia: Chirisofo guiderà l’avanguardia, i due generali più anziani terranno i lati, Senofonte e Timasione dirigeranno la retroguardia.

3. Primi assalti dei nemici

Come predisposto, si bruciano i carri e le cose superflue. Arriva Mitridate per sondare la volontà dei mercenari e convincerli che senza la volontà del Gran Re non potranno ritirarsi incolumi. I capi capiscono che non possono più fidarsi. L’arcade Nicarco si ammutina di notte con una ventina di compagni.

Dopo il pranzo le truppe passano il fiume Zapata. Torna Mitridate, questa volta accompagnato da un contingente più numeroso che inizia a colpire da lontano i Greci. Senofonte tenta una reazione, ma senza risultato.

Alla sera viene criticato per aver tentato di inseguire i nemici. Lui riconosce la fondatezza della critica e propone di creare un corpo di frombolieri e di recuperare dei cavalli per formare un corpo di cavalleria con cui controbattere agli assalti dei nemici. Si ottengono così duecento frombolieri e cinquanta cavalieri, agli ordini di Licio.

4. Arrivo al fiume Tigri

La tappa del giorno prevede il passaggio di un burrone. Mitridate si presenta con mille cavalieri e quattromila tra arcieri e frombolieri, convinto di vincere facile e invece i Greci sorprendono le sue truppe con un attacco ben organizzato e ne uccidono molti inseguendoli nella fuga. I mercenari arrivano al fiume Tigri, nei pressi della città abbandonata di Larisa, poi raggiungono Mespila e si spingono oltre.

A questo punto si presenta Tissaferne con un grande esercito. Ma le fionde dei Rodii e gli archi degli Sciti hanno la meglio sulle armi da getto dei nemici, avendo un raggio d’azione maggiore.

I mercenari modificano la disposizione delle truppe durante gli spostamenti per esporsi il meno possibile agli attacchi. L’ordine di marcia diventa variabile per adeguarsi alle circostanze e alle caratteristiche del territorio attraversato. Quando però raggiungono un territorio con alture e avvallamenti, subiscono delle fastidiose incursioni, finché non mettono a punto un’altra disposizione su misura del contesto.

Sosta di tre giorni per curare i feriti e approfittare dei viveri trovati nel villaggio in cui si sono fermati. Poi riprende la marcia, mettendo una buona distanza tra loro e l’esercito nemico. Finché non si ripresenta Tissaferne che cerca di occupare un’altura per danneggiare dall’alto i mercenari quando dovranno passare per quella via.

Ne nasce una gara tra barbari e Greci, con Senofonte che sprona i suoi. Viene criticato da Soterida perché da cavallo incita loro che sono a piedi. Allora Senofonte scende e prende il suo scudo per fargli vedere quello che sa fare. In effetti i Greci arrivano per primi e conquistano la sommità.

5. La via settentrionale

I barbari iniziano a incendiare i villaggi per mettere in difficoltà i Greci. Senofonte dice a Chirisofo che loro dovrebbero invece risparmiarli, mentre Chirisofo è dell’idea che debbano fare terra bruciata al loro passaggio.

Durante un’assemblea di capi un tale di Rodi dice di conoscere il sistema per far passare il fiume alle truppe: creando una sorta di passerella galleggiante unendo degli otri gonfi d’aria. Idea ingegnosa ma impraticabile, visto che sull’altra riva stavano ad attenderli minacciosi numerosi cavalieri nemici.

Allora si decide di tornare indietro. In una successiva riunione i capi interrogano i prigionieri e si fanno spiegare bene la situazione dei territori circostanti e dei possibili percorsi. Decidono di intraprendere la via a settentrione che porta al paese dei Carduchi attraverso i monti.

Saul Stucchi
Nell’immagine (da Wikipedia) un ritratto monetale di Tissaferne

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Biblioteca Contrassegnato con: Anabasi

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Al Parenti “Stanza con compositore…” di Ramondino
  • In libreria “Il paese di Putin” di Gian Piero Piretto
  • “Il sogno del melograno” di Casorati a Palazzo Maffei
  • Da Carocci “Terra Bruciata” di Alfredo González-Ruibal
  • “La Grecia a Roma” in mostra ai Musei Capitolini

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi