“L’ALIBI della domenica” è dedicato a un’interessante mostra a Vienna.
Al Kunsthistorisches Museum di Vienna si è chiusa domenica scorsa, 15 agosto, la mostra “Higher Powers. Of People, Gods and Forces of Nature”. Io ho fatto in tempo a visitarla il giorno prima della chiusura. Quelle che seguono sono alcune note più o meno sparse, piuttosto che una vera recensione.

Il percorso espositivo squadernava 89 pezzi tra dipinti, costumi, disegni, portafortuna, statuette e oggetti vari, selezionati dalle collezioni di tre musei: lo stesso KHM, il Theatermuseum e il Weltmuseum (il Museo Etnografico), tutti della capitale austriaca, con l’aggiunta di una manciata di pezzi prestati da collezionisti privati. Quattro le sale in cui si articolava, in altrettante sezioni:
- Forze della Natura
- Poteri terreni
- Stabilire un contatto
- Spazio per pensieri e commenti
Il percorso espositivo
Di epoche, provenienze e materiali i più disparati i pezzi esposti. Il percorso si apriva sul costume per il ruolo dell’elemento Aria nell’oratorio “Il lutto dell’universo” di Kaiser Leopold I (costume realizzato nel 1977) per chiudersi con la tela de “La festa di Venere” di Rubens, datata al 1636/7, un inno alla gioia che non sarebbe dispiaciuto a Lucrezio, che alla Aeneadum genetrix (Genitrice degli Eneadi) dedica alcuni tra i versi più celebri del suo De rerum natura.
L’ultima nota della mostra era volutamente dedicata alla vitalità, in segno di speranza. Come spiegavano i curatori nel testo pubblicato sul pannello introduttivo e sull’ottimo libretto di sala, disponibile in tedesco e in inglese, la mostra è stata pensata come riflessione sulle reazioni dei Viennesi alla pandemia da Covid.

Durante il lockdown del 2020 la città era ferma e vuote le sue strade, ma non completamente. I cittadini, infatti, iniziarono ad accendere candele e portare fiori e disegni alla Colonna della Peste (Pestsäule), fatta erigere da Leopoldo I (l’imperatore, non il compositore) nel centro del Graben come voto per la fine della peste del 1679. Il monumento è al centro dell’incisione di Gustav Adolf Müller, da Andreas Altomonte, intitolata “La processione della Corte dalla Hofburg alla Cattedrale di Santo Stefano”.
La playlist della mostra
Durante la visita ascoltavo sul mio smartphone, via Spotify, l’omonima playlist proposta a corredo dell’esposizione (è ancora disponibile), variegata quanto la mostra stessa: da “Like a Prayer” di Madonna a “Zuviel Hitze” di Falco, da “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones a “Spem in Alium” di Thomas Tallis cantata dal gruppo dei King’s Singers.
Peccato che la versione de “La mer” sia quella originale di Charles Trenet e non quella che io preferisco, interpretata nel 1976 da Julio Iglesias nel concerto all’Olympia di Parigi. È il brano che chiude il film “La talpa”, tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carré.
Tra le opere che più mi hanno colpito segnalo almeno il “Ritratto di Filippo Prospero, Principe delle Asturie” dipinto nel 1659 dal pittore di corte Diego Velázquez. Il bambino era a metà della sua brevissima vita: sarebbe morto ad appena quattro anni! A nulla gli sono valsi i portafortuna che gli facevano indossare i genitori, raffigurati nel ritratto.
E poi la macabra tela de “Gli interrogatori in carcere” di Alessandro Magnasco che mi riportava alla lettura quotidiana de “I promessi sposi” e allo spettacolo “La storia della colonna infame” di e con Stefano Braschi e Nicolò Valandro visto a metà luglio al Teatro Fontana di Milano.
E ancora il cosiddetto amuleto oroscopo di Wallenstein, associato per tradizione al comandante in capo dell’esercito imperiale durante la Guerra dei Trent’Anni (1618-1648). Le quattro lettere AGLA, riportate sia in alfabeto ebraico che in quello latino, stanno per “Attah gibor le’olam adonai”, ovvero “Tu, Signore, sei potente per sempre”.

L’accostamento dei pezzi era ben studiato. Faceva riflettere sul concetto di maestà e sulle manifestazioni del potere il vedere, uno accanto all’altra, il copricapo di una regina egizia del Nuovo Regno (XIX-XX dinastia) e la corona del principe di Transilvania István Bocskai, datata al 1605 circa. Ancora di più vedere riuniti sette “rosari” di diverse confessioni religiose.
Sotto il segno di Venere
Alcuni pezzi rimandavano a eventi particolarmente tragici, come la teca contenente pochi resti del Museu Nacional di Rio de Janeiro, completamente bruciato nella notte del 2 settembre 2018. In quell’edificio l’arciduchessa austriaca e prima imperatrice del Brasile Leopoldina aveva abitato dal 1817 al 1826, anno della sua morte.
Ma lì accanto, a stemperare il pathos drammatico e a bilanciare la vanitas delle cose umane con l’ironia, c’era appesa una t-shirt con la scritta “Eyjafjallajökull cancelled my flight”, con riferimento all’eruzione del vulcano islandese del 2010 che aveva provocato la chiusura di diversi aeroporti europei, per fortuna senza tragiche conseguenze.
Io sulle scarpe avevo ancora la polvere di Capo Tenaro, estremità della penisola greca del Mani, il punto più meridionale dell’Europa continentale, nonché uno degli ingressi dell’Ade, secondo gli antichi. Prima di intraprendere il cammino di una mezz’oretta che porta al faro si può ancora visitare quel che resta di un piccolo tempio dedicato a Poseidone. All’interno i turisti lasciano traccia del loro passaggio: chi una moneta, chi una candela, chi un oggetto più o meno simbolico. Io ho lasciato il mio biglietto da visita, nella speranza che lo trovi qualche persona curiosa più che il dio del mare.

Non ho invece lasciato un commento al termine della mostra sui Poteri Superiori. Mi sono limitato a leggere alcuni post-it compilati e appesi dagli altri visitatori. Anche qui la serietà si mescolava all’ironia. Sulla lavagna con la domanda “Cosa ti dà forza?” qualcuno ha disegnato una bambina in mezzo ai genitori, scrivendo come didascalia: “La mia famiglia e i miei amici”. Tantissimi i foglietti anche sulla lavagna “Cosa ti ha aiutato in un periodo particolarmente difficile?”, domanda alla quale in molti hanno risposto “la musica”, qualcuno specificando il nome del compositore preferito, da J.S. Bach a Robert Schumann.
Il post-it più ironico l’ha messo il visitatore (che sia stato un uomo è solo una mia illazione) che alla domanda “Che cosa significano per te i Poteri Superiori?” ha risposto con la sigla “MILF”, strappando un sorriso al sottoscritto e a chissà quanti altri, tra i quali probabilmente gli stessi Lucrezio e Rubens, ammiratori di Venere, con o senza pelliccia, per dirla con Leopold von Sacher-Masoch e Roman Polański.
Saul Stucchi
Didascalie:
- La prima sala della mostra
Foto di Daniel Auer
© KHM-Museumsverband - La Colonna della Peste a Vienna
Foto di Saul Stucchi - Amuleto oroscopo di Wallenstein
Germania meridionale, 1600/10 circa
Kunsthistorisches Museum Wien, Kunstkammer
© KHM-Museumsverband - Una bacheca con i commenti dei visitatori
Foto di Saul Stucchi
Higher Powers
Of People, Gods and Forces of Nature
Informazioni sulla mostra
Dove
Kunsthistorisches MuseumMaria-Theresien-Platz, Vienna
Quando
Dal 18 maggio al 15 agosto 2021Orari e prezzi
Orari: tutti i giorni 10.00 – 18.00Il giovedì fino alle 21.00
Biglietti: intero 18 €