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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Tragùdia. Il canto di Edipo” di Alessandro Serra

2 Novembre 2024

“Tragùdia. Il canto di Edipo” di Alessandro Serra

Giovedì sera, chiacchierando con la professoressa Maria Nisii prima dell’incontro che avrebbe inaugurato la terza edizione del ciclo “Riscritture delle Scritture” alla Biblioteca di Vimercate, ho menzionato Tragùdia. Il canto di Edipo di Alessandro Serra come esempio di riscrittura all’interno dello sterminato codice della mitologia classica.

Lo spettacolo – in cartellone al Piccolo Teatro Strehler di Milano dal 29 ottobre al 3 novembre – è infatti l’ennesima rilettura e rielaborazione (riscrittura, appunto) della vicenda di Edipo. Nel libretto di sala lo stesso regista, che firma anche scene luci suoni e costumi, menziona in modo esplicito alcune fonti che ha mescolato alle due tragedie di Sofocle (Edipo re ed Edipo a Colono) che fanno da colonne portanti del testo.

Un momento dello spettacolo "Tragùdia. Il canto di Edipo" di Alessandro Serra (foto dell'autore e regista) 

Gli spettatori, in realtà, si troveranno piuttosto disorientati perché il testo è recitato in dialetto grecanico, la lingua greca parlata nella città metropolitana di Reggio Calabria. È praticamente impossibile comprendere quanto si dicono i personaggi in scena e anche chi ha studi scolastici di greco antico alle spalle riesce a cogliere soltanto alcune parole. Tra parentesi, ho notato che i corrispettivi di Citerone e Sfinge vengono pronunciati con consonanti C e G di suono dolce, come in italiano, mentre in greco hanno suono duro.

Perché la scelta di questa lingua comprensibile a pochissimi abitanti dell’Italia? Lo spiega lo stesso Serra: «L’italiano sembra abbassare il tragico a un fatto drammatico. Abbiamo perciò scelto il grecanico, lingua che ancora oggi risuona in un angolo remoto di quella che fu la Magna Grecia, una striscia di terra che dal mare si arrampica sull’Aspromonte, scrutando all’orizzonte l’Etna».

Se ci si abbandona allo spettacolo – e almeno ogni tanto si dà un’occhiata ai sovratitoli (leggibili dalla quarta fila della platea in poi, avverte il sito del teatro) – si rimane irretiti dalla magia di Tragùdia, dalla ricchezza di trovate sceniche che Serra squaderna negli ottanta minuti che gli servono per cucire insieme il materiale delle due tragedie sofoclee.

"Tragùdia. Il canto di Edipo" di Alessandro Serra

L’orecchio è colpito dalle martellanti allitterazioni; l’olfatto – il più primitivo dei sensi – riconosce il profumo di incenso ancora prima che il fumo arrivi sul palcoscenico (personalmente in questo mi ha aiutato l’esperienza, per quanto remota, di aver servito come chierichetto); gli occhi stupiscono per gli infiniti giochi di luce.

È bene soffermarsi su questo aspetto: il disegno delle luci mi è sembrato uno dei punti di forza dello spettacolo, tutto centrato – non dimentichiamolo – sul tema della vista ingannatrice e della cecità che sa vedere oltre le apparenze. Così l’indovino Tiresia è interpretato da una Chiara Michelini bendata: qualcuno tra gli spettatori ricorderà il mito secondo cui Tiresia, avendo voluto dividere due serpenti colti nell’atto amoroso, era stato trasformato in donna (potendo sperimentare l’intensità dell’orgasmo femminile e compararla a quello maschile, in un rapporto di 9 a 1!).

Bravissimi tutti gli interpreti, a cominciare da Jared McNeill come Edipo. Chi ha visto e amato Macbettu ne ritroverà qui l’atmosfera cupa, con una Tebe ridotta a una scenografia minimalista che sorprende per le possibilità di declinazioni (appunto come in Macbettu).

Lo sgabello-trono su tre gambe allude al tripode delfico; il canto degli uccellini riecheggia quello che accoglie Edipo e Antigone quando giungono nel demo ateniese di Colono; la Sfinge interrogante (la già citata Michelini) ha due alette da angioletto (o diavoletto); lo sketch della porta che si apre e chiude spostando la lampada è una citazione della scena “Rimetta a posto la candela!” di Frankenstein Junior (si ride anche in Tragùdia, una lezione scespiriana cara a Serra).

Ma sono soprattutto i canti a dare il senso e il ritmo a questa Tragùdia, tra messa bizantina e rito pagano. Grazie a Serra l’inesauribile mito greco si arricchisce di una nuova rilettura.

Saul Stucchi

Tragùdia
Il canto di Edipo

liberamente ispirato alle opere di Sofocle e ai racconti del mito
regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra
traduzione in lingua grecanica Salvino Nucera
con Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini, Felice Montervino
voci e canti Bruno de Franceschi
collaborazione ai movimenti di scena Chiara Michelini
collaborazione al suono Gup Alcaro
collaborazione alle luci Stefano Bardelli
collaborazione ai costumi Serena Trevisi Marceddu
direzione tecnica Giorgia Mascia
tecnico del suono Alessandro Orrù
direzione di scena Luca Berettoni
costruzione scena Daniele Lepori, Serena Trevisi Marceddu, Loic Francois Hamelin
produzione Sardegna Teatro, Teatro Bellini, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due, in collaborazione con Compagnia Teatropersona, I Teatri di Reggio Emilia
distribuzione Sardegna Teatro – Danilo Soddu

Spettacolo in lingua grecanica con sovratitoli in italiano

Informazioni sullo spettacolo

Dove

Piccolo Teatro Strehler
Largo Greppi 1, Milano

Quando

Dal 29 ottobre al 3 novembre 2024

Orari e prezzi

Orari: martedì, giovedì e sabato 19.30
mercoledì e venerdì 20.30
domenica 16.00
Durata: 80 minuti senza intervallo

Biglietti: intero platea 33 €; intero balconata 26 €

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.piccoloteatro.org

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