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Voi siete qui: Biblioteca » Da Mimesis un volume collettivo sul cineasta Paul Schrader

24 Agosto 2016

Da Mimesis un volume collettivo sul cineasta Paul Schrader

copertina del libro "Paul Schrader - Il cinema della trascendenza" edito da MimesisContinua presso le Edizioni Mimesis la meritoria pubblicazione di opere dedicate al cinema, in questo caso un volume collettivo su un cineasta assai controverso. Paul Schrader – Il cinema della trascendenza, riprende già nel titolo il concetto fondamentale che costituì il giovanile contributo del futuro sceneggiatore e regista a un’idea di cinema che egli trovava manifestata nell’opera di una triade assai nobile (Bresson, Dreyer e Ozu) e ha tentato con esiti alterni di realizzare nel suo lavoro Paul Schrader, autore di film spesso non del tutto riusciti, generosi di momenti affascinanti epperò insidiati dal rischio di cadute improvvise, è americano del Michigan, classe 1946, figlio di una coppia calvinista diremmo “dura e pura”.

Ciò lo costringe ad avvicinarsi al cinema solo nella tarda adolescenza, perché nel suo mondo di provenienza l’arte e lo spettacolo soggiacciono a censure ideologico-religiose assai stringenti. Così non stupisce che il suo approccio sia inizialmente teorico e intellettualistico – e idealmente molto europeo, sebbene, come si è visto, dei nomi che compongono la sua triade ideale il terzo evidentemente operava ad altre longitudini.

Ora, questa stilizzazione della realtà chiamata “trascendenza”, il tentativo non religioso ma comunque antinaturalistico di sottrarla alla rappresentatività informe del quotidiano per attingerne una qualche essenza ideale, dallo studio della giovinezza non è mai passata pacificamente alla pratica filmica in prima persona.

Il suo cinema, come appare negli interventi del volume, è infiltrato da aspetti spuri e grezzi, anche dovuti alla contaminazione costante dei generi – il thriller innanzitutto.

Ora, se Schrader a detta di molti ha dato probabilmente il meglio di sé come sceneggiatore di film altrui (due titoli su tutti, Taxi driver e Toro scatenato, per Scorsese), con i limiti cui abbiamo prima accennato – che a volte non sono solo di regia ma anche di solidità dell’impianto drammaturgico – l’intensità necessaria ai suoi stessi temi prediletti (a partire da quello paradigmatico, ricordato da Vito Attolini, della caduta e del riscatto dei protagonisti) trova (o crea) occasioni di manifestarsi in film come Hardcore, ma forse soprattutto in Mishima (analisi di Aurora Auteri) che invece esibisce una compattezza stilistica di prim’ordine, una regia mai tirata via, in totale simbiosi con una biografia artistica che per tutta la vita sente il bisogno di chiudere la bellezza in una perfezione raggiungibile solo con la morte.

Il finale – a questo scopo? – omette il racconto di un dettaglio non secondario: all’amico e discepolo di Mishima, impegnato nel suicidio rituale che sanciva la congiunzione di penna e spada del samurai, non riuscì il colpo finale della decapitazione e l’uomo fece seppuku a sua volta per la vergogna, il che potrebbe smentire l’assunto del regista secondo il quale quella fu la migliore performance dello scrittore.

Nota nel suo scritto Alberto Castellano (curatore del volume) come calvinismo e pulsioni incontrollabili si scrivano letteralmente nei corpi che attraversano il cinema di Schrader – di qui l’ossessione erotica che parte da Hardcore, passando per Autofocus e arrivando a The Canyons (per tacere di quello strano equivoco che è American Gigolò).

Fabrizio Denunzio indaga anche il cambiamento di prospettiva che riguarda negli anni la rappresentazione del sesso (dalle videocassette alla rete, così che il tema erotico si configuri anche, sempre, come un problema di messa in scena, della modalità in cui si trucca e percepisce).

Emerge dalla lettura complessiva dei brevi saggi una conoscenza del cinema che in Schrader sintetizza teoria e pratica, Hollywood e autorialità all’europea, film importanti e altri dimenticabili. Nei quali l’imperfezione a volte risulta smaccata ma spesso sottende una vitalità, una necessità del discorso che se non mantiene le promesse delle sue premesse teoriche almeno salva dalla noia della bella confezione – roba quella di cui, sì, possiamo fare tranquillamente a meno.
Michele Lupo

  • Paul Schrader – Il cinema della trascendenza
    A cura di Alberto Castellano
    Mimesis
    197 pagine, 18 €
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