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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Recensione del film “The Old Oak” di Ken Loach

4 Febbraio 2024

Recensione del film “The Old Oak” di Ken Loach

Prima o poi, sarebbe pur dovuto accadere: recensisco di un film da poco uscito in sala! The Old Oak è il ventisettesimo lungometraggio di Ken Loach e non è molto differente dagli altri che l’hanno preceduto. Perché Ken, nella sua lunga carriera è restato sempre fedele alla sua idea di cinema militante. E, pur nelle ovvie differenze, le sue pellicole hanno sempre un comune denominatore, vale a dire partire dagli ultimi per mostrare la profonda insensibilità di un mondo costruito sul trionfo del capitalismo.

E allora, affrontiamo subito questa caratteristica del cinema di Ken Loach.

Lui, nato da una famiglia di operai, si è sempre impegnato a sinistra, descrivendo la situazione difficile delle classi meno abbienti, soprattutto in Gran Bretagna e soprattutto dopo le ristrutturazioni operate dal governo Thatcher e da quelli successivi.

“Per la morte della Thatcher: privatizziamo il suo funerale. Mettilo in gara e accetta l’offerta più economica. È quello che avrebbe voluto.”

Ebla Mari e Dave Turner in una scena del film "The Old Oak" di Ken Loach

La sua posizione politica è sempre stata pubblicamente espressa: a sinistra del partito laburista, lo lascia sul finire degli anni Novanta in polemica con il New Labour di Tony Blair. Militando quindi sempre nella hard left inglese, si interessa spesso di problemi europei e mondiali, in collaborazione con Noam Chomsky, Gino Strada, Howard Zinn, Gilbert Achcar e altri.

“Se magari dicessimo la verità riguardo al passato, potremmo essere onesti con il presente.”

Detto che nel 2024 compirà 88 anni, prima dell’approdo nella settima arte, lavora per quasi dieci anni con la televisione (ABC e BBC). In quel periodo, in collaborazione con Tony Garnett crea un nuovo genere: il docu-drama, che utilizza tecniche documentaristiche per raccontare storie di fantasia. L’obiettivo è quello di creare consapevolezza politica nella classe operaia e nel ceto medio.

I suoi esordi sul grande schermo non sono premiati dal successo economico, fino al 1991, quando firma Riff-Raff – Meglio perderli che trovarli, seguito da Piovono pietre (1993), Ladybird Ladybird (1994) e tanti altri.

Come scrivevo per Naked di Mike Leigh, Loach ha fatto parte del Free Cinema Inglese. Se volessi, però esprimere un mio personale giudizio sui due registi di punta del movimento (Leigh e Loach), direi che -pur avendo entrambi un medesimo punto di partenza (la difficile condizione dei ceti meno abbienti) – svolgono il loro discorso in modo ben diverso. Mentre in Loach prevale la “lotta di classe” con gruppi di lavoratori che combattono per le loro cause, in Leigh, invece, il tono è più misurato, a volte persino ironico e compassionevole.

“Un film non è un movimento politico, un partito o anche un articolo. È solo un film. Nella migliore delle ipotesi può aggiungere la sua voce all’indignazione pubblica.”

Ken Loach ha uno stile essenziale, cronachistico; privilegia gli ambienti operai, i casi di disadattamento sociale o giovanile, i problemi dell’immigrazione e dell’emarginazione. Molto interessante è il rapporto che instaura con gli attori, spesse volte poco conosciuti che sembrano essere stati presi dalla strada. La sua grande forza (ma anche il suo limite) è il naturalismo dei suoi film, spesso con l’intento di toccare le corde più profonde dell’anima degli spettatori.

I suoi lavori hanno ricevuto molti riconoscimenti: a me basta citare le due Palme d’oro a Cannes (Il vento che accarezza l’erba, 2006 e Io, Daniel Blake, 2016) e il Leone d’oro alla carriera a Venezia nel 1994.

The Old OaK rispecchia fedelmente le caratteristiche tipiche dei film di Loach.

La storia è ambientata nel nord dell’Inghilterra, laddove fino a pochi anni prima tutta la zona viveva delle miniere, oramai in disuso. Nella comunità che fatica ad arrivare alla fine del mese, il governo decide di immettere un gruppo di rifugiati siriani.

“Non abbiamo niente e dobbiamo spartirlo con questi.”

La tensione fra i due gruppi cresce, proprio come succede quando le classi sociali più povere sono costrette a convivere con chi si trova in condizioni ancora peggiori.

“Cerchiamo sempre un capro espiatorio quando le cose vanno male.” (Yara)

La sceneggiatura è opera del fido Paul Laverty, la fotografia di Robbie Ryan e la musica di George Fenton. Quello che risalta, tuttavia, è lo stile asciutto, semplice del vecchio Ken che riesce a emozionare, senza mai cadere nella retorica.

Per la verità – come già in diversi altri film precedenti – Loach nel finale lascia aperta una piccola porta di speranza: c’è qualcosa capace di superare problemi che sembrano irrisolvibili. È la solidarietà, la capacità degli individui di avvicinarsi l’un l’altro e di lottare insieme.

“Quando si mangia insieme, si rimane uniti.”

Racconta Loach:

The Old Oak è il terzo film che giro nel nord est inglese, dove un tempo c’erano cantieri navali, acciaierie e miniere e quasi niente è stato fatto per rimpiazzarli. Hanno fallito sia i Tories, sia i Laburisti che in quella zona avevano le loro roccaforti. Molte famiglie se ne sono andate, i negozi hanno chiuso, come pure le scuole, le biblioteche e la maggior parte dei luoghi pubblici. Senza lavoro, sono arrivate la frustrazione e la disperazione, insieme con la comparsa dell’estrema destra. Nelle zone ove gli alloggi sono più economici, sono stati trasferiti individui vulnerabili e bisognosi e l’emergere di conflitti è diventato un fatto inevitabile”.

Quello che rimane in mente dopo aver visto The Old Oak è che, anche se la vicenda narrata (che prende spunto da un avvenimento realmente successo) è ambientata in una località precisa, potrebbe egualmente essersi svolta in qualsiasi altro posto.

Note e curiosità

Nel 2012, al Torino Film Festival, gli viene assegnato il Gran Premio. Lui lo rifiuta in segno di solidarietà verso i lavoratori precari impiegati al Museo nazionale del cinema.

Le location: il film è stato girato nella contea di Durham, a Murton, Horden e Easington. Il pub che dà il nome alla pellicola è il Victoria, locale di Murton, vuoto, con un proprietario molto gentile e disponibile (parole di Loach).

Su internet ho trovato un parallelo simpatico tra il Ken Loach di The Old Oak e ZeroCalcare di Questo mondo non mi renderà cattivo. Nonostante la grande differenza d’età tra i due, entrambi ambientano le loro storie nella periferia di Paesi tra i più ricchi del mondo, con le contraddizioni e i problemi che abbiamo detto.

L S D

The Old Oak

  • Regia: Ken Loach
  • Sceneggiatura: Paul Laverty
  • Interpreti: Dave Turner, Ebla Mari, Debbie Honeywood, Reuben Bainbridge, Rob Kirtley
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