Ci si sarebbe anche stancati di parlarne, anche perché con loro, i complottisti, parlare è impossibile. Se si sono messi in testa una bufala, non saranno certo logiche argomentazioni e prove documentali a fargli cambiare idea. Se non fosse che oggi è la pandemia da Covid-19, ma ieri e l’altro ieri sono stati massacri – chiedere agli ebrei è il riferimento più immediato, ma certo non il solo.
E nulla ci fa pensare che domani o dopo potrà andar meglio, la struttura stessa del web e il crollo di una cultura analitica, la guerra che i governi del mondo cosiddetto avanzato hanno intrapreso contro la scuola delle conoscenze (in nome di un florilegio di fesserie tutte in lingua anglo-aziendale) non lasciano sperare molto di buono – ma Errico Buonanno, che sul tema delle fake-news e delle bufale ha scritto diversi libri e dirige il Falseum, il Museo del Falso e dell’Inganno, prova con “Non ce lo dicono” (l’editore è UTET) a stilare una specie di repertorio del complottismo, di quello immaginario (perché, ovvio, i complotti esistono), o meglio ancora “un catalogo di schemi mentali” di quella trista forma mentis che meno è in grado di ragionare sulla complessità (che implica anche il caos, il caso, il mero accidente) e più cerca ragioni oscure, intenzioni subdole, motivazioni capziose nei fatti, piccoli e grandi della storia.

Ne fornisce abbondanti esempi ma più che altro cerca dei tratti comuni: la psicologia che vi è sottesa è sovente paranoica, ma elementare, assetata – dice l’autore – di romanzi d’appendice, terrorizzata da tutto quello che non conosce. Incapace, anche, di accettare la realtà, l’idea che essa possa essere casuale e non causale, che la natura non sia controllabile come sperato e delirato nell’Antropocene, e anche prima.
“ll complottismo – scrive ancora Buonanno – è parte di noi, è un grande supporto del cervello umano. Gli psicologi insegnano che l”intenzionalismo’, la tendenza a pensare che ci sia un’intenzione precisa dietro qualsiasi accadimento, dà un’illusione di controllo. Bisogna inventare una ‘mappa causale’, dare un perché anche a ciò che non ne ha: è questo il più grande stratagemma per sopravvivere e non avere paura”. Per chi sta peggio, dev’esserci un nemico, un responsabile occulto (fino al capro espiatorio) cui dare la colpa di quanto accade (senza la paranoia difficile concepire i totalitarismi del ‘900 – si veda al riguardo un bel libro di Luigi Zoja).
La storia inizia presto, e si ripete con la stessa caparbia ottusità: a nutrirsi del sangue dei bambini erano i cristiani secondo i romani, gli ebrei secondo i cristiani e la Clinton secondo la destra estrema americana, compresi molti paciocconi di quelli che occuparono Capitol Hill pochi mesi fa in un tentativo di colpo di stato inquietante e farsesco insieme (perché, il fascismo non era così?).
Si erano nutriti delle bufale di QAnon, l’enorme delirio collettivo nato in seno a 4chan, il forum che più d’ogni altro luogo al mondo dimostra che a Foucault abbiamo dato un credito eccessivo, che la follia è una cosa seria e non è nemmeno così minoritaria. Questa destra americana si è esercitata e si esercita prima contro l’idea che il Covid fosse quello che molto probabilmente è, un effetto della zoonosi, come tutti i virus della storia, lontana e recente, poi, ora, sui vaccini e gli interessi di governi pedofili (già, che ne sapete voi), di Big Pharma (chissà perché quelli sul Viagra si accettano senza fiatare) o di Bill Gates – il minestrone fra vaccini attraverso cui passano microchip e l’attacco simultaneo del 5G è veramente indigesto (“Guarda caso, chi è che ha trovato il vaccino? Una casa farmaceutica!” – madonna mia, e tu stramazzi al suolo per la scoperta).
Successe peraltro già col vaccino per il vaiolo – e ce n’è voluto di tempo per trovarlo. Con le malattie non si scherza: non poteva non essere creato appositamente dai Borboni il colera che si diffuse in Sicilia nel 1837. E, a guerra non ancora terminata, poteva darsi mai in natura un flagello come la Spagnola senza l’intenzione di qualcuno, magari dei Tedeschi per ribaltarne l’esito infausto?
Uno schema classico del complottismo prevede per Buonanno un testo (specie del genere “manoscritto ritrovato”), una contrapposizione fra “noi che sappiamo e voi che pensate di farcela sotto il naso” e collegare il collegabile. Costruire una trama (senza racconto non c’è vita, nulla da fare…), individuare il nemico, mettere insieme fatti, chiacchiere o pregiudizi e dare per esempio ai cristiani la colpa dell’incendio romano più celebre, quello che fra gli accusati aveva visto anche Nerone.
O fabbricare ad arte i Protocolli dei Savi di Sion, farlo girare e urlare (gli artefici forse sghignazzavano), lo vedete che gli ebrei vogliono diventare i padroni del mondo? Peraltro, l’idea di scoprire (toh) un testo che rivelasse (si fa per dire) le atroci intenzioni di qualcuno fu ispirata da un altro libro complottista, quello di un ex gesuita, tale padre Barruel, che vide “dietro” ai giacobini della Rivoluzione francese la guida degli Illuminati di Baviera, ordine a sua volta inventato da un insegnante di diritto canonico, Adam Weishaupt che aveva pensato così di reagire a un ulteriore complotto, quello dei Monita Secreta, un documento segretissimo (fasullo) dei gesuiti del Seicento che “dimostrava” come essi volessero impadronirsi del mondo.
E chi lo aveva scritto questo testo? Un gesuita, certo, Hieronim Zahorowski, ma per vendicarsi dell’Ordine di Loyola, che, nonostante i suoi sforzi trentennali, non gli permise di portare a termine la grande carriera che pensava di meritare. Divertente no? Lo sarebbe, se non fosse, come si diceva all’inizio, che è anche per cose come questa che la Storia ci pare assai più tragica che comica.
Michele Lupo
Errico Buonanno
Non ce lo dicono
Teoria e tecnica dei complotti dagli Illuminati di Baviera al Covid-19
UTET
2021, 256 pagine
17 €