Ultimi giorni per visitare alla Fondazione Luigi Rovati di Milano la mostra Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso: chiuderà infatti domenica 4 ottobre.
Davvero un’esposizione «piccola e concentrata ma stupenda», come è stata definita da Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione. Curata da Salvatore Settis, la mostra prende spunto dal Sarcofago Brenta–Torno (uno dei soli sette superstiti con raffigurazioni del mito di Meleagro) per indagare il perché di un “buco” di mille anni nella rappresentazione di un motivo iconografico, il “gesto della disperazione”.

Lo stesso storico dell’arte l’ha chiamato «un geroglifico del dolore». Bene: questo tema è scomparso dal repertorio degli artisti per un intero millennio, ovvero quel lunghissimo arco temporale che va dai sarcofagi romani a Nicola Pisano.
Ma da quando riappare, non viene più abbandonato: lo troviamo in una lunga sequela di artisti – studiati e messi a confronto da Aby Warburg che analizza, tra le altre, le forme di pathos – fino a Pablo Picasso. In mostra sono presenti copie espositive delle foto realizzate da Dora Maar per la serie Reportage sur l’evolution de Guernica a richiamare il capolavoro picassiano in cui è ben evidente il “gesto della disperazione”.
Lo troviamo anche nella coppa in argento con Semele morente e Il bagno di Dioniso, proveniente dalla Casa del Menandro a Pompei, pezzo pregevolissimo prestato dal MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Su un pannello di sala si legge: «L’iscrizione duecentesca sul rilievo frontale del sarcofago romano di Meleagro, esposto nella prima sala, suggerisce che esso possa aver già offerto ispirazione agli artisti del Medioevo, Il “gesto della disperazione” scompare infatti nel IlI secolo d.C. e riappare nel XIII secolo, con Nicola Pisano a Siena (1265-1268) e con Giotto a Padova e Assisi (ca. 1303-1310)».

Il visitatore deve aguzzare la vista per individuare l’iscrizione medievale incisa sullo scudo ai piedi del letto su cui giace Meleagro ormai cadavere. La scena è raffigurata sulla fronte del sarcofago in marmo realizzato attorno al 170-180 d.C. da una bottega romana, oggi conosciuto come Sarcofago Brenta-Torno. Le sue vicende collezionistiche sono raccontate in mostra e nel bel catalogo a corredo della mostra, con saggi molto interessanti, tra cui uno del filologo e antropologo Maurizio Bettini sulla disperazione delle Meleagiridi e uno proprio sull’iscrizione medievale, firmato da Giulia Ammannati.
Dal contributo intitolato Figure di violenza e d’orrore. Le molte vite di una formula iconografica di Maria Luisa Catoni (da noi intervistata quasi vent’anni fa – era il 2008 – in occasione della mostra La forza del bello. L’arte greca conquista l’Italia allestita al Palazzo Te di Mantova, da lei curata proprio con Settis) citiamo le parole conclusive, invitando i lettori ad approfittare degli ultimi giorni per visitare la mostra Storia di un gesto alla Fondazione Luigi Rovati e poi ad approfondire il tema sul prezioso catalogo: «In questa storia di riusi, manipolazioni e risemantizzazioni di un gesto, una costante accomuna tutti i contesti dei suoi usi e riusi: tutti mettono in scena morti fuori dall’ordinario per violenza e orrore, cui corrisponde un’intensità della disperazione altrettanto fuori dall’ordinario».
Saul Stucchi
Storia di un gesto
Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso
Informazioni sulla mostra
Dove
Fondazione Luigi RovatiCorso Venezia 52, Milano
Quando
Dal 13 maggio al 4 ottobre 2026Orari e prezzi
Orari: da mercoledì a domenica 10.00-19.00Ultimo ingresso ore 18.00
Biglietti: intero 16 €; ridotti 12/11/8 €