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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “L’elisir d’amore” di Donizetti al Teatro Regio di Torino

11 Febbraio 2025

“L’elisir d’amore” di Donizetti al Teatro Regio di Torino

Tra il 28 gennaio e il 5 febbraio scorsi il cartellone del Teatro Regio di Torino ha proposto al pubblico L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, un nuovo allestimento realizzato in coproduzione con il Teatro Regio di Parma. Ne firma la regia Daniele Menghini, mentre le scene sono di Davide Signorini.

È stato accolto da calorosissimi applausi, almeno a giudicare da quelli tributati al termine della rappresentazione a cui ho assistito io, alla fine di gennaio (con la sostituzione all’ultimo momento dell’interprete di Giannetta nella data appunto del 31 gennaio).

Ben si spiegano, del resto. Tutti gli ingredienti che compongono la complessa ricetta dell’allestimento di un’opera lirica sono stati dosati nella giusta misura e amalgamati tra loro con maestria e talento. Naturalmente su tutti spicca la musica di Donizetti, composta quasi due secoli fa, con la prima rappresentazione assoluta avvenuta al Teatro della Cannobiana di Milano – l’attuale Lirico – scelto dallo stesso compositore, il 12 maggio del 1832.

"L'elisir d'amore" di Donizetti. Foto di Roberto Ricci

Scrive Menghini nelle note di regia, riportate nel libretto di sala:

Un ‘Elisir d’amore’ che vuole aprire un dialogo autentico tra innovazione e tradizione programmando una vera e propria collisione tra l’universo contemporaneo di un giovane di oggi alle prese con il suo apprendistato alla vita e quel mondo antico del Teatro di figura, polveroso, poetico, nostalgico che, con le sue marionette, con i suoi burattini, pupi e pupazzi, ci ha permesso e ci permette ancora di sognare, progettando l’avvenire. Una storia che ci racconta come l’arte può salvarci. Esattamente come può farlo l’amore. Sempre”.

Ecco spiegato perché Nemorino – un ottimo Valerio Borgioni (classe 1997) in cinque delle otto date, René Barbera nelle altre tre – indossa abiti contemporanei, del tutto fuori contesto rispetto agli altri personaggi. È il caso di approfittarne per elogiare i costumi disegnati da Mika Campisi, un altro – tutt’altro che secondario – elemento che ha contribuito al successo dell’opera (splendido il mantello di Dulcamara, per menzionarne uno solo per tutti).

Nemorino si sente estraneo al mondo che lo circonda. Più che un sempliciotto, è un ragazzo ingenuo o, meglio ancora, una persona autentica in mezzo a tanti teatranti (del resto, non l’ha ben detto il Sommo che tutto il mondo è un palcoscenico?).


L’elisir d’amore si intreccia con il Pinocchio di Collodi tanto che Nemorino finisce nel Paese dei Balocchi e ci sono anche i conigli becchini. Il gioco metateatrale con le marionette e lo sfondamento della quarta parete rimescolano le carte e sono solo due degli espedienti utilizzati per tenere sempre attiva l’attenzione dello spettatore.

Spiegava qualche giorno fa l’attrice Federica Fracassi nel primo dei “Lampi. Duetti culturali” del 2025 che agli allievi delle scuole di teatro si insegna a non sedersi mai completamente, per non adagiarsi. Ecco: i registi devono pensare anche a non lasciar sprofondare in poltrona chi è in platea, destandone l’attenzione a colpi di piccoli e grandi colpi di scena.

Una scena de "L'elisir d'amore" di Gaetano Donizetti nel nuovo allestimento di Daniele Menghini. Foto di Roberto Ricci

In questo Elisir non ci sono momenti di stanca, tutto il meccanismo gira al ritmo giusto, proprio come la musica di Donizetti. E tanti sono i momenti e le scene che rimangono poi nella memoria, al di là delle arie più celebri (come “Una furtiva lagrima”): la nevicata; lo sconsolato Nemorino che stringe il cuscino mentre scendono le nuvole; il trombettiere burattino…

Molto giocoso questo melodramma in due atti su libretto di Felice Romani da Le Philtre di Eugène Scribe, anche grazie ai mimi scatenati!

Dal già citato libretto di sala – encomiabili queste pubblicazioni agili e al contempo utili per l’approfondimento, oltre che per l’inquadramento storico – segnalo anche il testo di Emilio Sala intitolato Finzione e sentimento in cui, tra le altre cose, il musicologo si sofferma sul film Bellissima di Luchino Visconti (1951):

In esso viene infatti, com’è noto, utilizzata la musica dell’opera donizettiana in un modo assai particolare, quasi a mo’ di ‘chiave di lettura’, e con sottintesi che non sono sempre di immediata decifrazione. Studiare la ricezione cinematografica di un’opera non è d’altronde senza ricadute sulla comprensione dell’opera stessa”.

Sono parole da tenere in mente sempre, ma in particolare quando si va al Teatro Regio di Torino, prima o dopo aver visitato il Museo Nazionale del Cinema in cui l’opera di Visconti viene più volte (visivamente) menzionata durante il percorso espositivo.

La stagione de “La meglio gioventù” (questo il titolo del programma 2024/2025) proseguirà con il Rigoletto di Verdi dal 28 febbraio all’11 marzo e poi con La dama di picche di Čajkovskij dal 3 al 16 aprile.

Saul Stucchi

L’elisir d’amore

Melodramma giocoso in due atti
Musica di Gaetano Donizetti
Libretto di Felice Romani
tratto da Le Philtre di Eugène Scribe
Fabrizio Maria Carminati direttore d’orchestra
Daniele Menghini regia
Davide Signorini scene
Nika Campisi costumi
Gianni Bertoli luci
Ulisse Trabacchin maestro del coro
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino

Informazioni sullo spettacolo

Dove

Teatro Regio
Piazza Castello 215, Torino

Quando

Dal 28 gennaio al 5 febbraio 2025

Orari e prezzi

Orari: sabato 25 gennaio 20.00 anteprima giovani
martedì 28 gennaio 20.00
mercoledì 29 gennaio 15.00
giovedì 30 gennaio 20.00
venerdì 31 gennaio 20.00
sabato 1° febbraio 15.00
domenica 2 febbraio 15.00
martedì 4 febbraio 20.00
mercoledì 5 febbraio 20.00
Durata: 2 ore e 30 minuti con intervallo

Biglietti: consultare il sito del teatro

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.teatroregio.torino.it

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