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Voi siete qui: Arte » Dai Medici ai Rothschild: in mostra mecenati e collezionisti

11 Gennaio 2023

Dai Medici ai Rothschild: in mostra mecenati e collezionisti

Non so voi, ma io non sono preoccupato soltanto per il rincaro delle bollette energetiche e del carburante: m’impensierisce anche l’inarrestabile aumento del biglietto d’ingresso a mostre e musei. La barriera “psicologica” dei 10 € (paragonabile a quella di 1 € per la tazzina di caffè: ma qui si aprirebbe una parentesi che si porterebbe dietro un lunghissimo e assai articolato discorso prima di potersi chiudere, dunque lasciamo stare) è stata superata da tempo e ormai si vola verso i 20 €, già oltrepassati in più di un caso. Per esempio i Musei di Piazza San Marco a Venezia hanno un biglietto d’ingresso intero da 25 €, che salgono a 30 € se non si ha l’accortezza di prenotarlo online almeno 30 giorni prima della visita!

Si sta perdendo di vista il fine culturale di iniziative che dovrebbero avere esattamente nel fine culturale la propria ragione d’essere. Un biglietto a prezzo contenuto – se non addirittura gratuito – consente al visitatore di tornare più volte a “ragionare” su quanto vede e ha già visto: può fare confronti, concentrarsi su un numero ristretto di opere, dedicarsi ad approfondimenti, leggere con calma i testi dei pannelli di sala.

Dai Medici ai Rothschild

Il biglietto d’ingresso alla mostra “Dai Medici ai Rothschild. Mecenati, collezionisti, filantropi”, allestita alle Gallerie d’Italia di Milano fino al 26 marzo 2023, è di 10 € che scendono a 5 € per i clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo fino ad arrivare alla gratuità per i possessori dell’Abbonamento Musei Lombardia. Questa tessera – senza dover ricorrere al tesserino da giornalista, altrettanto valido – mi ha permesso di visitare ieri per la seconda volta l’esposizione.

Una sala della mostra “Dai Medici ai Rothschild. Mecenati, collezionisti, filantropi” alle Gallerie d’Italia di Milano

Nella prima occasione ho fatto un giro panoramico per farmi un’idea dell’articolazione del percorso espositivo, suddiviso in undici sezioni, ciascuna riservata a un collezionista (l’ultima è dedicata al banchiere “umanista” Raffaele Mattioli).

Ho utilizzato invece la visita di ieri per ammirare alcune opere in particolare e per fare tra me e me un piccolo gioco del genere “What if”, ovvero “Cosa succederebbe se…”, completando la frase con “avessi la possibilità di creare una mia collezione scegliendo una sola opera da ogni sezione della mostra”.

La mia collezione

La lista che leggete qui sotto è il risultato di questo giochino.

Dalla collezione dei Medici prenderei il Ritratto di Galeazzo Maria Sforza, dipinto a tempera su tavola da Piero del Pollaiolo nel 1471 (oggi alle Gallerie degli Uffizi di Firenze). Ma solo perché la celeberrima Tazza farnese – che doveva (o dovrebbe più avanti) far parte dei prestiti – è esposta al momento alla Fondazione Prada per la mostra “Recycling Beauty”.

Dalla collezione di Vincenzo Giustiniani sceglierei il San Girolamo del Caravaggio (datato al 1605-1606 circa), conservato al Museu de Montserrat, in Catalogna.

Il Ritratto di Everhard Jabach di Antoon van Dyck è, secondo me, il pezzo più bello tra quelli esposti della collezione del banchiere, amico del pittore fiammingo. Datata al 1636-1637, l’opera è stato concessa da un collezionista privato (e no, non sono io!).

Altra collezione, altro ritratto di collezionista. In questo caso il conte Joseph Johann von Fries, immortalato nel 1787 da Angelika Kauffmann con alle spalle niente meno che una scultura di Canova! Il quadro fece parte della collezione Moritz von Fries e oggi sta al Wien Museum della capitale austriaca.

Angelika Kauffmann, Ritratto del conte Josef Johann von Fries con il Teseo vincitore del Minotauro di Canova

Potendo scegliere, tra i pezzi della collezione Torlonia esposti in mostra, prenderei la Testa ritratto di Adriano tipo Baia su busto moderno. La scelta sarebbe stata molto più difficile avendo a disposizione quel bendidio squadernato nella precedente mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori”. Appunto: tutti capolavori.

Una formica d’oro

Arrivato alla metà del percorso potrei concedermi un po’ di sano minimalismo, prelevando dalla collezione di Joachim Heinrich Wilhelm Wagener il disegno di Francesco Hayez a matita su carta preparata con La fuga di Bianca Cappello da Venezia, ora di un collezionista privato. Mi piace più il disegno preparatorio del quadro esposto lì accanto (certo, potendo prendere DUE opere per collezione…).

Mi rifarei comunque subito scegliendo dalla collezione di Enrico Mylius, il Ritratto di Luigia Vitali vedova Mylius (1832) dello stesso Hayez, opera ora conservata presso il Centro italo-tedesco per il dialogo europeo alla Villa Vigoni di Loveno di Menaggio (Como).

Francesco Hayez, Ritratto di Luigia Vitali Mylius Vigoni

Al Museo Poldi Pezzol di Milano prenderei il morione tondo (una sorta di elmo), già appartenuto alla collezione di Ambrogio Uboldo, realizzato a Brescia tra il 1590 e il 1600 in acciaio inciso all’acquaforte e in parte annerito. Ma solo per poi lasciarvelo in prestito gratuito perpetuo! Sarei anch’io un collezionista mecenate!

Concederei, invece, giusto a qualche esposizione prestigiosa, come quella attualmente in corso alle Gallerie d’Italia di Milano, il Ritratto di Altobello Averoldi, dipinto a olio su tavola da Francesco Francia attorno al 1505. Più generoso di me è stato Samuel Henry Kress, imprenditore statunitense, nonché collezionista d’arte e mecenate. Ha donato infatti il quadro, già appartenuto, tra gli altri, a Nathaniel Mayer Rothschild, alla National Gallery of Art di Washington, dove tornerà alla fine dell’esposizione.

Francesco Francia, Ritratto di Altobello Averoldi

Dalla collezione del magnate John Pierpont Morgan selezionerei codice su pergamena con Il canzoniere di Francesco Petrarca (del 1375 circa), non solo per il gusto di possederlo, ma anche per poterne sfogliare – ovviamente con estrema cura – le pagine miniate.

Infine dalla collezione di Raffaele Mattioli sceglierei la medaglia detta “il Formicone”, realizzata da Giacomo Manzù nel 1955; non tanto perché è in oro, quanto perché mi ricorda alcune monete magnogreche. Il pezzo appartiene all’Archivio Storico Intesa Sanpaolo.

Tornerò ad ammirare la “mia” collezione. Come ricordavo sopra, c’è tempo fino a fine marzo per visitare la mostra “Dai Medici ai Rothschild. Mecenati, collezionisti, filantropi” alle Gallerie d’Italia di Milano.

Saul Stucchi

Didascalie:

  • Angelika Kauffmann
    Ritratto del conte Josef Johann von Fries con il Teseo vincitore del Minotauro di Canova, 1787
    Olio su tela, 128,50 x 102,50 cm
    Vienna, Museen der Stadt © Wien Museum
  • Francesco Hayez
    Ritratto di Luigia Vitali Mylius Vigoni, 1832
    Olio su tela, 139 x 105 x 3 cm
    Loveno di Menaggio (Como), Villa Vigoni – Centro italo-tedesco per il dialogo europeo
    ©Archivio Fotografico Villa Vigoni
  • Francesco Francia
    Ritratto di Altobello Averoldi, 1505 circa
    Olio su tavola, 52,8 × 40 cm
    Washington, National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection

Dai Medici ai Rothschild
Mecenati, collezionisti, filantropi

Informazioni sulla mostra

Dove

Gallerie d’Italia
Piazza della Scala 6, Milano

Quando

Dal 18 novembre 2022 al 26 marzo 2023

Orari e prezzi

Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 – 19.30
giovedì 9.30 – 22.30
lunedì chiuso
ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Biglietti: intero 10 €; ridotti 8/5 €

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

https://gallerieditalia.com/it/

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