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Voi siete qui: Biblioteca » “Lo scialle di Marie Dudon” e altre perle di Simenon

2 Maggio 2021

“Lo scialle di Marie Dudon” e altre perle di Simenon

“L’ALIBI della domenica” è dedicato questa settimana a una raccolta di racconti di Simenon.

Vi viene in mente il nome di un autore i cui libri si leggano con immutato piacere che ci si trovi in spiaggia o davanti al camino, sotto il piumone o a bordo piscina, in vacanza o nei dopocena dei giorni feriali, magari di una settimana di primavera autunnale come quella appena trascorsa?

Di un altro autore oltre a Georges Simenon, ovviamente intendo. A me no, non viene in mente. Dovrei proprio sforzarmi per individuare qualche altro candidato, ma difficilmente sarebbero nomi “per tutte le stagioni” e le condizioni d’animo del lettore.

Prendiamo l’ultimo Simenon pubblicato da Adelphi, ovvero “Lo scialle di Marie Dudon. E altri racconti” (per la traduzione di Marina Di Leo).

Georges Simenon, "Lo scialle di Marie Dudon" e altri racconti, Adelphi

Sono dieci racconti, uno più bello dell’altro. Si possono divorare in una full immersion dal primo all’ultimo sdraiati sul divano, magari un sabato di maggio come ieri. O degustarli uno al giorno, come deliziosi dessert monoporzione. Ma un’avvertenza è d’obbligo, miei lettori: come sempre, le storie di Simenon lasciano un sapore dalle note amare, più o meno intense a seconda dei casi. È il gusto amaro della vita, verrebbe da dire, parafrasando una celebre pubblicità.

Micro-romanzi

A ben vedere quelli raccolti in questo volume sono più che racconti. Si meritano la definizione di “micro-romanzi”. Citiamo l’abbrivo de “La spilla a forma di ferro di cavallo”.

La lattaia era ancora in fondo alla strada, e le restavano solo le ultime due case prima di svoltare per rue de l’Enseignement. Dietro la staccionata verde della falegnameria di Halkin la sega elettrica cadenzava il ritmo dell’universo, e il cielo azzurro era percorso da fremiti misteriosi, da forme invisibili che aleggiavano, che si intuivano, ma che sparivano ogni qualvolta si tentava di metterle a fuoco”.

Non vi trovate già immersi in una storia, dopo un solo paragrafo? Non vi viene voglia di leggere tutto il resto? Non vi ha dato la scossa la frase “la sega elettrica cadenzava il ritmo dell’universo”?

In ciascun racconto Simenon dà prova della sua arte e del suo artigianato, entrambi di altissimo livello. Una pennellata qui, un dettaglio là (le bolle nella vernice con cui è stata malamente dipinta una porta, per esempio), un ammiccamento pruriginoso (“L’avete vista?… Be’, poco fa era… Ehm!… Era mezza nuda…”), un tocco d’ironia talmente lieve che sfugge al lettore più distratto, come il soprannome Absalon affibbiato al cameriere calvo de “Il dito di Barraquier”, il racconto che apre la raccolta.

Assalonne era un principe ebreo dal corpo bellissimo e dai capelli lunghi e folti che però gli costarono la vita. Fece davvero una brutta fine, raccontata nel capitolo 18 del Secondo Libro di Samuele. Ma ci sono anche due vecchietti che, per antifrasi, si meritano il nomignolo di Filemone e Bauci (qui rimando all’ottavo libro delle Metamorfosi di Ovidio) e un negro chiamato Giona “con il pretesto che somiglia a una balena”.

Simenon in provincia

“Il barone della chiusa ovvero La crociera del Potam“ ha invece un tema e toni che potremmo definire oraziani. Simenon ritorna qui a una delle sue ambientazioni più classiche, quel piccolo mondo delle chiuse abitato da stanziali e frequentato da trasportatori abituali, in cui irrompono estranei a sconvolgere la routine, prima che l’ondata provocata dal loro passaggio si plachi e torni la quiete.

Se con Maigret Simenon è il pittore di Parigi, in molti romanzi e racconti si fa pittore della provincia francese, ritratta con i suoi costumi, ritmi e riti, passioni e maneggi. In molte pagine il lettore affezionato ritrova situazioni, colorature, spunti e situazioni “alla Simenon”, declinate in diverse varianti in altri suoi lavori, come il tizio, “doveva essere un commerciante di bestiame”, che “rideva rumorosamente, stuzzicando una ragazza enorme”, in cui s’imbatte il protagonista de “La ribellione del Canarino”. Mi ha ricordato un personaggio, altrettanto ripugnante descritto ne “La fattoria del Coup de Vague”.

L’argent

Potremmo prendere il denaro come fil rouge che unisce questi racconti. E infatti “l’argent” è il titolo della splendida illustrazione scelta per la copertina del volume. Si tratta della xilografia di Félix Vallotton “Il denaro”, tratta dalla serie “Intimités” apparsa nel 1898 sulla «Revue blanche».

L’ho vista esposta nella mostra “Paris, à nous deux!” (Parigi, a noi due!) allestita nel 2015 al Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna. Ai tempi ne scrissi una recensione qui su ALIBI. Perdonatemi il vezzo dell’autocitazione:

La Camera rossa di Félix Vallotton è un concentrato di simboli che smascherano il tradimento e l’adulterio di una coppia di amici. Dello stesso artista sono esposte anche le dieci scenette della serie “Intimità”, vero e proprio J’Accuse contro l’ipocrisia della coppia borghese che vive di menzogne e pensa soltanto al denaro”.

Ecco: numerosi personaggi di questi racconti sono ossessionati dal denaro, cioè essenzialmente dalla sua mancanza. I soldi fanno una bella differenza nella vita, pensano e ne sono convinti. “Sentivo parlare di soldi dalla mattina alla sera, di soldi che mancavano, di soldi che servivano con urgenza”, dice una di loro, per poi aggiungere, più avanti, questa acuta osservazione da lettrice (dietro la quale, ovviamente, c’è l’autore): “Nei romanzi gli innamorati sono sempre ricchi o, se all’inizio non lo sono, lo diventano miracolosamente nell’ultimo capitolo, sicché hanno l’aria di aver giocato a fare i poveri”.

In questi racconti, invece, i personaggi non giocano a fare i poveri. Sono in ristrettezze e cercano il modo di uscirne. Tutti i protagonisti vorrebbero cambiare condizione o ambiente o situazione. Ma è pur vero che “a ciascuno i propri guai. La vicina, la madre di Ninie, aveva sempre mal di stomaco. La lavandaia, invece, non parlava d’altro che della sua schiena”.

Quando chiuderà la raccolta, il lettore probabilmente non sarà in grado di indicare il titolo di UN racconto più bello degli altri. Ma si sentirà appagato, anche se non sazio. Com’è possibile saziarsi di Simenon? Ancora e ancora! Per fortuna non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Saul Stucchi
In copertina: Félix Vallotton, Il denaro (dalla serie Intimités ap­parsa nel 1898 sulla «Revue blan­che»). The Art Institute of Chi­cago.

Georges Simenon
Lo scialle di Marie Dudon
e altri racconti

Traduzione di Marina Di Leo
Adelphi
Collana gli Adelphi, 623
2021, 2ª ediz., 172 pagine
12 €

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