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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Ancora prima”: Lucilla Giagnoni si prepara per l’Apocalisse

12 Giugno 2011

“Ancora prima”: Lucilla Giagnoni si prepara per l’Apocalisse

Giagnoni_ante Ieri sera, allo Spazio MIL di Sesto San Giovanni, Lucilla Giagnoni ha recitato per la prima volta il testo che costituirà la terza e ultima parte della sua trilogia, composta dai precedenti Vergine Madre e Big Bang. La serata aveva per titolo Ancora prima e la stessa attrice, appena salita sul palco, ha voluto spiegarlo così: lo spettacolo a cui stavamo per assistere era un “prima della prima” e noi spettatori eravamo i primi in assoluto ad ascoltare il testo; noi eravamo all’inizio dell’inizio! Lo spettacolo debutterà ufficialmente a Lucca il prossimo settembre, “dunque ho ancora tempo per aggiustarlo”, ha aggiunto l’attrice sollecitando consigli e critiche a noi spettatori. Ma di cosa parla quest’ultimo capitolo della trilogia? Niente meno che dell’apocalisse, anche nella sua versione con la maiuscola, ovvero il testo giovanneo che chiude il Nuovo Testamento. Ha preso avvio con la parola “ieri”, mentre si diffondeva in sala il suono di uno sciame d’api che a me ha fatto subito in mente, per associazione d’idee, il mito della bugonia nel quarto libro delle Georgiche di Virgilio.

Quello ieri diventa un oggi che poi si fa domani, ma per andare avanti c’è bisogno della forza di volontà, di quel “nonostante tutto” che spinge la vecchina del Decalogo di Kieślowski a sollevarsi sulle punte dei piedi per gettare la bottiglia del latte nell’apposito contenitore dei rifiuti. Quel nonostante tutto è una forza insieme diabolica e divina, ovvero segnatamente umana, che ci pungola ad andare avanti, a non considerare concluso l’alfabeto quando sopraggiunge la lettera omega e non finito il mondo quando si abbatte una catastrofe come l’11 settembre o lo tsunami in Indonesia o la fuga di radiazioni nucleari in Giappone.
Giagnoni_1
È la fine che dà senso a tutta una storia, a tutta la storia. Ma ogni fine è in realtà un nuovo inizio. E la Giagnoni a questo punto intreccia il testo dell’Apocalisse di Giovanni con quello dell’Edipo Re di Sofocle (qui la recensione di quello di Caravà, qui di quello con Branciaroli). Ogni città assediata dalla peste è simbolo dell’apocalisse, a cominciare dalla Tebe retta da Edipo, da lui salvata e da lui messa in pericolo. Il virus globale, nemico invisibile e per questo ancor più temibile, è già dentro le porte, si diffonde per la città e scardina la società alle sue fondamenta di comunione di individui.

Il testo di questo spettacolo è, come nelle parti precedenti, anche una “lezione” sul teatro e la letteratura che ne è alla base. In questo caso il teatro – ci insegna la Giagnoni – è cibo e l’Edipo Re rappresenta lo spettacolo più masticato e digerito in assoluto. Ecco cosa dice Giovanni del libro della sua rivelazione (Apocalisse 10, 10):

Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza
.

Tiresia, pur cieco (proprio perché cieco) vede la verità che sfugge agli occhi di Edipo. Con una costruzione ad anello, il testo ritorna alle api e alla loro vista cinque volte più veloce della nostra, più attenta ai movimenti degli altri componenti dello sciame (la comunità delle api). Avere gli occhi e la vista comporta l’assunzione di responsabilità di scegliere per il bene comune, mettendo in secondo piano il proprio interesse. È uno spettacolo molto politico, nel senso originale dell’accezione, questo Ancora prima, e insieme forse il più intimo e personale di Lucilla perché parla – anche – della sua famiglia.
Saul Stucchi

Lucilla Giagnoni
Ancora prima
Testo in formazione di Lucilla Giagnoni

Sabato 11 giugno ore 20.30
Spazio MIL

Via Granelli 1
Sesto San Giovanni (MI)

Biglietto: 10 €

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