“Don’t Panic” (iscrizione sul “libro” che serve da guida per gli autostoppisti galattici).
Una boccata d’aria pura, dopo l’angosciante storia di Theresa / Diane Keaton (“In cerca di Mr Goodbar”). “Guida galattica per autostoppisti” di Garth Jennings (2005) è un film che non ha avuto il successo che avrebbe meritato, non fosse altro per la fantasia sconfinata che manifesta.
La pellicola è tratta da una fortunata saga di fantascienza umoristica scritta da Douglas Adams: anzi, per essere più esatti e citare le sue parole, da “una trilogia in cinque libri”. Ne consiglio vivamente la lettura: sono pubblicati da Mondadori ad un prezzo molto contenuto e sarebbero una perfetta evasione durante una vacanza al mare o in montagna, ma anche al lago, in campagna, in città…
Per essere più precisi, il film arriva in primo luogo da una serie radiofonica creata per la BBC. In seguito, dopo la pubblicazione su carta delle avventure di Arthur e Ford, (e, sia detto per inciso, sono libri che hanno scalato le classifiche dei best seller inglesi e si calcola che abbiano venduto più di 15 milioni di copie), nel 1981 giunge anche l’adattamento per la televisione in sei puntate.

A partire dal 1980 Adams cerca di portare sul grande schermo il suo folle mondo e, pur avendo partecipato alla stesura della sceneggiatura, non gli riesce di vederlo realizzato, dal momento che muore nel 2001. Era nato nel 1952 a Cambridge e anche se morto negli USA, ha conservato sempre il classico English Humour della terra d’origine.
Passione per la musica
Senza dilungarmi troppo sulla figura del “vero padre” della pellicola, mi piace ricordare che è stato costretto ad adattarsi a mestieri piuttosto umili prima di entrare nella radio e raggiungere il successo. E, come curiosità, potrei parlare della sua passione per la musica.
Ha studiato pianoforte e chitarra ed era amico di David Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd (rimando alla recensione di “The Wall”) e, sempre a proposito di questo gruppo, salì sul palco all’Earls Court di Londra il 28 ottobre 1994 e suonò con il gruppo in un paio di brani. Era poi amico anche di Gary Brooker, cantante, pianista e compositore dei Procol Harum: alla sua commemorazione funebre venne eseguita “A Whiter Shade of Pale”.
Tornando a “Guida galattica per autostoppisti”, la sceneggiatura originale di Adams, è integrata da Karey Kirkpatrick e, per il ruolo di regista, viene chiamato Garth Jennings, al suo primo lungometraggio. Si ritiene che Jennings sia il più adatto per la sua esperienza nel campo dei videoclip e della pubblicità. Oltre l’aspetto tecnico, riesce a trasporre felicemente la satira di fondo dell’opera di Adams, anche se non si può dire lo stesso per il sottile umorismo tipicamente inglese della storia.
Per quanto riguarda la pellicola, pur volendolo, sarebbe molto difficile raccontarne la trama. Mi basta dire che per non penalizzarne la durata, sono stati aggiunti alcuni capitoli non presenti nelle varie versioni della Guida. In uno di questi, un irriconoscibile John Malkovich veste i panni di un predicatore galattico, mentre in un altro si entra nel mondo abitato dai Vogon.
“L’enciclopedia galattica nel capitolo dedicato all’amore, afferma che è troppo complicato da definire. La guida galattica, invece, sull’argomento amore, dice: evitatelo se possibile”.
Note e curiosità
La prima curiosità riguarda i libri da cui è tratta. Essendo Douglas Adams mancato prematuramente, Eoin Colfer ha pensato di aggiungere, nel 2009, un altro capitolo alla “trilogia”: “E un’altra cosa” (edito da Mondadori nella collana Strade blu).
Da quando nella “Guida galattica per autostoppisti” venne indicato il numero 42 come risposta alla domanda fondamentale su “la vita, l’universo e tutto quanto”, gli appassionati di fantascienza, ma anche matematici o scienziati hanno da ciò tratto alcune conseguenze. Ad esempio, la puntata finale della serie animata “Buzz Lightyear da Comando Stellare”, si intitola 42.
Nel film Marvel “Guardiani della galassia” vol. 2, il numero 42 appare all’interno dei titoli di coda, trasformandosi poi in una costellazione; sulla Star Ship SN8 creata dalla Space X e lanciata il 9 dicembre 2020, era inciso il numero 42. Nel mondo della musica, una band molto popolare degli anni Ottanta portava il nome di “Level 42” e l’album “Viva la vida or Dead and All His Friends” dei Coldplay, include un brano intitolato 42.
Inutile dire che Douglas Adams, nel 1993, riguardo al numero, diede la seguente risposta: “Era uno scherzo. Doveva essere un numero ordinario e relativamente piccolo, ed io scelsi quello. Fissando il giardino, pensai: 42 può andare. E questo è quanto”.
Altra curiosità è data dal cosiddetto “Towel Day” (il 25 maggio), in cui i fan del compianto scrittore festeggiano con un asciugamano, descritto come uno degli oggetti più utili di tutta la Galassia.
Non faccio mai spoiler, ma per una volta mi sia concesso di aprire una parentesi su un personaggio del film: Marvin.
“E pensi di avere dei problemi? Che faresti se fossi tu il robot maniaco depressivo?” (Marvin).
Secondo il mio modesto parere, una delle invenzioni più geniali nell’intera letteratura fantascientifica: il robot paranoico. A proposito di questo, ho scoperto che non sono stato l’unico ad amarlo. Fra i tanti, devo ricordare il gruppo rock Radiohead (casualmente anche il mio gruppo preferito), che lo ha omaggiato in “Paranoid Android” (1997), primo singolo estratto dall’album “OK Computer”.
“Avrei un suggerimento, ma non mi ascoltereste…nessuno mi ascolta mai…” (Marvin).
L S D
Guida galattica per autostoppisti: informazioni sul film
- Regia: Garth Jennings
- Soggetto: dall’omonimo romanzo di Douglas Adams
- Sceneggiatura: Douglas Adams, Karey Kirkpatrick
- Interpreti: Martin Freeman, Sam Rockwell, Mos Def, Zooey Deschanel, Bill Nighy, Warwick Davis