In arrivo da Torino, dove ha debuttato in prima nazionale al Teatro Carignano lo scorso 7 marzo per rimanere in cartellone fino al 26, ieri sera il Riccardo III di Shakespeare del drammaturgo ungherese Ármin Szabó-Székely ha avuto la sua prima rappresentazione milanese al Teatro Elfo Puccini. Rimarrà in Sala Shakespeare fino a domenica 2 aprile.
Ne firma la regia Kriszta Székely, artista associata del Teatro Stabile di Torino che ha prodotto lo spettacolo insieme al Teatro Stabile di Bolzano e all’Emilia Romagna Teatro ERT (l’ho riconosciuta in sala, a poche poltrone di distanza dalla mia).

Italianissimi gli interpreti, a cominciare da Paolo Pierobon nel ruolo del titolo. Dico subito che la sua interpretazione vale almeno metà spettacolo. In trent’anni ho visto un bel po’ di Riccardi III (contro – se non ricordo male – un solo Riccardo II, interpretato da Maddalena Crippa), non solo in Italia né solo in italiano.
Sul gradino più alto del podio della mia personalissima classifica siede, inarrivabile, Kevin Spacey, sublime diavolo zoppo e meschino, diretto da Sam Mendes (visto a Napoli nel 2011). Ieri sera Pierobon me l’ha ricordato più di una volta e non posso che fargli i miei complimenti: si merita un argento che vale oro. Il suo duca di Gloucester è mefistofelico al punto giusto. Tra l’altro non dev’essere fatica da poco recitare per due ore e mezza con la mano in tasca per esprimere la deformità dell’uomo che volle farsi re, per usare il titolo di una celebre novella di Kipling.
Gli fanno da corona – è il caso di dire – bravi attori. Ho apprezzato in particolare la prova delle interpreti femminili, soprattutto Elisabetta Mazzullo come l’omonima moglie del re Edoardo IV e Lisa Lendaro come Lady Anna.

L’ambientazione è in uno chalet di montagna (Svizzera?) ai giorni nostri. L’adattamento di Szabó-Székely, infatti, traslata gli ultimi atti della guerra tra Lancaster e York all’epoca attuale. Fake news, populismo, televisione e social media prendono il posto dei corrispettivi di cinque secoli fa (mutatis mutandis). Anche il linguaggio viene profondamente – pesantemente – aggiornato, mentre il celeberrimo monologo iniziale di Gloucester (Now is the winter of our discontent / Made glorious summer by this sun of York) è posticipato non di poco.
Lo spettatore ha intanto il tempo di familiarizzarsi con il salto temporale. Il duca è una figura di secondo o terzo piano in cerca di visibilità. Saltella alle spalle del regale fratello per essere inquadrato dalla telecamera mentre il sovrano si rivolge alla nazione.
La trasposizione non è un problema, di per sé, e non è nemmeno originalissima. Mi pare, tuttavia, che qualcosa stoni. In alcune scene il cambio di registro mi è sembrato troppo violento e repentino, cosicché il passaggio dal drammatico (o addirittura tragico) al farsesco o grottesco spiazza e interrompe la finzione scenica.
Quella reale appare una famiglia di squinternati – cosa che peraltro sembra essere una regola, almeno dai Giulio Claudii in poi – pronti ad azzannarsi e a cambiare cordata a ogni riunione del consiglio d’amministrazione di quell’azienda che chiamano Stato. Tra parentesi: i paralleli con la politica internazionale contemporanea sono fin troppo sottolineati (nella parte finale addirittura da lasciar perplessi).
Ma come dicevo più sopra, Paolo Pierobon da solo vale il biglietto. I suoi monologhi vi rimarranno impressi e questo suo Riccardo III sarà per voi, come per me, un punto di riferimento.
Saul Stucchi
Foto di Luigi De Palma
Riccardo III
da William Shakespeareadattamento Ármin Szabó-Székely
traduzione Tamara Török
regia Kriszta Székely
con Paolo Pierobon, Matteo Alì, Stefano Guerrieri, Manuela Kustermann, Lisa Lendaro, Nicola Lorusso, Alberto Boubakar Malanchino, Elisabetta Mazzullo, Nicola Pannelli, Marta Pizzigallo, Francesco Bolo Rossini, Jacopo Venturiero e con, in video, Alessandro Bonardo, Tommaso Labis
scene Botond Devich
costumi Dóra Pattantyus
luci Pasquale Mari
suono Claudio Tortorici
video Vince Varga
assistente luci Gianni Bertoli
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro Elfo PucciniCorso Buenos Aires 33, Milano
Quando
Dal 28 marzo al 2 aprile 2023Orari e prezzi
Orari: da martedì a sabato 20.30domenica 16.00
Durata: 2 ore e 35 minuti più intervallo
Biglietti: da 22 € a 34 €