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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Tiziano. L’impero del colore” arriva nelle sale

25 Settembre 2022

“Tiziano. L’impero del colore” arriva nelle sale

“L’ALIBI della domenica” è dedicato al docufilm su Tiziano Vecellio.

Sarà nelle sale italiane soltanto nelle date del 3, 4 e 5 ottobre 2022 il film “Tiziano. L’impero del colore”. Scritto da Lucia Toso e Marco Panichella con la supervisione di Donato Dallavalle, ne firmano la regia Laura Chiossone e Giulio Boato, mentre la produzione vede insieme Sky, Kublai Film, Zetagroup, Gebrueder Beetz e Arte ZDF. Come sempre, l’elenco dei cinema in cui verrà proiettato si trova sul sito di Nexo Digital che distribuisce il lungometraggio.

Protagonista ne è naturalmente il sommo pittore veneto, nativo di Pieve di Cadore, ma veneziano d’adozione e d’elezione. La sua lunghissima e ineguagliabile carriera è ripercorsa in senso cronologico tenendo come filo conduttore il tema del colore. Ad aprire la storia è la peste a Venezia, quella del 1510.

Poster del film "Tiziano. L'impero del colore"

Gli autori hanno individuato un gruppo di opere – di capolavori! – attorno ai quali costruire il racconto di tanta vita e tanta carriera. Il primo a essere preso in esame è Amor sacro e Amor profano, oggi conservato alla Galleria Borghese di Roma. Realizzato da un Tiziano probabilmente poco più che ventenne (non ci è nota la data di nascita del pittore) ne mostra nel modo più lampante il talento. È con questa tela che il cadorino inizia la cavalcata verso il successo. Per primi conquista i nobili privati veneziani ma ecco che già ambisce a diventare pittore di Stato. Palcoscenico è la basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari per la quale realizza l’Assunta. Le riprese della chiesa, la più importante dei Francescani in città, sono tra le più belle del film.

Alle committenze sempre più illustri s’intrecciano i fatti della vita privata, su tutti il legame con Cecilia, la “morosa” di cui sappiamo poco ma che fu fondamentale per l’esistenza del pittore.

Al duca Alfonso I di Ferrara Tiziano si presenta con la tavola del Cristo della moneta che tanto avrebbe poi intrigato Freud. Come da formula collaudata, molteplici sono le voci che si alternano durante il film. Menziono almeno Amina Gaia Abdelouahab, curatrice indipendente e storica dell’arte, Giorgio Tagliaferro, professore associato in Arte Rinascimentale all’Università di Warwick, lo stilista e imprenditore Brunello Cucinelli e l’artista di fama mondiale Jeff Koons. Confesso che le considerazioni che più mi hanno colpito sono state quelle espresse da Miguel Falomir, direttore del Museo del Prado.

Per allargare ancor di più la platea dei committenti Tiziano si avvale dell’aiuto di Pietro Aretino che ne diventa una sorta di “promoter”, inviando lettere ai potenti d’Europa per – appunto – promuovere il valore dell’amico artista.

Tiziano Vecellio, Bacco e Arianna, The National Gallery, Londra
Tiziano Vecellio, Bacco e Arianna, The National Gallery, Londra

Le carrellate nelle sale e nelle gallerie dei musei fanno venire voglia di prendere al volo l’areo per andare ad ammirare dal vero i capolavori di Tiziano, ma non solo: riconoscibilissima è la Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio, uno dei gioielli del Kunsthistorisches Museum di Vienna.

E poi Mantova e il rapporto con Isabella, ritratta a distanza da Tiziano. Definire “ritratto idealizzato” il capolavoro che l’immortala è forse un eufemismo. La marchesa era prossima ai sessant’anni ma Tiziano le ha fatto un ritocco di ringiovanimento che neanche il miglior grafico esperto di Photoshop!

È tutto un susseguirsi di successi con l’effetto domino che allarga sempre di più la rete di relazioni dell’artista. Nel 1530 Carlo V viene incoronato imperatore da papa Clemente VII a Bologna. Tiziano lascia Venezia e Cecilia, incinta, per non mancare a questo evento epocale. A presentarlo al sovrano è Federico Gonzaga, marchese creato duca di Mantova proprio dall’imperatore. Carlo V in realtà all’inizio mostra scarso interesse verso l’arte (Bernard Aikema, professore di Storia dell’arte moderna all’Università di Verona, usa un’espressione più colorita, per rimanere in tema con il film), ma poi affida qualche commissione al pittore.

Il colore e i ritratti hanno reso Tiziano uno dei più grandi pittori dell’arte occidentale e i più potenti del suo tempo si contendevano il suo pennello, fino ad arrivare al celeberrimo aneddoto di Carlo V che si inchina per raccogliere quello caduto al pittore.

E poi le donne, naturalmente. A cui Milano ha dedicato recentemente una splendida mostra: “Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano”. Tiziano ne esalta la bellezza ma anche la dolcezza. Ne La Madonna del Coniglio (dipinto per Federico Gonzaga) una parte della critica riconosce Cecilia, appena scomparsa di parto, nel volto di Santa Caterina che affida la piccola Lavinia (il Bambino) a Orsola, la sorella di Tiziano, raffigurata come la Vergine. Il pastore alle spalle sarebbe un autoritratto di Tiziano.

Altra tappa fondamentale nella sua carriera è l’incontro con il papa. Nel 1545 l’artista compie un viaggio a Roma, avvertito dall’Aretino che i Farnese promettono tanto ma mantengono poco. Per la famiglia del pontefice Tiziano realizzerà una serie di capolavori che si apre con la Danae per Alessandro, il Gran Cardinale, nipote del papa. Conquistare lo zio, Paolo III Farnese, è il passo successivo. Il triplice ritratto che vede il papa con i nipoti Ottavio e Alessandro non è stato completato perché al pittore vengono meno le speranze di avere benefici ecclesiastici importanti per il figlio Pomponio.

La soddisfazione la trova con l’imperatore Carlo V quando questi trionfa sui suoi nemici protestanti. Il ritratto a cavallo, uno dei capolavori assoluti del Prado, è il primo grande ritratto equestre dell’arte occidentale. Ma intanto a Venezia emerge la stella di Tintoretto che comincia a soffiare commissioni a Tiziano. La tela San Marco libera uno schiavo è un quadro incredibilmente ambizioso con cui Jacopo Robusti lancia la sua sfida.

Tiziano lavora alle Poesie commissionate da Filippo II, un ciclo mitologico molto importante. Anche in questo caso le parole del direttore Falomir sono illuminanti.

Una serie di lutti colpisce il pittore. L’amata Lavinia muore di parto, come la madre. Scompaiono poi nel giro di pochi anni l’amico Pietro Aretino, il fratello Francesco e Carlo V. L’ultima – lunga – parte della carriera di Tiziano è crepuscolare, venata da pessimismo personale. Il tema della morte domina gli ultimi 20 anni, durante i quali, però, l’artista pensa anche alla “Tizianizzazione” del mercato. Attraverso copie non perfettamente identiche agli originali, affidate all’incisore Cornelis Cort, Tiziano s’impegna nel marketing delle sue opere.

Il suo testamento, sia spirituale che pittorico, è la Pietà, dove un San Girolamo / Tiziano tocca con mano il corpo morto di Cristo. Poi tornerà la peste a colpire di nuovo Venezia, portandosi via, insieme a moltissimi altri, Tiziano e il figlio Orazio.

L’autunno de La Grande Arte al Cinema di Nexo Digital proseguirà con “Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro” (il 7, 8 e 9 novembre) e “Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza” (il 28, 29 e 30 novembre).

Saul Stucchi

Tiziano. L’impero del colore

3, 4 e 5 ottobre 2022

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