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Voi siete qui: Biblioteca » “Fiabe dalla Grecia”, a cura di Elisabetta Garieri

10 Maggio 2023

“Fiabe dalla Grecia”, a cura di Elisabetta Garieri

“Μια φορά κι έναν καιρό…” (Mia forá ki énan kairó): con questa formula anaforica – o forse è meglio dire tautologica – iniziano le fiabe greche. Non mi riferisco alle favole di Esopo, bensì alle narrazioni orali che i bambini di lingua ellenica (compresi quelli di alcuni villaggi del nostro Aspromonte, come Gallicianò) possono udire ancora oggi dagli anziani. Sebbene fra le storie antiche e quelle moderne non esista, di fatto, soluzione di continuità…

Ecco cosa rileva Cesare Catà nel suo interessante saggio dedicato all’attualità dell’Odissea: “I miti, come le fiabe, appartengono a quella terra che le antiche saghe celtiche definiscono ‘a oriente del sole e a occidente della luna’, ed è quella stessa landa senza tempo il luogo in cui gli aedi greci a cui diamo il nome convenzionale di ‘Omero’ si recavano mentalmente per portare all’uditorio i loro versi”.

Fiabe dalla Grecia, Edizioni Aiora

L’editore ateniese AIORA ha intrapreso, ormai da anni, la lodevole missione di rendere accessibili nelle principali lingue del resto d’Europa – compresa la nostra – svariati testi fondamentali di quella che laggiù viene denominata Romiossini, ossia “Grecità” (titolo, tra l’altro, di un intenso poemetto di Ghiannis Ritsos, musicato da Mikis Theodorakis). Quali essi siano, lo si può osservare sul sito dell’editore: www.aiorabooks.com.

In tale progetto rientra anche il presente volume, Fiabe dalla Grecia, ottimamente tradotto dall’invidiabile (per capacità personali e per vicende biografiche) Elisabetta Garieri, con disegni di Panagiotis Stavropoulos.

Leggendolo, mi sono affiorati alla memoria aneddoti che avevo letto o sentito raccontare in anni remoti. La volpe e la cicogna era inserita nel mio sussidiario delle elementari (ho ancora nitido il ricordo dell’illustrazione che l’accompagnava: il lungo becco dell’uccello infilato agevolmente nel collo stretto di un vaso trasparente, inaccessibile invece al muso del canide). I vestiti occultati nelle nocciole che appaiono in Il merlo del re li rammento in una delle storielle che mia nonna mi propinava per farmi addormentare – dove erano però racchiusi nelle noci.

Mastro Lazzaro e gli orchi mi riporta alla fiaba dei Fratelli Grimm Il prode piccolo sarto (“Sette in un colpo solo”), pure affrontata a scuola. La vicenda di Alessandro Magno “sempre vivo”, invece, l’ho rinvenuta assai più di recente in un testo critico di Ghiorgos Seferis sul poema cinquecentesco cretese Erotòkritos (il cui autore – per dimostrare quanto le civiltà possano a volte essere permeabili tra loro – reca il nome venezianissimo di Vincenzo Cornaro).

Ma sono i legami con la mitologia classica a scavalcare i secoli, per non dire i millenni. Le Neraidi della fiaba eponima sono parenti strette delle antiche, divine figlie di Nereo, che comparivano già in Omero ed Esiodo. Lo stesso vale per le Moire nerovestite, o per le Ninfe al bagno cui si sottraggono gli abiti al fine di assoggettarle. Il granchio e il serpente si collocherebbe a buon diritto tra gli apologhi di Esopo.

In I rami d’oro l’acqua dell’immortalità si trova oltre una “montagna che si apre e si chiude” come le Simplegadi attraversate dagli Argonauti alla ricerca del Vello d’Oro. Gli equivoci onomastici di Cicala e tamerice non sono molto diversi da quelli della commedia aristofanea. Il melo del re ci conduce di fronte a “un mostro con sette teste che una volta all’anno divora uno di noi”, fratello dell’Idra sconfitta da Eracle nella seconda delle sue fatiche ma anche del gigantesco serpente marino da cui Perseo salva Andromeda (“il ragazzo si incamminò, finché non trovò la principessa prigioniera, preda del mostro…”).

“La principessa era circondata dai pretendenti, ma nessuno di loro le piaceva” (Principe semola) ci raffigura una novella Penelope, mentre Ulisse e i suoi marinai paiono allusi (magari nella versione dantesca: … ma misi me per l’alto mare aperto / sol con un legno e con quella compagna / picciola da la qual non fui diserto…) laddove, in Il vecchio scirocco, si racconta che “Navigarono per mesi in mare aperto, senza mai attraccare né vedere terra: all’orizzonte c’era solo acqua”. “Il Re indossò corona e scettro e andò ad accogliere gli stranieri” di cui leggiamo in I papaveri fa pensare piuttosto al Kavafis di Aspettando i barbari: “Perché il nostro imperatore si è alzato cosi di buon’ora e se ne sta seduto sul trono, in posa solenne, presso la porta maggiore della città, con la corona in testa? Perché oggi arrivano i barbari e l’imperatore è in attesa di ricevere il loro capo…” (si tratta di vedere, qui, se sia stata la fiaba ad influenzare il poeta alessandrino, o viceversa).

Una trentina di anni fa, avevo letto e annotato con estremo interesse la Letteratura greca di Giulio Guidorizzi, caratterizzata da un marcato impianto antropologico che forniva un approccio nuovo – diacronico e funzionale – all’affascinante materia. Ritrovo lo stesso sapore di agnizione – o piuttosto, di intuizione – in queste pagine.

Quale bocconcino conclusivo per i lettori, offro una gustosa scenetta atemporale, proveniente da Cipro:

C’era una volta un pope che tagliava la legna, ma più ne tagliava, più i vicini andavano da sua moglie e le dicevano: “Dacci un po’ di legna” e subito lei obbediva, regalandola a chiunque la chiedesse. Allora il pope protestava: “Moglie, smettila di regalare legna ai vicini: io per tagliarla e trasportarla fatico…”. “E cosa sarà mai un po’ di legna!” rispondeva la moglie e continuava a elargirla a chiunque. Quando la legna finì, il pope disse: “Adesso vacci tu a far legna, cara moglie!”. “Certo che ci vado, perché non dovrei?”. La moglie ci andò e si ammazzò di fatica. Poi, come sempre, si presentarono i vicini: “Un po’ di legna, signora, per favore!”. “Eh no, cari miei, questa legna è della moglie del pope!” rispose lei. Finché era del marito, la legna non valeva niente.

Marco Grassano

Fiabe dalla Grecia
Traduzione di Elisabetta Garieri
Disegni di Panagiotis Stavropoulos
Edizioni Aiora
2022, 176 pagine
14 €

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