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Voi siete qui: Biblioteca » “Maestre d’amore”: Fusini racconta Giulietta, Ofelia e le altre

12 Marzo 2021

“Maestre d’amore”: Fusini racconta Giulietta, Ofelia e le altre

Ho fatto una cosa che non andrebbe fatta: ho iniziato un libro dal terzo capitolo. Niente di grave, in realtà: “Maestre d’amore. Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre” di Nadia Fusini, pubblicato da Einaudi nella collana “Frontiere”, è bello in tutte le sue parti.

Mi ha spinto a infrangere l’ordine voluto dall’autrice la mia passione per Cleopatra, ritratta, appunto, nel terzo quadro di questa affascinante galleria. Passione per lei come donna, come icona e come personaggio teatrale. Leggendo, mi tornavano in mente le attrici che ho visto impersonarla, nella versione scespiriana e nella sua declinazione testoriana.

L’ultima regina d’Egitto viene dopo Giulietta e Desdemona e anticipa una dolceamara brigata di eroine. E a ogni pagina il lettore si domanda che cosa sarebbe Shakespeare senza le donne e trova un’unica risposta: niente, un deserto senza vita, proprio come lo sarebbe il mondo senza l’altra metà del cielo (lo dico da uomo).

Nadia Fusini, Maestre d'amore, Einaudi

Dopo aver gustato fino all’ultima parola il ritratto di Cleopatra, ho ripreso il libro dall’inizio. Essendo un libro sull’amore, non sorprende che prenda avvio da Dante e Platone. L’amore è prima di tutto discorso, logos.

Sinfonia d’amore

“Maestre d’amore” può essere paragonato a un’opera lirica o a una sinfonia: una struttura elaborata ricca di richiami interni ed esterni, ovviamente a Shakespeare, ma non solo: da Emily Dickinson a Auden, ma c’è anche Braudel e diverse sono le menzioni a Lacan. Qua e là emergono anche ricordi personali.

Le similitudini musicali sono tutt’altro che casuali: la stessa autrice dissemina termini dell’universo musicale, a cominciare dal titolo “Ouverture” che apre il libro. E poi canto, discanto e controcanto, motivo e ritornello, spartito, duetto, acuto e assolo…

Indagatore insuperato dell’anima e dell’animo umani, Shakespeare studia nelle “sue” donne tutte le possibili declinazioni dell’amore e ne verifica gli effetti nelle controparti maschili. Ma intendiamoci: non si tratta di due campi assolutamente distinti e opposti. Tutt’altro. Anche perché il travestimento è di casa nel teatro, soprattutto in quello elisabettiano in cui andavano in scena soltanto gli uomini.

“È un fatto documentato: in epoca elisabettiana il cross-dressing era in voga. Alle donne piaceva, e lo praticavano con gusto. Sì, adoravano vestirsi da uomini; se non altro, portare i calzoni dava più libertà – libertà che la società però stigmatizzava”.

Uomini e donne

Fusini si sofferma anche sugli aspetti tecnici del teatro del Bardo (così come sulla scansione temporale delle trame: vi siete accorti che Romeo e Giulietta fanno l’amore lunedì notte?). Prendiamo per esempio l’ipotesi della presenza nella troupe di “un giovane di talento eccezionale”, un boy actor di talento, per spiegare tre parti femminili particolarmente intense e difficili da recitare per un uomo (ma anche per una donna oggi…).

“Tre sono i ruoli femminili in Shakespeare di enorme difficoltà per un giovane attore – Lady Macbeth, Volumnia, la madre di Coriolano, e per l’appunto Cleopatra. E vengono uno dopo l’altro nella stessa stagione. Shakespeare ha ormai superato i quarant’anni, e da più di diciassette scrive per il teatro”.

Numerose sono anche le pagine di storia. Ai già menzionati Antonio e Cleopatra, aggiungo almeno Mary Tudor e Mary Stuart (Maria Stuarda), Elisabetta “figura trasgressiva” come Lady Macbeth. Ma c’è posto anche per Carlo I e Carlo II (chissà se l’autrice ha visto le rispettive splendide mostre di Londra del 2018).

E poi ci sono le puntuali annotazioni sui termini lessicali, così preziose per chi legge e ascolta Shakespeare in traduzione, e magari qualche volta si gode il piacere dell’originale (su tutti il “Richard III” di Sam Mendes con Kevin Spacey).

Nadia Fusini, "Maestre d'amore" e "Vivere nella tempesta"

“Nothing” è una parola che a Shakespeare piace molto. È molto più di “nulla”, vi assicuro! Per incuriosirvi vi posso anticipare che qui si parla di “cosina”, così come, poco prima, si è parlato di “cosino”. Di “nothing” Fusini aveva scritto anche in “Vivere nella tempesta” (2016, sempre da Einaudi), non a caso nel capitolo intitolato “Donne libere”.

La libertà di Shakespeare

Di personaggio in personaggio, di opera in opera, l’autrice porta all’attenzione del lettore il metodo compositivo di Shakespeare, la sua capacità – irraggiungibile e inimitabile – di rielaborare le fonti rispetto alle quali si prende la massima libertà. Non è un caso che il suo libro preferito fossero le “Metamorfosi” di Ovidio.

“È sempre così con Shakespeare: non può fare a meno di disfare mentre fa, di scomporre mentre compone. Prende, riprende, taglia, aggiunge, cambia, trasforma ogni fonte cui si ispiri. È propria della sua drammaturgia l’inventività”. Tanto che con lo stesso materiale riesce a tessere storie diverse, facendo vincere l’amore cattivo nelle tragedie e trionfare quello buono nelle commedie.

Ma sempre con il massimo rispetto per tutti e ciascuno dei suoi personaggi: “Shakespeare è un drammaturgo, non commenta, né interpreta: lascia che i personaggi esprimano le loro differenti passioni, o ragioni. Non c’è chi abbia l’autorità di un punto di vista superiore – che abbia più valore di altri punti di vista”.

Era un mondo in veloce cambiamento quello in cui viveva il Bardo. Lui ha messo a nudo le crepe che minavano i pilastri della società, ha osservato le ossessioni collettive e le crociate contro il piacere e il teatro (e tanto più il piacere a teatro!). Pungolava i suoi spettatori con domande invece di annoiarli con risposte.

Maestro di domande

Nei suoi “plays” chi domina chi? Chi gode di chi? Chi inganna chi? Chi seduce chi, soprattutto tra Antonio e Cleopatra? “Abili teatranti quali sono, i due eroi esibiscono i loro piaceri voluttuosi senza infingimenti, né falsi pudori, in un aperto teatro di seduzione. È di sempre aperto teatro che si tratta, come si fa a non vederlo? Del resto, non è forse vero che in amore siamo tutti attori? In modo intenso, che più di così non si può, lo sono Antonio e Cleopatra: recitare piace a entrambi. E recitano tutto il tempo”.

Così il lettore di “Maestre d’amore” rimane incerto, in qualche modo sospeso. Da una parte è convinto che non ci sia godimento più intenso di quello regalato dalla “giostra verbale”, come sperimentano Caterina e Petruccio in “The Taming of the Shrew” ovvero “La bisbetica domata”, letteralmente “L’addomesticamento della toporagna”.

Dall’altra è memore della celebre battuta di Viola che ha appena fatto l’amore con Will in “Shakespeare in love”: “I would not have thought it: there IS something better than a play!”.

Saul Stucchi

Nadia Fusini
Maestre d’amore
Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre

Einaudi
Collana Frontiere
2021, 208 pagine
19 €

Nadia Fusini
Vivere nella tempesta
Einaudi
Collana Frontiere
2016, 216 pagine
18,50 €

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