Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini (1975): decisamente un film “difficile”.
Mi spiego meglio. Se non avessi paura di cadere nella retorica, direi quasi un film “maledetto”. Perché il buon Pier Paolo ha voluto esasperare il suo discorso ed è andato, secondo me, oltre i limiti. Non è una pellicola che incuta paura, ma le immagini che ci arrivano sembrano fatte apposta (anche quelle che non vengono mostrate direttamente) per farci voltare la testa dall’altra parte e stornare lo sguardo dal video.
Tralascio o sintetizzo al massimo la biografia di Pasolini, sia perché molto conosciuto sia perché ha lasciato un’impronta maggiore nella letteratura o nella saggistica che non nella Settima arte (ma questo è un punto di vista personale).
La vita
Pasolini nasce a Bologna nel 1922 e muore a Ostia il 2 novembre del 1975. L’aspetto più interessante della sua biografia è che si cimenta (spesso con ottimi risultati) in diversi campi artistici: è poeta, scrittore, pittore, drammaturgo, sceneggiatore, attore e regista, oltreché linguista, saggista e traduttore (dal latino, dal francese, dall’italiano in friulano, dal greco antico in friulano e in italiano).
Sempre particolarmente attento a quanto avviene nella storia dell’Italia, dalla Seconda guerra mondiale in poi, più volte si assume il ruolo di critico assai severo riguardo l’evoluzione che sta vivendo la nostra società. Lo sviluppo imponente del capitalismo e l’ascesa della classe borghese di pari passo con l’affermarsi del consumismo, sono uno dei suoi bersagli preferiti e sono al centro di Salò.

L’Italia è un paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c’è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra, soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra.”
Nella sua visione del mondo di derivazione marxista, Pier Paolo non sopporta la cultura borghese (da cui per altro proviene) per il suo spirito di omologazione, nella quale ogni dissenso e ogni diversità sono repressi e rifiutati. In contrasto con questa visione, trova una originalità culturale nel mondo contadino e dal momento in cui si trasferisce a Roma, nel sottoproletariato urbano.
L’altro aspetto che voglio ricordare della sua vita è la ostentata omosessualità, che gli ha provocato guai con la legge e che potrebbe essere alla base della sua morte.
La mia vita futura non sarà certo quella di un professore universitario: ormai su di me c’è il segno di Rimbaud o di Campana o anche di Wilde, che io lo voglia o no, che altri lo accettino o no.”
Dicevo “potrebbe” perché Pasolini viene ucciso a 53 anni sul litorale di Ostia, in una serata trasgressiva, dopo essere stato percosso e travolto dalla sua stessa auto. Si autoaccusa del delitto un ragazzo di vita, Giuseppe Pino Pelosi (morto nel 2017), ma la ricostruzione dei magistrati lascia ancora oggi spazio ai dubbi. Non entro nei particolari ma, dal momento che mi interesso di cinema, mi sia concesso almeno citare il film Pasolini, un delitto italiano di Marco Tullio Giordana nel quale si avanza l’ipotesi che le conclusioni dei processi avessero omesso altre possibilità.
Approdato dunque al cinema, sintetizzo il percorso di Pasolini in questo campo.
Il cinema
Già negli anni Cinquanta collabora alla sceneggiatura di lavori per Bolognini e Fellini, prima di firmare come regista Accattone (1961). Il film non ottiene il visto della censura per la proiezione nelle sale ma, nonostante ciò, arriva fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Dopo l’accoglienza piuttosto tempestosa alla mostra, Accattone è il primo lungometraggio italiano a ottenere il divieto ai minori di 18 anni. È anche il primo di una lunga serie di vicissitudini giudiziarie: tra sequestri e processi, Pier Paolo arriva a subirne 33.
Altre sue opere importanti sono Mamma Roma (1962), Uccellacci e uccellini (1966) , Edipo re (1967), Medea (1969), Il vangelo secondo Matteo (1964).
Negli anni Settanta si dedica alla cosiddetta trilogia della vita: Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il Fiore delle Mille e una notte(1974).
L’ultimo suo lavoro, uscito postumo, è appunto Salò o le 120 giornate di Sodoma, film che avrebbe dovuto inaugurare la trilogia della morte.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Pasolini, il suo impegno nell’ambito della Settima arte può essere considerato come una continuazione e un superamento dell’esperienza del Neorealismo [vedi, per esempio, Il generale Della Rovere o Ladri di biciclette]. Tuttavia le tematiche via via affrontate e un ripiegamento progressivo nel mito, hanno portato molti critici a non comprendere completamente il corso dell’evoluzione del suo cinema.
Inoltre, nei suoi film, c’è una continua commistione di sacro e profano, di mito e storia, di realismo e religiosità: l’alto e il basso non sono facilmente distinguibili, così il sesso diventa sacro come l’anima e lo spirito si manifestano anche nella carne.
Le caratteristiche tecniche del cinema di Pasolini sono la fotografia sgranata ed estremamente contrastata, le riprese con la macchina a spalla, le ripetute inquadrature fisse e mute, tutte scelte che da Accattone in poi ritornano nelle diverse pellicole.
Il film
E ora Salò o le 120 giornate di Sodoma.
Non c’è niente di più contagioso del male.” (l’Eccellenza)
Alla base dell’opera c’è Donatien-Alphonse-François de Sade con Le 120 giornate di Sodoma e anche la vergognosa pagina storica della Repubblica di Salò. Il film è diviso in capitoli che riprendono i gironi danteschi: quattro, così come quattro sono i protagonisti che impersonano le diverse forme di potere (nobiliare, religioso, giudiziario ed economico).
Tutti i principi morali universali sono oziose fantasie.” (Marchese de Sade)
Alla sceneggiatura collaborano Sergio Citti e Pupi Avati; la scenografia che riproduce la ricercatezza liberty è opera di Dante Ferretti; la fotografia è del solito (solito perché sempre a fianco di Pier Paolo, sin dai primi lavori) Tonino Delli Colli e la musica lieve e straniante si deve a Ennio Morricone.
Rispetto alla trilogia della vita, dominata dal piacere, là ove c’era un sesso, gioioso e solare, in Salò questo elemento assume una connotazione politica, è visto come un atto brutale che riproduce la dinamica dei rapporti di forza all’interno del mondo capitalista.
Tutto è buono quando è eccessivo.” (il Vescovo)
Il film presenta una struttura complessa, con citazioni e riferimenti ad altre forme artistiche (pittura, musica, filosofia) e lo stupro continuo e feroce delle vittime da parte dei quattro signori rende la storia raccontata una metafora del mondo reale, nel quale il potere si concretizza con una incessante prevaricazione e una altrettanto infinita ripetizione.
In conclusione ritorno su quanto dicevo all’inizio. Al di là del discorso filosofico o sociologico, perfettamente condivisibile, mettere in mostra con immagini molto crude le più atroci violenze fisiche o psicologiche, unite al gelo documentario delle modalità di ripresa, fanno diventare questo film un’opera inguardabile per diversi spettatori.
Note e osservazioni
Pier Paolo Pasolini non ha goduto in Italia di molti riconoscimenti (sto parlando sempre dell’ambito cinematografico). Fuori dai confini patrii, invece, è stato premiato molto spesso: ricordo almeno l’Orso d’argento a Berlino nel 1971 per Il Decameron; l’Orso d’oro nello stesso festival nel 1972 per I racconti di Canterbury e il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 1974 per Il fiore delle Mille e una notte.
Dal 13 dicembre 2012 al 5 gennaio 2013, al MOMA di New York si è tenuta una retrospettiva completa sulla produzione cinematografica di Pasolini
Diversi artisti italiani ed esteri hanno voluto rendere un omaggio alla figura di Pier Paolo: una lunghissima lettera affettuosa di Oriana Fallaci; un film di Abel Ferrara (Pasolini); una canzone di Fabrizio De André (Una storia sbagliata). Inoltre numerosi sono anche gli omaggi tributati per mezzo del fumetto.
L S D
Salò o le 120 giornate di Sodoma
- Regia: Pier Paolo Pasolini
- Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti, Pupi Avati
- Fotografia: Tonino Delli Colli
- Interpreti: Paolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Uberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti, Caterina Boratto, Elsa De Giorgi, Hélène Surgère