La MicroMostra inaugurata chez nous sabato scorso, 7 marzo, ha un paio di particolarità (tralasciando il fatto che ne renda conto qui su ALIBI a una settimana di distanza). Per prima cosa viene subito dopo una MicroMostra Special Edition tutta famigliare, tanto nella scelta dell’opera esposta quanto nel momento conviviale successivo alla posa.
In secondo luogo e ancora più segnatamente, è avvenuta per la prima volta senza la presenza fisica dell’artista, con un lavoro che – peraltro – faceva già parte della nostra collezione permanente. (Lo dico tra parentesi con la speranza che il lettore percepisca l’ironia con cui scrivo queste parole: parlare di “collezione permanente” mi ha fatto sentire per una frazione di secondo Bernard Arnault…).
Mi riferisco al disegno di Ugo La Pietra intitolato A Brasileira, realizzato nel 2015 e da noi acquistato in quell’anno in occasione della mostra Barfly alla Galleria Nuages di Milano. Nell’ottobre del 2015 fui tra il pubblico presente all’incontro con l’artista e la gallerista Cristina Taverna e ne scrissi qui su ALIBI, pubblicando un’immagine del disegno.

Per i successivi dieci anni io e l’editora di ALIBI ammirammo il disegno appeso in casa – prima nel soggiorno, poi nel mio studio – con una punta di rammarico: l’assenza della firma dell’artista. Finché non mi sono deciso a chiedere a Cristina (uso il nome di battesimo perché ci conosciamo da allora, se non prima) di intercedere con La Pietra perché ci autografasse l’opera. Cosa che è effettivamente avvenuta nel periodo delle feste natalizie. Quando si è trattato di ritirare il disegno – che ora portava la firma in alto sotto il titolo – siamo stati informati che in realtà l’opera era già stata autografata al momento della realizzazione: sul lato posteriore. Avendola sempre vista incorniciata, non ce ne eravamo accorti!

Un mese fa – per la precisione lo scorso 13 febbraio – sono andato allo studio di Ugo La Pietra in zona Paolo Sarpi a Milano per scambiare due chiacchiere con l’artista a proposito di quest’opera (riprodotta, insieme a quelle di altri artisti che parteciparono alla mostra alla Galleria Nuages, nel catalogo a corredo: ovviamente senza la firma apposta recentemente e così infatti appare nell’articolo che pubblicai all’epoca).
Ho avuto fortuna a trovare l’artista perché un malinteso con la segretaria aveva generato lo slittamento dell’incontro ad altra data. Con molta cortesia La Pietra mi ha accompagnato nel suo laboratorio e, una volta accomodati a un grande tavolo ricoperto di lavori, tra cui ho riconosciuto un piatto in ceramica il cui gemello nel dicembre dell’anno scorso La Pietra ha donato al Museo della Ceramica di Montelupo Fiorentino, ha iniziato a raccontarmi del disegno.

È partito dalla citazione di Fernando Pessoa («Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere d’essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo») che ha posto sotto il disegno della statua dello scrittore che accoglie gli avventori (e milioni di turisti ogni anno) del Café A Brasileira di Lisbona.
Ho un forte legame sentimentale con quel monumento: Lisbona era sulla copertina dell’ultimo numero di Alibi per essere altrove, la rivista cartacea progenitrice di quella digitale che state leggendo, uscita in edicola quasi vent’anni fa, nel maggio del 2007. Un trafiletto del mio servizio sulla capitale portoghese era dedicato proprio al caffè storico, con tanto di foto della mia rivista (mia perché la dirigevo allora come oggi) sul tavolino accanto a Pessoa. Ecco perché avevamo deciso – noi che non avevamo mai acquistato un’opera d’arte in vita nostra – di comprare quel disegno.

La vita fa lunghi giri che a volte ci portano a tornare in luoghi o situazioni in cui siamo stati già. Ovviamente – vera l’osservazione di Eraclito – non siamo più gli stessi, noi e i luoghi o le situazioni, ma in qualche modo ci riconosciamo e proviamo una stretta al cuore.
È stata dunque una forte emozione per me chiacchierare con Ugo La Pietra di questa sua opera e poi far ascoltare agli ospiti convenuti ad assistere all’inaugurazione qualche minuto della nostra conversazione, mostrando loro le foto che ho scattato in quell’occasione nel suo laboratorio: le vedete pubblicate a corredo di quest’articolo.
Ero ammaliato dalla messe e varietà delle opere che ci circondavano – dipinti, disegni, ceramiche, piatti, oggetti e libri – ma sono rimasto colpito soprattutto dalla concentrazione con cui l’artista ha messo letteralmente nero su bianco la scaletta della presentazione che avrei dovuto tenere ai miei ospiti in occasione dell’inaugurazione.

Scrivendo con una Bic nera che poi ho messo in tasca credendo fosse la mia (per poi capire più tardi che non lo era, quando mi sono accorto di averne due!), La Pietra ha analizzato gli elementi relativi a questo disegno nel panorama della sua opera, partendo dalla sua pratica quotidiana del disegno – come diario quotidiano (al che ho sfoggiato una delle poche citazioni latine che conosco a memoria, ovvero quel Nulla die sine linea che Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia attribuisce al pittore Apelle) per arrivare al ruolo delle gallerie che si occupano di illustrazione, passando per la componente ironica di molti suoi lavori.
Quello schema mi è sembrato prezioso quasi quanto il disegno, così gli ho chiesto il permesso di tenerlo, a ricordo dell’incontro. La Pietra me la ceduto volentieri, aggiungendo come ulteriore regalo una copia del suo libro Il giardino delle delizie, pubblicato da Manfredi Edizioni nel 2024. Questa volta ho avuto l’accortezza di farglielo autografare subito.
Come sempre, la MicroMostra di ALIBI è visitabile su appuntamento.
Saul Stucchi