“Questo caso è fichissimo. Vecchi inquietanti, ostie avvelenate, omicidio chiaramente rituale”. Lo dice a pagina 271 de “Il punto di vista di Dio” di Antonio Paolacci e Paola Ronco (edito da Piemme) la bella Sarah portando su un vassoio tutto l’occorrente per preparare un Ti’ Punch, anzi tre (la raccomandazione è d’obbligo: ci vuole il lime, non il limone!).
Ma la ragazza si sbaglia o è perlomeno imprecisa. Tanto per cominciare non si dice vecchi, ma anziani. E diciamocelo una volta per tutte: il politicamente corretto è come la democrazia secondo Churchill: fa schifo, ma è sempre meglio di tutto il resto (stiamo parafrasando, l’avrete capito).
In secondo luogo qui non abbiamo a che fare con ostie, bensì con particole. L’ostia è quella che prende per sé il sacerdote, mentre le particole – più piccole, ma della stessa sostanza dell’ostia – sono somministrate ai fedeli che partecipano alla mensa del Signore. Che poi si tratti effettivamente o meno di un omicidio rituale lo lasciamo scoprire ai lettori.

Ci limitiamo a riferire che la vittima è Sergio Bruzzone, professore in pensione, e che costui muore in una chiesetta del centro di Genova. Possiamo poi anticipare qualcos’altro della trama, senza rovinare al lettore il piacere della lettura. Diciamo dunque che i principali sospettati sono un gruppo di pensionati accomunati dalla passione per i romanzi gialli. Un vero e proprio circolo di lettura.
Oltre alla vittima (che non sia il caso di usare il termine “compianto” sarà ben presto chiaro), ne fanno parte la professoressa Scaturchio, la dottoressa Salati, la coppia di farmacisti Parodi (loro ancora in attività), il maresciallo dei carabinieri Scialoja, lo scrittore (a pagamento, suo: s’intende) Malpighi.
Nei radar degli inquirenti finiscono inevitabilmente anche l’ancora giovane vedova di Bruzzone, Carmen Cabrera, cilena da oltre vent’anni residente in Italia, e don Gabriele Mola, insieme ad altri personaggi “secondari”. I collegamenti tra le persone qui menzionate e le altre si scoprono naturalmente pagina dopo pagina e noi non possiamo rivelarli.
Dedichiamoci allora all’altra parte, quella appunto impegnata nelle indagini o coinvolta in qualche modo con gli inquirenti. Ce la possiamo cavare citando il verso virgiliano “Trahit sua quemquem volutpas”. Il vicequestore aggiunto Paolo Nigra – lo menzioniamo soltanto a questo punto perché siamo convinti che se siete arrivati fino a qui già lo conoscete e amate – non vede l’ora di abbracciare il suo compagno, l’attore di fiction nazionalpopolari Rocco Antonelli, alle prese con il problema del coming out. Ma qua e là fanno capolino gli ex di Nigra e va segnalata una new entry che arriva per restare, crediamo…
C’è invece tensione tra il sostituto procuratore Evangelisti e l’estroversa Sarah, mentre l’ispettore capo Caccialepori… Beh, scopritelo da soli. Qui vi riportiamo soltanto un brano preso da pagina 96:
Probabilmente l’ispettore capo aveva un’idea tutta sua e molto romantica di cosa significasse farsi intervistare da uno scrittore e, come molti colleghi, era facile che vagheggiasse la possibilità di essere immortalato in veste di personaggio in un romanzo, senza rendersi conto che al massimo avrebbe potuto aspirare a trovarsi raffigurato come l’aiutante ipocondriaco dell’investigatore protagonista”.
La premiata coppia Paolacci & Ronco gioca la carta della metaletteratura con i propri personaggi, sospesi tra narrazione e realtà. Ma tutto il romanzo “Il punto di vista di Dio” è un divertissement sul genere del giallo, perché per un bel pezzo “la polizia brancola nel buio”.
Gli autori si confrontano con tutti i cliché del genere, maneggiandoli con perizia e manifesta simpatia. Citazioni, strizzatine d’occhio, riferimenti, battute, da Sherlock Holmes a Poirot, passando per l’ispettore Coliandro, da Eike Pies a G. K. Chesterton fino a Simenon.

Abilmente congegnato, il doppio meccanismo della trama principale e della celebrazione del romanzo investigativo procura un raffinato piacere al lettore, pagina dopo pagina. Come nella ricetta del Ti’ Punch, ritornano qui tutti gli ingredienti che abbiamo apprezzato in “Nuvole barocche” e nel racconto “Passaggi di tempo”.
La commedia umana della questura: ritroviamo la Santamaria con la sua inseparabile pipa, Musso con i vestiti alla Poirot che si lascia sfuggire una perla come “movimenti sospetti normali”, l’esaltato Paolin e il Digos Marchionne, con il quale Nigra si scontra a un livello da “scuole medie”.
Fuori c’è Genova dal “perenne contrasto tra lerciume e meraviglia”, con i suoi ingorghi, i “caruggi sconnessi” e le chiese, il ristorante “Il fabbro” e il bar di Chico, le scritte sui muri come “Innamorati della vita, devoti del plutonio”. Una città complicata che non può non influire su quelli che ci vivono. In questo caso ha davvero ragione Sarah: “Sai cosa ho sempre pensato? Che a uno viene il cervello diverso a seconda di dove abita”.

La playlist del caso suona un mix che tiene insieme Bob Dylan e i Subsonica, i Massive Attack e Amon Tobin (ma noi attendiamo con trepidazione i CCCP e derivati). E anche i lettori che non praticano il Tai Chi possono far tesoro di questa lezione: “La mente si inganna quando crede che l’apprendimento proceda in avanti come una linea retta. Piuttosto è un cerchio, una spirale che ruota sulla spinta dell’alternanza di Yin e Yang. Tutto ciò che conosci va imparato di nuovo, ancora e ancora, ciclicamente, ogni volta in modo più profondo. Non si tratta di accumulare, si tratta di comprendere”.
Vale anche per i vecchi di Genova, “sempre con rispetto parlando…”, come dice la Santamaria.
Saul Stucchi
Antonio Paolacci e Paola Ronco
Il punto di vista di Dio
Piemme
2020, pagine 352
17,90 €