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Voi siete qui: Arte » Le strade di Hugo Pratt portano alla Fondation Folon

4 Giugno 2019

Le strade di Hugo Pratt portano alla Fondation Folon

Lo scorso 25 maggio alla Fondation Folon di La Hulpe in Belgio, a una ventina di chilometri dal centro di Bruxelles in direzione sud, si è aperta la mostra “Hugo Pratt. Les chemins du rêve”.

Avete tempo fino al 24 novembre 2019 per seguire uno dei percorsi del sogno che portano all’incantevole tenuta Solvay, ai margini della foresta di Soignes. Se non ci siete mai stati prima, rimarrete incantati da questo angolo di paradiso a un tiro di schioppo (è il caso di dire) dal campo di battaglia di Waterloo…

Hugo Pratt, Corto Maltese - J'avais un rendez-vous 1994 © Cong SA, Svizzera

Il consiglio è di andarci subito, nella bella stagione, per sfruttare la possibilità di pranzare all’aperto nel ristorante La Taverne de l’Homme Bleu. La statua realizzata da Folon vi apparirà come il genius loci, pronto ad accompagnarvi nel mondo colorato dell’artista belga (il Museo Folon è un gioiello!) e nell’altrettanto fantastico universo onirico di Hugo Pratt.

I sogni di Hugo Pratt

È la prima volta che viene organizzata una mostra dedicata al tema del sogno nell’opera di Pratt. Il merito è delle curatrici, Patrizia Zanotti, che è stata per anni colorista delle tavole di Pratt e sua collaboratrice, e Cristina Taverna, gallerista di Nuages a Milano e amica dell’artista (nel suo catalogo da editrice figurano le “Poesie” di Rudyard Kipling e le “Lettere dall’Africa” di Arthur Rimbaud, due perle illustrate da Pratt).

Hugo Pratt, Corto Maltese - New Ireland - J'avais un rendez-vous. Acquerello, 1994 © Cong SA, Svizzera

Il percorso espositivo si articola in tre capitoli, dedicati rispettivamente alla Natura, al Tempo e ai Personaggi. Le opere selezionate, una sessantina tra tavole e acquerelli, non rispettano l’ordine cronologico. Si possono così ammirare, l’uno accanto all’altro, lavori distanti nel tempo ma accomunati dal tema. Tra i prestatori che hanno generosamente concesso opere del Maestro c’è Vincenzo Mollica…

Non è un caso che la mostra prenda avvio dalla Natura. Nelle storie di Pratt essa non è mai una semplice quinta scenografica: è presenza viva, coprotagonista assoluta. Se è una banalità dire che non esisterebbe Corto Maltese senza il mare (e infatti la citazione alla parete ricorda l’incipit de “Una ballata del mare salato”, anno 1967, la prima avventura di Corto Maltese: “Sono l’Oceano Pacifico e sono il più grande di tutti”), osservare da vicino gli originali delle tavole e degli acquerelli consente di apprezzare al massimo livello la cura dedicata dall’autore al disegno di ogni singola foglia o ramo o gabbiano. Ogni disegno è un inno di lode alla natura.

Letteratura disegnata

Per Pratt il Tempo è un labirinto. In mostra una teca custodisce l’acquerello con un labirinto prodotto dal fumo della sigaretta che sta fumando Corto, scelto come immagine simbolo della mostra. I personaggi prattiani si muovono con la massima libertà d’azione tanto nello spazio, quanto nel tempo. Ma non infrangono l’unica legge che impera sovrana: quella della coerenza narrativa che Pratt ha avuto il dono di trasformare in poesia.

Hugo Pratt, Morgana, Les femmes de Corto Maltese. Acquerello, 1994 © Cong SA, Svizzera

La sua creatività è stata alimentata da una storia familiare a dir poco originale. L’ambiente cosmopolita di Venezia, l’ironia della madre (un gustoso aneddoto è raccontato da Cristina Taverna nel suo libro “Hugo Pratt”), le letture… Consapevole del proprio valore, Pratt dava vita a “letteratura disegnata”, come dice lui stesso nel video – realizzato con spezzoni di vecchie interviste e documentari – trasmesso in una saletta, alla cui parete di fondo è appesa la serigrafia del portfolio di “Corto Maltese. Mū” (1993).

Come mescolava i colori degli acquerelli, Pratt ha mescolato culture e civiltà, la Cabala ebraica e i miti celtici, la saga dei Nibelunghi e la letteratura francese, l’epica degli Indiani d’America, le leggende precolombiane e la filosofia greca (nel suo testo a catalogo Francesco Boille sottolinea la vicinanza di Pratt ai pensatori del mondo antico, convinti che il nostro sia un mondo di apparenze… Come dargli torto?!).

Hugo Pratt Corto Maltese - Le Celtiche (copertina). Acquerello, 1979 - © Cong SA, Svizzera

Ma Pratt non mancava mai di aggiungere una goccia d’ironia, elemento vitale come il sale della terra. Basta osservare il calendario che segna il “34 dicembre” alle spalle di Corto in “Les années Corto” (agenda 1991). La sovracoperta del catalogo (accarezzarne le pagine è già di per sé un invito a sognare) è illustrata nella parte interna proprio con quest’opera. Durante la visita con i giornalisti, Patrizia Zanotti ci ha sorpreso aprendo il poster accanto all’originale appeso alla parete.

Patrizia Zanotti alla Fondation Folon

Saint-Exupéry e Ipazia

Di opera in opera si dipana il percorso dell’allestimento – impossibile non definirlo “onirico – curato da Antigone Aristidou con Julie de Almeida. I teli bianchi danno un’aria di mistero e davanti alle tavole di “Saint-Exupéry: L’ultimo volo” rievocano il paracadute dello scrittore-aviatore (o aviatore-scrittore, comme vous voulez). Sotto la sagoma del Piccolo Principe seduto su una nuvola si vede la precedente versione: come il “pentimento” di un pittore rivelato da una riflettografia ai raggi infrarossi.

Ogni tavola è una porta che dà accesso a un universo. Anzi, ogni singola vignetta dischiude all’occhio curioso il mondo intero, come il punto luminoso in una cantina di Buenos Aires di un celebre racconto di Borges. Ecco la luna, tema profondamente prattiano, l’enigmatica Ipazia (gli elementi marmorei della sua biblioteca fanno pensare alle pietre di Venezia di Ruskin), una veloce nave greca salutata da delfini, il corvo parlante (a me tanto caro, sia detto tra parentesi), gli Indiani e i soldati britannici… Sotto due acquerelli di “Wheeling” scorre la citazione: “I miei ricordi esistono perché io li ho inventati”.

Appena usciti dalla mostra “Hugo Pratt. Les chemins du rêve” non c’è niente di meglio che rituffarsi nella magia esplorando l’universo di Jean-Michel Folon. Basta varcare la porta a forma di libro e ci si ritrova in un altro labirinto ricco di suggestioni, viaggi e sogni che permettono di dimenticare, almeno per un po’, la vicina “morne plaine” di Waterloo che ancora ci fa sanguinare il cuore. Ma questa è un’altra storia.

Saul Stucchi

Didascalie:

Hugo Pratt
J’avais un rendez-vous
Acquerello, 1994
© Cong SA, Svizzera

Hugo Pratt
Corto Maltese – New Ireland – J’avais un rendez-vous
Acquerello, 1994
© Cong SA, Svizzera

Hugo Pratt
Morgana, Les femmes de Corto Maltese
Acquerello, 1994
© Cong SA, Svizzera

Hugo Pratt
Corto Maltese – Le Celtiche (copertina)
Acquerello, 1979
© Cong SA, Svizzera

Hugo Pratt, les chemins du rêve

Dal 25 maggio al 24 novembre 2019

Orari:
da martedì a venerdì 9:00 – 17:00
weekend 10:00 – 18:00

Biglietti:
mostra temporanea 7 €
mostra + museo 13 €

Fondation Folon
Drève de la Ramée 6A
La Hulpe (Belgio)

Informazioni:

https://fondationfolon.be

Informazioni sulla Vallonia:

Ufficio Belga per il Turismo Vallonia
Tel. 02.86463136
http://valloniabelgioturismo.it

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