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Voi siete qui: Biblioteca » “Profughi”: Arianna Arisi Rota alla Biblioteca Ostinata

30 Giugno 2023

“Profughi”: Arianna Arisi Rota alla Biblioteca Ostinata

Ieri sera (giovedì 29 giugno, ndr) alla Biblioteca Ostinata di Milano – fondata da Paolo Prota – si è tenuta la presentazione del libro Profughi pubblicato da il Mulino nella serie Icone della collana Voci. A parlarne sono state l’autrice, Arianna Arisi Rota che insegna Storia delle rivoluzioni del Mediterraneo nell’Ottocento (del “lungo Ottocento” che va dalla fine del Settecento alla Prima guerra mondiale) e History of Diplomacy nell’Università di Pavia, e Sharon Hecker, storica dell’arte e curatrice museale, nonché “amica da una vita”.

La storica ha esordito confessando la “ginnastica mentale tra presente e futuro” che l’ha tenuta impegnata tra l’episodio di cui tratta nel libro – dedicato al quadro I profughi di Parga di Francesco Hayez – e le recenti fughe che hanno colpito l’opinione pubblica occidentale: quella da Kabul tornata nelle mani dei Talebani e quella dall’Ucraina attaccata dalla Russia.

Arianna Arisi Rota e Sharon Hecker alla Biblioteca Ostinata di Milano

Pensando al passato si ha la tendenza a figurarsi l’esperienza dell’esilio come prova per un maschio singolo, mentre invece era una prova che toccava spesso a interi gruppi familiari. E lo stesso accade oggi, come denuncia il rapporto 2022 dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, UNHCR, secondo cui sui 108 milioni di profughi nel mondo ben 43 sono bambini e ragazzi sotto i 18 anni.

Il quadro, di dimensioni piuttosto ampie (misura infatti 201×290 cm), è esposto nell’ultima sala della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Arisi Rota ha iniziato l’analisi dell’opera partendo dal dettaglio del bambino che non vuole guardare e tiene il capo reclinato. Questo particolare le ha fatto pensare ai bambini profughi di oggi.

Hayez ha dipinto un “quadro dinamico”. Parga, cittadella dell’Epiro povera ma strategica, viene ceduta dagli Inglesi ad Alì Pascià di Giannina: gli abitanti devono abbandonare la loro terra. Il nemico, letteralmente, è alle porte: lo si vede arrivare sul lato sinistro della tela. È il 10 maggio 1819, Venerdì Santo (per gli Ortodossi). I parghioti dissotterrano le ossa degli avi e le bruciano perché non vengano profanate dai Turchi. Il fumo che si vede nella parte superiore del quadro è il resto di quelle pire.

Arianna Arisi Rota, Profughi, il Mulino

I profughi avrebbero avuto come destinazione Corfù, Cefalonia e altre isole greche. A destra, sullo sfondo, si vedono alcune navi inglesi che stanno arrivando per portarli via. È l’alba e il pittore cristallizza il momento in cui si indugia (e forse si è autoritratto nel giovane accanto al pope). Hayez voleva dare un volto a tante emozioni: per questo i personaggi sono colti in un ricco ventaglio di atteggiamenti e pose. La storica si è soffermata anche sul lavoro filologico compiuto da Hayez per la realizzazione dei costumi e ha confrontato l’opera con un’altro celebre capolavoro dell’Ottocento, Il massacro di Scio dipinto da Eugène Delacroix nel 1824 (è esposto al Louvre).

A commissionare l’opera fu il conte Paolo Tosio, collezionista e mecenate, che in realtà desiderava un quadro di argomento mitologico. Tosio si fidò della proposta del pittore e alla fine ne rimase soddisfatto, tanto che l’opera – realizzata tra il 1826 e il 1831 – venne esposta nella sua dimora.

La fonte principale è l’omonima ode di Giovanni Berchet, composta a Parigi nel 1823, mentre il poeta e scrittore era in esilio. Stranamente la censura austriaca non colse i riferimenti alla contemporaneità e la denuncia sottesa a questo quadro in qualche modo sovversivo.

A conclusione della presentazione la storica ha richiamato l’attenzione dei presenti sulla ragazza in primo piano che tiene tra le mani un teschio, come a dire che volesse conservare questo vestigio come suo unico bagaglio (significativamente, infatti, Hayez non mostra masserizie accanto ai partenti). Niente meno che Giuseppe Mazzini scrisse su questo dettaglio, tanto che Arisi Rota ha ripreso quel suo articolo per intitolare “Sul cranio di un amante o di un padre” il quarto dei sette capitoli che compongono il suo libro.

Il quadro di Hayez denuncia con tatto il cinismo delle diplomazie, ma l’episodio fece vacillare anche uno spirito sensibile come Foscolo. Profugo lui stesso a Londra, si trovò in imbarazzo quando i parghioti gli chiesero di intercedere per loro al parlamento inglese. Il poeta tentennò perché temeva di venir espulso e chiedeva agli amici: dove altro potrei andare? È un dubbio che angustia anche molti intellettuali di oggi (perlomeno quelli che ancora si meritano la qualifica).

Saul Stucchi

Arianna Arisi Rota
Profughi
il Mulino
Collana Voci, serie Icone
2023, 124 pagine
12 €

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