Undici anni fa, per la precisione nel gennaio del 2011, vidi al Teatro Menotti di Milano lo spettacolo “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore” di Concita De Gregorio, per la regia di Francesco Zecca. Sul palcoscenico recitava Lucrezia Lante della Rovere, accompagnata al pianoforte da Vicky Schaetzinger. Quello spettacolo metteva in scena una selezione delle tante storie raccontate dalla giornalista e scrittrice.
In “Dora pro nobis” – andato in scena al Teatro Oscar di Milano venerdì 25 e sabato 26 marzo – Federica Fracassi si concentra sulla sola storia di Dora Maar, la musa (una delle muse) di Picasso. Trasforma quel capitolo in un reading intenso che vede nella musica suonata dal vivo dal violoncellista Lamberto Curtoni più che un accompagnamento, un vero e proprio controcanto.

La De Gregorio si è data come compito quello di ritrarre la donna e non la figura resa immortale da Picasso (a quale prezzo, però, per lei?).
Dora è la luce nell’ombra. È la luminescenza nella malinconia, il desiderio inesausto e consapevole della sua sfortuna, insufficiente alla felicità eppure invece forte come nessuna costruzione risolta e riuscita può esserlo. È la vita stessa in lotta, in moto perpetuo. Il disamore, il disincontro.”
Ad affascinare Concita è quel disincontro, desencuentro nello spagnolo con cui l’autrice, da bambina ha imparato a pensare, quando ormai il Franchismo era agli scampoli.
La Spagna di oggi fa ancora i conti con il “machismo”, tanto che la cancellazione della legge sulla violenza maschile contro le donne è uno degli obiettivi dichiarati del partito di estrema destra Vox, insieme al ritiro di un’altra contestata legge, quella sulla Memoria storica. Il discorso andrebbe approfondito, ma ci porterebbe lontano e fuori tema. Meglio tornare allo spettacolo.
Il convitato tutt’altro che di pietra, ma pulsante di vita e sangue, è Pablo Picasso: non un uomo, ma una malattia, secondo Dora. È un Minotauro che si sazia delle sue vittime, pur egli stesso prigioniero dell’inscindibile coppia formata da Eros e Thanatos. Sentiva l’odore del sangue a distanza e destino ha voluto che incontrasse Dora in un bar mentre lei giocava a infilzarsi il coltello tra un dito e l’altro della mano, non centrando sempre la superficie del tavolino.

Si alternano, Federica Fracassi e Lamberto Curtoni, si contrappongono, s’inseguono e si sovrappongono, come Dora e Picasso (mai Pablo o Paul o Pablito: sempre e solo Picasso, il dio dell’arte). Qualcuno, nella piacevolissima e istruttiva chiacchierata degli interpreti con il pubblico, alla fine dello spettacolo, ha giustamente definito “melologo” questa forma di interazione.
La voce di Dora arriva al cuore dello spettatore anche se filtrata da una doppia mediazione, quella della scrittrice e poi quella dell’attrice. Ma in realtà a me sembrava che a parlare fosse sempre Picasso. Che sua fosse l’ultima parola in ogni dialogo. Sua dell’artista di Malaga, e la specificazione è necessaria perché anche la Maar era artista: fotografa, ma anche pittrice e poetessa.
Non avrebbe senso avventurarsi nel giochetto del “cosa sarebbe stata lei senza di lui?” o del “cosa sarebbe stato lui senza di lei?”. Entrambi, peraltro, ebbero altre storie. Lui non aveva remore: arrivò persino a dipingere Dora e la rivale Marie-Thérèse sullo stesso divano e nello stesso giorno, a poche ore di distanza l’una dall’altra. Altrettanto insensato sarebbe chiedersi “chi dei due, potendo tornare indietro, avrebbe evitato di farsi incantare dall’altro, in quel primo incontro al bar?”.
Con alti e bassi come nelle storie di tutti noi – ma a livelli difficilmente immaginabili, se non altro per il contesto – vissero un’intensa storia d’amore, anzi di “malamore”. Ma mentre Federica dipanava la sua rete di parole e Lamberto ci dava dentro con l’archetto, dialogando e bisticciando in quelli che sembravano preliminari di un incontro d’amore, io pensavo al proverbio che Julian Barnes riporta nel suo romanzo (che consiglio) “Il rumore del tempo” (Einaudi): “Non c’è peggior bugiardo del testimone oculare”.
Saul Stucchi
Foto di Giovanna Paolillo
Dora pro nobis
da “Malamore” di Concita De GregorioCon Federica Fracassi (voce) e Lamberto Curtoni (violoncello)
Musiche originali Lamberto Curtoni
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro Oscarvia Lattanzio 58, Milano
Quando
25 e 26 marzo 2022Orari e prezzi
Orari: 20:30Biglietti: intero 18 €; ridotti 15/10 €