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13 Marzo 2026

Da Maschietto Editore “Riflessi inversi” di Enrico Bruschi

Quando Giovanni Pascoli muore, la notte del 6 aprile 1912, poco prima chiede alla sorella Maria, detta Mariù, di tumularlo nell’unico posto dove sia mai stato felice: Castelvecchio. Così il feretro del poeta viene trasportato, su un treno accompagnato da un manipolo di Corazzieri – messi a disposizione dalla regina madre Margherita – che, da Bologna, dove il poeta viveva ed è morto, lo scorteranno al piccolo borgo.

Così inizia Riflessi inversi – Nella mente di Mariù Pascoli (per Maschietto Editore, 2025) di Enrico Bruschi.

No, il vero protagonista non è il poeta delle piccole cose, ma Mariù che − prima accanto al corpo del fratello, poi sul treno − ripensa alla sua vita, a quella del fratello e a ciò che rimane del ricordo di una famiglia colpita nel profondo, quando il padre quel 10 agosto di tanti anni prima è stato ucciso.

Mariù deve prendere delle decisioni, deve guardarsi da tutti coloro che vorrebbero, per motivi diversi, che il fratello riposasse in altri luoghi e non a Castelvecchio. Tutti, ora che è diventato un poeta affermato vogliono appropriarsi del corpo del Poeta.

Lo Stato italiano vuole trasformarlo in un simbolo di unità nazionale, proprio per riportare l’entusiasmo in un Paese impantanato in una guerra coloniale che dissangua risorse. C’è chi lo vorrebbe, all’università di Bologna, seppellito vicino a Giosuè Carducci; mentre la giunta comunale di Barga vorrebbe che fosse tumulato lì. Mariù − per la prima volta, in vita sua − si ritrova a discutere con uomini che hanno un ruolo sociale, istituzionale e sono in grado di manipolare le persone.

Mariù − vissuta all’ombra della famiglia Pascoli e, in seguito, di Giovanni – ha solo aiutato suo fratello tutta la vita. Ne ha visto il talento, ma anche le speranze tradite da quelli che ora vogliono farne un simbolo.

Carducci ha visto del talento in Pascoli, ma non l’ha aiutato, anzi lo ha visto come un rivale. Le istituzioni non hanno ascoltato le suppliche che il fratello indirizzava per un posto migliore dove insegnare. I padri Scolopi e il Comune di Barga non hanno sborsato un centesimo per aiutare la famiglia Pascoli dopo la morte del padre Ruggero.

Sta di fatto che, dopo il 6 aprile, l’Italia di Giolitti si ferma e vuole rendere omaggio al poeta delle piccole cose. Studenti, gente comune, giovani universitari con in mano le poesie di Pascoli accorrono alle stazioni, nelle quali passa il treno su cui viaggiano le sorelle Pascoli, gli amici più stretti e il feretro, per rendere omaggio a un uomo e a un poeta che li ha toccati nel profondo.

Presto la mente di Mariù ripercorre nelle lunghe ore del viaggio la vita della famiglia, e con amarezza afferma che «tutto nella nostra famiglia diventa tragico». Così in ogni capitolo si raccontano di tutti coloro che hanno avuto un ruolo nella vita di Pascoli: Ida; il fratello Falino; Bibiana, la domestica; Ruggero, il figlio del maestro di Barga; Arturo Toscanini, che per un paio di giorni soggiornò a casa del poeta; il fratello Giacomo, che fece da padre ai fratelli più piccoli dopo la morte di Pascoli senior; Carducci e Antonio Costa (che viene ricordato per l’adesione al partito anarchico quando il poeta era un giovane rivoluzionario); la zia Rita, che ospitò per un po’ le due sorelle a Sogliano; Giuseppe Longoni, un ex studente; Imelde, la donna che Pascoli avrebbe dovuto sposare, ma a cui rinuncia per ‘ricostruire il nido’; Cesare Aligiari, il custode del camposanto di Bologna dove erano sepolti i genitori di Pascoli; ma anche un capostazione che vuole sia consegnato, come omaggio, un libro di versi del Maestro, appartenuto al figlio morto nella guerra di Libia.

In Riflessi inversi − nella mente di Mariù Pascoli si racconta anche di altro. Lentamente e sapientemente Enrico Bruschi mette in evidenze le incrinature tra Mariù e Ida. Perché Ida sembra essere interessata solo a dividere l’eredità del fratello. E non manca di rimproverare la sorella di volersi accaparrare il lascito economico di Giovanni.

Rinfaccia più volte a Mariù che deve pensare ai suoi figli; rimprovera le scelte di Mariù – prima fra tutte di aver sprecato la sua vita e di aver ostacolato la felicità dello stesso Giovanni, che si è trovato a rinunciare al matrimonio per badare ai suoi capricci di bambina. Non solo: Ida le rifaccia di non aver voluto che a Giovanni fosse somministrata l’estrema unzione. E di essere ancora legata ai ricordi della loro dolorosa infanzia. «Dovresti iniziare a lasciarti alle spalle tutti quei ricordi», le dice Ida. Con la supponenza di chi non comprende il bisogno di «entrambi di rendere giustizia ai morti».

Leggendo il romanzo, fedele a quando scritto da Mariù anni dopo, si capisce che il legame tra i due fratelli non era morboso e illecito − come in molte storie della letteratura è stato scritto più volte− ma una profonda unione. Un sodalizio scelto da entrambi. Come se Giovanni e Mariù oltre a custodire la memoria familiare, avessero voluto l’uno proteggere l’altra dai dolori della vita.

Oltre a queste venature di risentimento, molto comuni nelle famiglie, il romanzo mostra un’altra storia: la storia di Mariù, rilegata all’ombra del poeta, ma che in realtà è stata molto di più che una segretaria. Sì, ha corretto bozze o scritto lettere per lui, ma ha anche lei scritto poesie. D’Annunzio ne ha fatto pubblcare alcune nella rivista, «Il Marzocco». Anche se questo fece infuriare Pascoli, non perché non credesse nel talento della sorella, ma perché sapeva che la società letteraria italiana non era ancora pronta per le donne. Matilde Serao, Amalia Guglielminetti, Ada Negri erano e sarebbero state solo eccezioni in un mondo fatto di uomini che disprezzavano apertamente le donne e non ammettevano che queste entrassero a farne parte. In quegli stessi anni in Inghilterra Virginia Woolf (che viene citata nel romanzo) dà vita al gruppo Bloomsbury.

Leggendo il libro di Bruschi si capisce che in realtà Mariù è stata qualcosa di diverso dalla semplice e riservata, pudica vestale del poeta delle Myricae. Oltre a essere poetessa, Mariù ha coltivato delle amicizie con due donne: Vittoria Aganoor ed Eugenia Codronchi.

Enrico Bruschi non si limita a raccontare quello che in parte si conosce della vita del poeta delle Myricae, a mostrare la vita e i pensieri di una donna – il romanzo in terza persona è un monologo interiore e in alcuni momenti si passa dalla terza persona alla prima – che la storia della letteratura a voluto relegare al ruolo di segretaria. Di timida vestale del talento di Giovanni Pascoli.

Mariù invece emerge dall’ombra come una donna forte. Capace di affermare ciò che pensa. E che sa che il suo posto purtroppo è relegato nell’ombra. Ma ciò le permise di essere una donna colta, scoprire il mondo inesplorato d’un amore, scrivere i suoi versi (Bruschi cita Fiorenza Weinapple, una professoressa di Princeton, che nel 2007 ha pubblicato un saggio critico, Le foglie levi di Sybilla. L’opera e la scrittura di Maria Pascoli, in cui la studiosa analizza l’opera e lo stile di Mariù).

Il libro è proposto da Maria Concetta Mattei per la LXXX edizione del Premio Strega.

Claudio Cherin

Enrico Bruschi
Riflessi inversi
Nella mente di Mariù Pascoli

Maschietto Editore
2025, 232 pagine
20,90 €

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