“Profondo è il pozzo del passato” recita l’incipit del mio libro preferito. Ci ripensavo ieri sera, al termine dello spettacolo “Louvre III” di e con Alex Cecchetti al Teatro dell’Arte della Triennale di Milano.

Tutto parla
Terzo capitolo della serie dedicata al museo parigino del Louvre (e ormai dobbiamo abituarci a specificare sempre la sede, visto che la casa madre ha figliato prima a Lens e ora ad Abu Dhabi), questo pannello incanta come e più dei precedenti a cui abbiamo partecipato lo scorso giugno (Louvre I e Louvre II, appunto).
Anche in questo caso Cecchetti dimostra di aver letto tanto e di aver frequentato il Museo con assiduità. Deve aver osservato con attenzione i pezzi esposti e i visitatori che vi si fermano davanti o che corrono alla sala successiva, teleguidati dai dispositivi che dicono tutto per non raccontare niente.
Noi spettatori, invece, dopo aver attraversato la galleria delle statue classiche, ibridi di atletici corpi greci e veraci teste romane, siamo stati condotti al Dipartimento delle Antichità Orientali. La visita virtuale (che sarebbe più corretto definire “virtuosa”) è comincia dai cocci, dalle “briciole” della storia.
“Tutto parla” dice Cecchetti con il suo sguardo stralunato, mentre scaccia il ciuffo che gli scende sugli occhi. Non sono poesie, ma liste della della spesa: tot di grano, tot di farro, tot di fagioli…E poi ci sono i cilindri con i sigilli! Da una vetrina immaginaria l’artista ne estrae uno di pochi centimetri, ovviamente anch’esso immaginario. Lo vedete il cervo che vi è inciso? Sta saltando un cespuglio e dietro di lui si erge una figura riccamente vestita, un re… (sarà il sigillo cilindrico di Shamash?).
In mezzo ai Lamassu
[codice-adsense-float]Tra battute sapientemente preparate e altre improvvisate in base alle reazioni degli spettatori che lo seguono per i meandri del Teatro dell’Arte, Cecchetti racconta l’arte mesopotamica come nessun altro. Le raffigurazioni di questi cilindri di terracotta sono state accostate al cinema… Ma quando mai! Sono molto più innovative… In pochi centimetri di spazio, infatti, condensano il passato, il presente e il futuro. Avete idea delle implicazioni filosofiche e sociali di una tale concezione? No?! Problema vostro.
Ieri sera, seduto sulle assi del palcoscenico del teatro, redarguito da Cecchetti perché stavo proprio in mezzo alle palle dei Lamassu (le divinità dal corpo di toro, ali d’aquila e testa umana dalla folta barba), riflettevo su queste implicazioni e sulla poeticità dello spettacolo, più marcata rispetto alle due parti precedenti che pure sono intense.
Sarà la sabbia del deserto che copre e insieme svela, sarà la natura misteriosa dei possenti Lamassu (peraltro dallo scarso senso del ritmo, a giudicare dal battito fuori sincrono dello zoccolo al nostro passaggio…), sarà la magia dei giardini pensili di Babilonia rievocati al tramonto mentre navicelle bianche girano in tondo, sarà l’immagine di migliaia di fegati di argilla che viaggiano per l’impero per essere esaminati dagli interpreti, sarà il sussurro delle palme da dattero che in inglese è innegabilmente più poetico che in italiano (“whisper” batte “sciare”): sarà quel che sarà, tutto parla, davvero.
Anche la brochure dello spettacolo sulla quale è raccontata in sintesi la biografia dell’artista. Inizia così: “Nato a Terni nel 1939, Alex Cecchetti si è trasferito da diversi anni a Parigi”. Qualche spettatore si è meravigliato di quello che ha pensato essere un evidente refuso (l’artista è infatti nato nel 1976) e ne ha chiesto la spiegazione al personale di sala. Nessun refuso né tantomeno un errore del caso.
È stato lo stesso Cecchetti a rivelare l’arcano a chi è rimasto ad aspettarlo: il 1939 è l’anno in cui il Louvre venne completamente svuotato in vista dell’imminente guerra. Un immenso archivio di storie diventò improvvisamente muto. Poi per fortuna tornò a raccontare…
Saul Stucchi
Foto di Valeria Palermo
4-6 dicembre 2017 ore 20.00
Louvre III – Dipartimento delle antichità orientali
- di e con: Alex Cecchetti
- produzione: Triennale Teatro dell’Arte
Triennale Teatro dell’Arte
Viale Alemagna 6
Milano
Informazioni:
Tel. 02.72434258