Ultimi giorni per visitare la mostra “Alfred Seiland. IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005-2020”. È allestita al Museo di Santa Giulia a Brescia fino al prossimo 17 ottobre. Io l’ho visitata ieri.
Cito un brano dal pannello introduttivo della seconda sala:
Ciò che veramente interessa a Seiland è la composizione dell’immagine, gli elementi che poco alla volta vanno a riempire il campo visivo del sito archeologico (vero o finto che sia, come le prime immagini di set cinematografici dell’antica Roma a Cinecittà nel 2006, da cui l’ispirazione motrice del progetto) e che devono corrispondere a quell’idea che funge da comune denominatore all’intero corpo di immagini: una rilettura dell’impero Romano ove contaminazioni e deturpazioni risultino evidenti, protagoniste forse più delle vestigia stesse”.
Ecco, quelle che seguono sono brevi annotazioni di un appassionato di antichità (con laurea in storia romana nell’armadio, invece che nel cassetto) ispirate da questa particolare rilettura dell’impero romano.

- Ben fatto il libretto di sala che riporta un breve testo – o lunga didascalia che dir si voglia – per ciascuna immagine esposta. Questi testi sono ricchi di informazioni storiche e archeologiche.
- Molte immagini fanno pensare che la decadenza sia continuata ben dopo la caduta dell’impero e che tuttora sia in corso. Da una parte le persone fotografate nei pressi delle (se non dentro) le vestigia dicono della continuità della frequentazione dei luoghi, dall’altra invitano implicitamente a istituire un confronto tra quanto c’era secoli fa e quanto c’è oggi. Nel confronto usciamo sempre perdenti, sia chiaro.
- Il senso di desolazione o di disorientamento sta nell’occhio del classicista? Me lo domandavo davanti alle foto “Campi da golf e terme romane” di Rankweil, l’antica Vinomna, in Austria e “Foro romano e basilica, Sebastia” (Samaria, in Palestina). Le sedie di plastica di oggi versus (è il caso di dire) le colonne di marmo dell’antichità.
- Alcune immagini sono particolarmente poetiche ed evocative, come quelle delle rovine del porto romano di Pafo a Cipro e della terrazza orientale sul Monte Nemrut, in Turchia.
- Davanti alla “Veduta del monte Barbaro” con il tempio di Segesta al centro dell’immagine, ho ripensato alle parole lette qualche ora prima ne “La mia Grecia” di Nikos Kazantzakis (appena pubblicato da Crocetti Editore). Sono riferite alla visita al tempio di Basse, in Messenia: “Con fatica riesco a «sentire» i templi antichi, al primo incontro resto freddo. Deve passare un po’ di tempo, e io devo sforzarmi di riflettere, di allenare l’occhio; solo più tardi ne posso godere la semplicità e la saggezza, la forza e la grazia”.

- Nella fotografia di Villa Poppea a Torre Annunziata si vede un estintore posto in una sala della Villa. Ironia tragica, viene da pensare: Oplontis fu infatti sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
- Cosa guardano i turisti – in gran parte cinesi – mentre danno le spalle alla “Vittoria di Romolo su Acrone” di Ingres? La tela era esposta (adesso pare che non lo sia più) nella Sala 701 del Museo del Louvre di Parigi, sopra il ritratto di “Madame Récamier” di David. Ebbene: stanno ammirando “L’incoronazione di Napoleone” dello stesso David.
- La foto accanto immortala una visitatrice di spalle, con un curioso copricapo (che sia una donna è soltanto una mia illazione, suggerita dall’abito e dal copricapo). Sta osservando una tela esposta alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, a Firenze. È l’“Ecce Homo” dell’artista svizzero-italiano Antonio Ciseri, per cui rimando a un mio articolo del 2020, intitolato “A proposito di Ponzio Pilato, procuratore da copertina”.
- La fotografia “Hotel Colosseo, Europa-Park, Rust” (Germania, 2011) ricordo di averla vista alla mostra “Colosseo. Un’icona”, allestita proprio al Colosseo tra il marzo 2017 e il gennaio 2018. Su un pannello era riportata questa riflessione di Goffredo Parise, da un’intervista rilasciata ad Andrea Barbato (“Il Colosseo di plastica”, L’Espresso, 11 aprile 1965): “C’è alle nostre spalle una civiltà splendida, fatta di levità umana; c’è l’Apollo di Veio, ci sono gli ectoplasmi classici, la grande bellezza greca. Ma bisogna distruggerla volontariamente, in modo che non ne rimanga neppure il ricordo. Bisognerebbe abbattere il Colosseo e rifarlo uguale, ma di plastica. Dobbiamo vivere e conoscere solo questo mare atono di oggetti che ci circondano”.
- Una delle immagini più belle è quella del “Restauro della Vittoria Alata, Opificio delle Pietre Dure, Firenze”. La statua sembra adagiata sul lettino di una sala operatoria. E in effetti, quella a cui è stata sottoposta, era una complessa operazione di chirurgia estetica.
Uscito dalla mostra di Seiland, sono andato – finalmente! – ad ammirare la Vittoria Alata nel nuovo allestimento al Capitolium.
Prima, però, ho visitato altre due mostre fotografiche, sempre in Santa Giulia: “Palmira. Una memoria negata” di Elio Ciol e “Roma in Africa” di Donata Pizzi.
Saul Stucchi
Didascalie:
Alfred Seiland
Foro romano e Basilica di Sebastia
Samaria, Palestina, 2009
Alfred Seiland
Tadmor
Palmyra, Siria, 2011
Alfred Seiland
IMPERIVM ROMANVM
Fotografie 2005-2020
Informazioni sulla mostra
Dove
Museo di Santa Giuliavia dei Musei 81/b, Brescia
Quando
Dall’8 maggio al 17 ottobre 2021Orari e prezzi
Orari: stessi orari del MuseoLunedì chiuso
Biglietti: dal 10 al 22 agosto biglietto unico a 7 €