Può una sola battaglia cambiare il corso della storia? Certo che sì. Per menzionare solo alcuni dei casi più celebri possiamo ricordare che è successo con quella di Maratona, che John Stuart Mill considerava più importante, per la stessa storia inglese, della vittoria a Hastings. Con la battaglia di Waterloo del 1815 e con quella di Pavia del 1525. Mentre il Belgio si prepara a commemorare il bicentenario di Waterloo, Pavia gioca d’anticipo e rievoca l’epocale scontro che ebbe per teatro la città dieci anni prima del cinquecentenario. Al Castello Visconteo verrà inaugurata domani, infatti, la mostra Pavia, la battaglia, il futuro che si potrà visitare fino al prossimo 15 novembre.
È un’esposizione molto particolare. In primo luogo perché è costruita attorno a un unico pezzo: il settimo e ultimo arazzo della serie dedicata appunto alla battaglia che vide le schiere imperiali di Carlo V imporsi sulle armate francesi di Francesco I. Ma non vi paia poca cosa, perché è tutt’altro! Si tratta infatti di un magnifico manufatto che misura 435 x 789 cm (ovvero oltre 4 metri di altezza per quasi 8 di larghezza), realizzato come i “fratelli” su disegno di Bernard Van Orley per la manifattura bruxellese di Willem Van der Mojen pochissimi anni dopo la battaglia (1528-1530). Arriva in prestito dal Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli, dove sono rimasti gli altri sei. L’insieme è una fotografia, anzi un filmato, del breve (durò appena un paio di ore) ma decisivo scontro. Gli arazzi illustrano rispettivamente questi episodi:
1) La fanteria imperiale arriva a Mirabello
2) Francesco I guida l’attacco della gendarmeria francese
3) Sconfitta della cavalleria francese
4) Cattura di Francesco I
5) Fuga dei civili dal campo francese
6) Fuga dell’esercito francese
Sul settimo arazzo, quello esposto in mostra, è invece rappresentata la sortita delle truppe imperiali da Pavia, ben visibile nella parte alta della scena, mentre sul lato destro sono raffigurati gli Svizzeri che annegano nel Ticino. Per arrivare ad ammirare questo capolavoro bisogna però compiere un percorso didattico che prima rievoca gli antefatti della battaglia e poi ne mostra in dettaglio lo svolgimento, arazzo per arazzo, grazie a pannelli multimediali. I sei arazzi rimasti a Napoli, quindi, non solo sono “virtualmente” presenti a Pavia, ma soprattutto si possono “leggere” e comprendere nel modo più chiaro e godibile grazie alla riproduzione digitale. Ne emergono i personaggi principali, i momenti salienti, i particolari che a una visione d’insieme rischiano di passare inosservati, come le “didascalie” con cui sono indicati i protagonisti, le smorfie dei volti dei soldati, i dettagli delle armi, i movimenti dei cavalli…
Davvero “niente fu come prima”: la battaglia di Pavia segnò la fine di un tipo di guerra. Calò il sipario sul combattimento di epoca medievale, in cui gli aristocratici rimanevano (quasi) intoccabili dietro le loro armature di ferro. L’avvento delle armi da fuoco portò alla democratizzazione della guerra, annullando (con l’andare del tempo) il vantaggio della cavalleria sulla fanteria. L’aristocrazia francese subì una sconfitta tremenda e la cattura del re segnò il momento emblematicamente più drammatico della catastrofe. L’Italia entrava in un lunghissimo periodo di servaggio sotto il giogo straniero, ma questa è un’altra storia. A cui non si può non pensare senza ricordare il fulminante aforisma di Flaiano, secondo cui la peggiore dominazione subita dall’Italia è (stata) quella italiana.
Saul Stucchi
Su disegno di Bernard Van Orley
La sortita delle truppe imperiali da Pavia
Rotta degli svizzeri che annegano in gran numero nel Ticino
Manifattura di Bruxelles, Willem Van der Mojen (1528-1530)
Lana colorata tessuta e cucita, con cotone colorato
435 x 789 cm
Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte
PAVIA, LA BATTAGLIA, IL FUTURO
14 giugno – 15 novembre 2015
Castello Visconteo
Pavia
Orari: da martedì a domenica 10.00-18.00 (nel mese di agosto 10.00-13.30; 17.00-20.00)
Biglietto: intero 7 €; ridotto 5 €
Informazioni:
Tel. 0382.399770
www.labattagliadipavia.it