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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Maria Paiato in “Stabat Mater” al Piccolo Teatro Studio

15 Febbraio 2018

Maria Paiato in “Stabat Mater” al Piccolo Teatro Studio

Ho visto diversi spettacoli con Maria Paiato. Ne ho apprezzato le corde drammatiche, finanche tragiche, nei ruoli di Medea, di Erodiade e dell’anziana signora a cui Arianna Scommegna faceva da badante (in “Due donne che ballano” di Josep Maria Benet i Jornet).

Maria Paiato in "Stabat Mater"Non ne conoscevo invece la verve comica. Fino a quando non ho assistito alla prima milanese di “Stabat Mater”, monologo (anzi: “oratorio per voce sola”) di Antonio Tarantino messo in scena al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano per la regia di Giuseppe Marini, con scene di Alessandro Chiti e disegno delle luci di Javier Delle Monache, mentre i costumi sono di Helga Williams e le musiche originali di Paolo Coletta.

La Paiato interpreta Maria Croce, una donna provata dalla vita che annaspa ma pur tuttavia cerca di non annegare nel mare di merda che la circonda. È una prostituta che ha avuto un figlio dal suo amante, Giovanni, sposato con un donnone che ripetutamente Maria definisce “mastello di gorgonzola”, tanto è grassa e puzzolente.

Maria ha evidentemente molti difetti, ma non è certo timida né stupida (“Mica c’ho scritto sale e tabacchi sulla fronte!”). Il suo monologo è un torrenziale fiume di improperi, di battute, di bestemmie, di stoccate contro tutti quelli che la circondano. Pur vivendo ai margini della società, Maria è tutt’altro che emarginata. È anzi, in qualche modo, protagonista della babelica Torino in cui sopravvive, più che vivere. Si muove avanti e indietro, dentro e fuori una pedana ad anello che ingloba tutto il suo mondo.

Maria Paiato in "Stabat Mater" - foto di Federico RivaCe l’ha con i Marocchini che comprano tutto a 2 mila lire e poi riempiono le navi che due volte la settimana partono da Genova colme di mercanzia italiana. Non sono come noi: hanno un sesso perverso! Caratteristica che peraltro condividono con le mogli dei nostri politici che ne vanno pazze (del resto le donne italiane hanno “la natura corta”…).

Un cardigan azzurro allude al manto della Vergine, il cui colore ne simboleggia la natura celeste. Maria Croce, invece, è decisamente terrena e terrigna. Nei vestiti dagli sgargianti colori ci sta stretta, ma se solo di decidesse a mettersi a dieta un paio di settimane, sicuramente (secondo lei) diverrebbe un figurino tale da risultare irriconoscibile per quelli del quartiere: “Ma è Maria quella?! No, no è Maria. Maria la conosco, io…”.

La sua lingua è impastata di prestiti dialettali e strafalcioni (“madre nobile” per “nubile”), ma viva e vivace, sferzante e inarrestabile, specchio della sua personalità. La lunga giaculatoria non è certo la preghiera “Stabat Mater” attribuita al beato Jacopone da Todi

Stabat Mater dolorosa
iuxta crucem lacrimosa,
dum pendebat Filius.

È il grido di dolore di una madre sola, abbandonata dall’uomo che ama (l’inaffidabile Giovanni), alla disperata ricerca di una soluzione per salvare il figlio, un povero Cristo che ha una bella testa ma si sta perdendo per strada… Quanti ha sacrifici ha fatto per lui!

L’ha nutrito a Nutella e Simmenthal e l’ha tenuto lontano dai giornaletti porno e dai “cupi” (gli omosessuali), senza mai arrendersi in un piccolo mondo alla deriva tra don Aldo, un santo che è ancora uomo e si vede, la Maddalena delle case popolari che fa intriganti cose con suo figlio (innominabili su una rivista, ma non a teatro), la signora Trabucco, funzionaria dell’Assistenza sociale e il dottor Ponzio che se ne lava le mani…

Abbandonata e disperata, Maria non si arrende. “Mi tocca di stare qui, da sola”. Ma noi spettatori le facciamo volentieri compagnia…

Iuxta crucem tecum stare,
Te libenter sociare
in planctu desidero.

Saul Stucchi
Foto di Federico Riva

Dal 13 al 18 febbraio 2018

Stabat Mater

  • di Antonio Tarantino
  • con Maria Paiato
  • regia Giuseppe Marini
  • scene Alessandro Chiti
  • costumi Helga Williams
  • musiche originali Paolo Coletta
  • disegno luci Javier Delle Monache

Orari:

  • Giovedì 15 febbraio 19:30
  • Venerdì 16 febbraio 20:30
  • Sabato 17 febbraio 19:30
  • Domenica 18 febbraio 16:00
  • durata: un’ora e 30 minuti senza intervallo

Biglietti:  platea 33 €, balconata 26 €

Piccolo Teatro Studio Melato
via Rivoli 6
Milano

Informazioni:
www.piccoloteatro.org

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