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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Il portiere di notte” di Liliana Cavani compie 50 anni

9 Marzo 2024

“Il portiere di notte” di Liliana Cavani compie 50 anni

Se ho voluto vivere come… come una talpa, c’è una ragione. La ragione per cui lavoro di notte è la luce: ho un senso di vergogna alla luce.” (Maximilian)

Confesso che quando ho visto “Il portiere di notte” di Liliana Cavani al cinema (correva l’anno 1974), non ci ho capito molto. Frequentavo allora il cineforum della mia cittadina ma, nonostante le spiegazioni dei relatori e il dibattito (ebbene sì: c’era il dibattito), mi sentivo piuttosto scombussolato e poco in grado di arrivare a comprendere un film così complesso.

Per amore di onestà, dovrei aggiungere che quello che più mi rimase impresso fu l’eros perverso che aleggiava nella pellicola. Non ero più un adolescente, tuttavia, all’uscita dalla sala continuavo a chiedermi quante variazioni sono possibili in campo sessuale.

Ma questo è solo un aspetto del film. La Cavani vuole anche raccontare quanto poco l’intera Europa avesse elaborato e assimilato il passaggio nel continente del nazismo.

Charlotte Rampling nel film "Il portiere di notte" di Liliana Cavani (foto da Wikipedia)

La trama del film è molto semplice: casualmente si ritrovano, nel 1957, un carnefice e una vittima di un campo di sterminio e allacciano una relazione – diciamo così – particolare. Due temi si intrecciano: da una parte la relazione tra Maximilian e Lucia, dall’altra l’Austria (dove è ambientata la pellicola) o più in generale tutto un continente, che non ha ancora chiuso tutti i conti con il recente passato.

Per il tema trattato e per le ferite ancora aperte, il film al suo apparire sugli schermi provoca notevolmente i critici e gli spettatori.

Siamo negli anni Settanta e si fa sentire ancora la censura. Due anni prima si era consumata la follia di Ultimo tango a Parigi ma nel Belpaese resta molta rigidità quando si tocca il campo sessuale. D’altra parte è curioso come Il portiere di notte, all’uscita nel resto del mondo, sia al centro di raffinati dibattiti intellettuali (sul nazismo, sul potere in senso lato), mentre in Italia la questione si sposta sul sesso (vedi anche in nota).

Alla stesura del testo, oltre la Cavani, collaborano Barbara Alberti, Amedeo Pagani e Italo Moscati. La regista aggiunge al lavoro l’esperienza accumulata negli anni precedenti, nei quali aveva confezionato per la Rai diversi documentari legati al nazismo e alla resistenza.

Non illudiamoci che la memoria sia fatta di vaghe ombre. È fatta di occhi che ti guardano dritto in faccia; e di dita che ti accusano.” (Klaus)

Tutta la vicenda è avvolta in un’atmosfera decadente. A renderla plumbea contribuiscono non poco anche la fotografia di Alfio Contini e la musica di Daniele Paris.

La pellicola non affronta il problema del nazismo da un punto di vista storico e preferisce analizzarlo a livello psicologico. Più che le atrocità commesse, alla Cavani interessa cercare il “nazista che è in noi”, intendendo con questo, il male che alberga in ciascuno e scoprire le sottili linee di confine che si muovono all’interno della nostra coscienza.

L’odore di morte (thanatos) che sgorga da Il portiere di notte si accompagna alla relazione fra i due amanti (eros), somigliando in questo al film di Bertolucci che citavo prima. In entrambi i casi, fin dalla prima scena si immagina il tragico epilogo. Ma se in Ultimo tango a Parigi la coppia ignora volutamente tutto l’uno dell’altro, con la Cavani Max e Lucia riscoprono la loro passione proprio a causa del passato che hanno vissuto.

Una sorta di melodramma (se non fosse per il terribile periodo storico) che mi fa ricordare una medesima storia d’amour fou di cui ho parlato tempo addietro: La signora della porta accanto.

Nel 1973 conobbi Eduardo De Filippo, sul set de “Il portiere di notte”. Venne a trovarmi mentre giravo, era interessato al contenuto di quella storia e diventammo amici. Poi continuammo a frequentarci, mi invitò anche nella sua isola, Isca, un incanto fiabesco: ricordo le belle cene che Eduardo preparava con le sue mani. Bravissimo a cucinare.”

La regista

Liliana Cavani, arrivata ormai al traguardo dei 92 anni, è nata a Carpi (Modena) e, dopo la laurea in Lettere antiche e il diploma al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, ha sempre lavorato come regista o sceneggiatrice.

I suoi lavori sono sempre stati oggetto di discussione: dal primo film Francesco d’Assisi (1966), una sorta di manifesto del dissenso cattolico di quegli anni, a Galileo (1968), pellicola nella quale emerge più che lo scienziato di Pisa, l’inquieta figura di Giordano Bruno. Poi I cannibali (1970), rivisitazione in chiave moderna dell’Antigone di Sofocle o Al di là del bene e del male (1977), incentrato sulla figura di Nietzsche, nei suoi rapporti con Lou Andreas-Salomé e Paul Rée.

Oltre molti lavori di carattere storico per la Rai, è stata anche regista lirica a Parigi, San Pietroburgo, Milano e in altri teatri.

Mi piace la solitudine quando la scelgo, quando ne ho la necessità, cosa che mi accade e allora diventa una solitudine necessaria e anche bella. È come l’aria che entra dalle finestre aperte di casa dopo che sono state chiuse. Una solitudine temporanea e scelta fa sempre molto bene, bisognerebbe prescriverla.”

Note e osservazioni

Come dicevo prima, la censura ebbe da lamentarsi per i momenti legati al sesso: basti ricordare che alla regista venne chiesto di tagliare una scena nella quale, durante un amplesso, Lucia si trovava sopra Maximilian, prendendo così l’iniziativa e il controllo del rapporto. Per inciso, la Cavani rispose al giudice: “Succede…”.

Il discorso sulla “sindrome di Stoccolma”: gli psicologi, partendo da un fatto di cronaca avvenuto nella capitale svedese, definiscono in questo modo il rapporto morboso che può crearsi tra sequestrati e sequestratori. Nel film della Cavani, si potrebbe eventualmente parlare di “sindrome di Vienna” (appunto dal film), un rapporto in cui risulta difficile separare i ruoli, che vuole mostrare come in ognuno di noi coesistano una parte masochista e una sadica.

Come curiosità, posso ricordare anche che Liliana Cavani, considerata una raffinata intellettuale di sinistra, ha partecipato nel 2007 alla commissione di 12 saggi incaricata di stendere il manifesto del nascente Partito Democratico.

L S D

Il portiere di notte

  • Regia: Liliana Cavani
  • Sceneggiatura: Liliana Cavani e Italo Moscati
  • Interpreti: Dirk Bogarde, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Giuseppe Addobbati, Amedeo Amodio, Ugo Cardea, Marino Masè
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