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Voi siete qui: Arte » Hayez alle Gallerie d’Italia di Milano: una mostra imperdibile

3 Febbraio 2016

Hayez alle Gallerie d’Italia di Milano: una mostra imperdibile

Panoramica della mostra di Hayez alle Gallerie d'Italia di MilanoChiuderà il prossimo 21 febbraio la mostra che le Gallerie d’Italia di Milano dedicano al pittore Francesco Hayez, con la curatela di Fernando Mazzocca e il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli. Si tratta di un’esposizione imperdibile, per il numero e il livello delle opere che raccoglie, circa un centinaio tra quadri e affreschi, con poche ma significative sculture di Antonio Canova, Vincenzo Vela e Alessandro Puttinati.

Una lunga carriera

Il percorso si snoda per aree tematiche che raccontano la lunga carriera del prolifico pittore romantico e si gode dall’inizio alla fine senza mai un calo di attenzione, anzi in un crescendo che conduce ai capolavori della maturità e poi degli ultimi anni.

Si comincia con il primo autoritratto, datato al 1807. Accanto è esposto il Laocoonte del 1812 e di fronte la Morte di Abradate, un tema così poco noto che merita una breve spiegazione: costui era un principe persiano che combatté con Ciro il Grande nella guerra contro Creso, trovandovi la morte; la moglie, disperata, si suicidò sul suo corpo esanime.

Nel segno di Canova Hayez muove i primi passi, come mostrano le opere selezionate per la prima sezione, dove sono esposte due versioni di Ulisse alla corte di Alcinoo. Vale la pena soffermarsi in particolare sui prestiti da collezionisti privati, altrimenti difficilmente accessibili. Per esempio l’Ajace d’Oileo e l’intenso Autoritratto a trentuno anni (1822 circa), con cappello nero calcato sulla fronte.

Alcuni ritratti dell'amante di Francesco HayezSiamo già al secondo e molti altri ne seguiranno: gli autoritratti punteggiano infatti la carriera di Hayez e il percorso di questa mostra monografica.

Ancora giovane godette del prestigio di essere l’ultimo pittore a lavorare al Palazzo Ducale di Venezia, dopo la caduta della Repubblica, archiviata da Napoleone che non aveva alcun rispetto per i residui del passato: abbatté infatti senza remore il Sacro Romano Impero ed espulse da Malta l’ordine dei Cavalieri Ospitalieri…

Più avanti lo incontreremo raffigurato sul campo di battaglia di Wagram, mentre consegna le decorazioni. Hayez realizzò il quadro a dieci anni dalla morte dell’Imperatore nell’isola di Sant’Elena.

Ci si inoltra nella sezione dedicata alla rivoluzione romantica, con il passaggio dalla mitologia alla letteratura; ci si sofferma sui tre bei ritratti dell’amante Carolina Zucchi, di cui due a letto e poi si affrontano le sezioni che si concentrano sul rapporto tra sacro e profano (con particolare attenzione al tema iconografico della Maddalena) e sulla pittura civile, un grande cavallo di battaglia di Hayez.


Occhio agli occhi

Nella mia visita mi sono concentrato sugli occhi: rivolti al cielo, stravolti, socchiusi, languidi… Confrontate per esempio quelli della Giulietta de L’ultimo bacio (il titolo completo è un romanzo: “L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo, che obbligato a fuggire sta per iscendere dalla finestra; il fondo rappresenta l’alba nascente; la fante trasporta altrove la lucerna; l’architettura ricorda i tempi in cui vissero questi sventurati sposi”) con gli occhi della donna in primo piano nella tela di Pietro l’Eremita (“Pietro l’Eremita che cavalcando una bianca mula col Crocifisso in mano, e scorrendo le città e le borgate predica la Crociata”, quadro prestato da un collezionista privato; a guardarlo da vicino, sembra una tavola di Milo Manara…).

Ci sono i ritratti ambientati, tra cui quello della ballerina Carlotta Chabert che diede tanto scandalo, quello di Francesco Peloso e il Ritratto del conte colonnello Francesco Teodoro Arese Lucini in carcere. E poi tanti autoritratti, come quelli prestati dal Museo Poldi Pezzoli, l’Autoritratto a quarantotto anni dal Museo Civico di Lodi e il ritratto che gli fece il pittore Friedrich von Amerling.

Comincia qui l’affollamento delle opere più celebri, a cominciare da I due Foscari, ovvero “L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia”, della stessa Collezione Fondazione Cariplo e I profughi di Parga, tela che suscita profonda commozione, così come quella intitolata Barca di Greci fuggitivi (Episodio tratto dalla storia greca del Mosconi): drammaticamente contemporanee!

Il quadro “Gentile Bellini, accompagnato dal Balio veneto, nell’atto di presentare a Maometto II il suo quadro, in cui era effigiato San Giovanni decollato” dialoga invece con lo “Studio di una testa spiccata dal busto (Il Carmagnola)”, appeso lì accanto per sollecitare un confronto diretto. Tema un po’ macabro…

Una sala della mostra di Hayez alle Gallerie d'Italia

Le donne di Hayez

Meglio ammirare le donne di Hayez, protagoniste di tele dall’intensa carica erotica, come Il consiglio alla vendetta e Accusa segreta. La Ciociara potrebbe essere presa come esempio di un Orientalismo a chilometri quasi zero (mancavano ancora vent’anni all’Unità d’Italia…) e dà avvio a una sfilata che comprende Tamar di Giuda, Rebecca al pozzo, Malinconia e Un pensiero malinconico: seni al vento o appena coperti da un velo che pare lì lì per scivolar via…

Tutti indicano col dito il Ritratto di Alessandro Manzoni, una vera e propria icona, nonché rappresentazione degli incubi di generazioni di studenti. Tra il di lui e il ritratto della sua signora, la seconda moglie Teresa Borri, si staglia L’Innominato.

Le tre versioni del Bacio di Hayez in mostra alle Gallerie d'Italia

Dal Bacio a Gerusalemme

Naturalmente il capannello più numeroso di visitatori staziona in estasi davanti alle tre versioni del celeberrimo “Bacio”, realizzate rispettivamente nel 1861, 1867 (in collezioni private) e 1869 (una delle perle della Pinacoteca di Brera).

Ai lati, come a fare da alfieri, ci sono due Autoritratti entrambi a settantuno anni, quasi simmetrici: l’uno è stato prestato da Firenze, mentre l’altro è arrivato da Venezia.

Ma anche La Meditazione ha un folto gruppo di ammiratori, inchiodati da quel giovane seno pronto a nutrire i figlioli della patria sconfitta! Fingete almeno di notare le date delle Cinque Giornate di Milano segnate in rosso sul crocifisso che la donna tiene in grembo…

La mostra si chiude con la drammatica scena de La distruzione del Tempio di Gerusalemme (1859-1867). Sembra ieri. Anzi, oggi.

Saul Stucchi

HAYEZ

Fino al 21 febbraio 2016

  • Orari:
  • chiuso lunedì
  • dal martedì alla domenica ore 9.30 – 19.30
  • giovedì ore 9.30 –  22.30
  • Biglietti: intero 10 €; ridotto 8 €; ridottissimo 5 €

Gallerie d’Italia
Piazza della Scala 6
Milano

Informazioni:
tel. 800167619
www.gallerieditalia.com

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